Piano Regionale di Gestione Integrata dei Rifiuti (PRGIR) UMBRIA – Documentazione

Le Regione Umbria ha dato avvio alla procedura di VAS con apposito avviso.

Di seguito atti, documenti e brevi commenti inerenti il nuovo piano dei rifiuti:
– DGR n. 1 del 5.1.2022 con cui la Regione Umbria definisce gli indirizzi della nuova strategia inerente la pianificazione della gestione dei rifiuti;
– DGR n. 2 del 5.1 2022 con cui la Regione Umbria definisce le modalità di utilizzo delle discariche in attesa del nuovo piano;
– AURI delibera n. 1 del 14.1.2022 con cui si definiscono i flussi di smaltimento dei rifiuti per il I semestre 2022;
– Mozione proposta dagli Amici della Terra alla Sindaca di Orvieto ed ai Consiglieri, trasmessa il 2.2.2022 e mai inserita nei lavori del Consiglio comunale;
– Diffida del Comitato Civico LEONIA trasmessa il 24.2.2022 a Regione, AURI e Comune di Orvieto per evitare lo smaltimento dei rifiuti come programmato dall’AURI e dalla Regione Umbria, nonché per invitare la Sindaca a convocare una seduta aperta del CC (proposte rimaste inevase e senza riscontro alcuno);
– DGR n. 600 del 15.6.2022 con cui la Regione Umbria ha preadottato il PRGIR (Piano Regionale di Gestione Integrata dei Rifiuti) composto da 7 allegati (Relazione generale, Rapporto ambientale, Sintesi non tecnica, Riferimenti normativi, Quadro conoscitivo, Rifiuti speciali e Piano di bonifica);
– Osservazioni presentate durante la fase di consultazione della VAS, di cui vengono allegate la n. 23 (ACEA), la n. 30 (Comitato LEONIA e la n. 35 (Amici della Terra), in quanto attinenti a Le Crete, mentre per la visione di tutte e 42 osservazioni si fa rinvio all’apposito link regionale https://filecloud.regione.umbria.it/index.php/s/piUSYwVbd1VqaBr;
– AURI delibera n. 32 del 28.6.2022 con cui vengono definiti i flussi di rifiuti da smaltire nelle discariche umbre nel II semestre (N.B. con il voto favorevole della Sindaca di Orvieto!);

A SEGUIRE LA DGR 1/2022 ED ALLEGATI

A SEGUIRE LA DGR 2/2022 ED ALLEGATI

A SEGUIRE LA DELIBERA AURI 1/2022 ED ALLEGATI

Dopo gli atti regionali (DGR 1 e 2) e dell’AURI (delibera 1) sopra riportati, gli Amici della Terra hanno incalzato il Comune di Orvieto sino a proporre uno schema di mozione inviato a Sindaca, Presidente del CC e Consiglieri, senza però che nessuno lo abbia proposto per la discussione in assemblea. Parimenti il Comitato Civico LEONIA ha diffidato Regione, AURI e Comune di Orvieto dal dare seguito agli atti suddetti, minacciando inoltre di coinvolgere la Corte dei Conti. Seguono mozione e diffida.

A SEGUIRE LA DGR 600/2022 ED ALLEGATI con cui si preadotta il PRGIR

Durante la fase di consultazione pubblica alla VAS del PRGIR, sono pervenute n. 42 osservazioni, scaricabili da apposito cloud regionale, di cui riportiamo di seguito quelle strettamente pertinenti alla discarica Le Crete di Orvieto. Da notare che per problemi di privacy le osservazioni sono state rese impersonali (o quasi), modalità su cui chiederemo delucidazioni. Si tratta della n. 23, probabilmente presentata da ACEA quale proprietaria e gestore della discarica, che tra l’altro tenta di agevolare l’ipotesi di apertura del III calanco proponendo una modifica al regime vincolistico dei boschi (da motivo escludente a motivo penalizzante); la n. 30 e la n. 35 sono rispettivamente del Comitato Civico LEONIA e degli Amici della Terra ed entrambe evidenziano la criticità della fase transitoria e la chiara volontà, anche non resa manifesta, di procedere all’ampliamento della discarica, oltre ad altre debolezze del piano.

Il Consiglio Direttivo dell’AURI, con delibera n. 32 del 28.6.2022, ha programmato i flussi di rifiuti da smaltire nelle varie discariche regionali (vedi allegato B); i dati in essa contenuti costituiscono i riferimenti chiari e completi circa i quantitativi e qualità di rifiuti da conferire nelle discariche per l’anno 2022. Si sfiorano le 200.000 t di rifiuti di cui circa un quarto di carattere speciale e, a questo passo, le discariche saranno riempite entro il 2024. La delibera è stata assunta con voto favorevole dei presenti, Sindaca Tardani compresa.

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Proposte degli Amici della Terra per un Piano dei rifiuti in Umbria efficace che riduca drasticamente l’uso delle discariche

Non toccherebbe a noi, che siamo un’associazione di volontari ambientalisti e non un partito, fare le proposte specifiche per uscire dall’emergenza rifiuti in Umbria. Ci esponiamo a fare una proposta puntuale perché sentiamo la responsabilità di contribuire a portare questa Regione, in breve tempo, ad allinearsi con le Regioni italiane più virtuose che significa, in pratica, avere conferimenti in discarica vicino allo zero, dotarsi di tutti gli impianti necessari per gestire secondo le migliori tecnologie i rifiuti prodotti e ottenere così bassi impatti ambientali.

Le decisioni annunciate dal Governo della Regione non portano affatto in questa direzione. Con il nuovo Piano Rifiuti, pur riconoscendo la necessità di impianti per il trattamento e lo smaltimento, la Giunta rifugge dalla responsabilità di operare le scelte necessarie e di avviare le soluzioni già oggi possibili. In concreto, si limita a riproporre l’ampliamento delle discariche (in particolare quella de Le Crete), proprio come le Giunte precedenti. Negli scenari di rinvio si legge una pavida rinuncia a sostenere le scelte nel necessario confronto con i cittadini dei territori interessati e la speranza, nei tempi lunghi, che a rispondere delle scelte finali sia qualcun altro. Anche questo atteggiamento accomuna l’esperienza dei diversi Governi che si sono succeduti e spiega il silenzio di tutte le forze politiche sulle proposte effettive per superare il problema delle discariche.  

La nostra proposta si basa sull’utilizzo del CSS umbro da parte delle cementerie di Gubbio e sull’utilizzo dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Terni anche per i rifiuti urbani. Noi pensiamo che si tratti dell’unica soluzione adeguata per il futuro e praticabile in tempi brevi. Siamo, tuttavia, pronti all’ascolto perché siamo coscienti che possano esserci elementi di cui non disponiamo. Ad esempio, siamo venuti a conoscenza solo in questi giorni che la Giunta regionale non ha autorizzato un progetto, presentato nel lontano 2014, dalla società Acea, di avvio a recupero energetico di una quota di rifiuti urbani nel termovalorizzatore di Maratta Bassa a causa dell’opposizione dei comuni di Terni e di Narni.

Rileviamo che non è stato avviato alcun confronto pubblico per consentire ai cittadini di farsi un’opinione consapevole basata su un’informazione corretta e che non è stata nemmeno tentata una negoziazione equa ed opportuna con le amministrazioni comunali coinvolte.

La questione è sempre la stessa: il tabù dell’incenerimento che, per ignoranza o disinformazione, le stesse forze politiche hanno contribuito ad alimentare in questi anni. Eppure, disponiamo ormai di tutte le condizioni per superarlo incluse le positive esperienze di territori vicini come le città dell’Emilia-Romagna (che spesso si prestano a risolvere le nostre stesse emergenze) o la città di Arezzo che vanta standard ambientali e di bilancio economico e funzionale invidiabili.

E tariffe basse per i cittadini.

Possibile che gli Amici della Terra siano i soli ad avere il coraggio del confronto? Eppure, che occorra evitare l’aumento dei conferimenti in discarica è chiaro anche ad una larga parte dei cittadini umbri che hanno capito che la raccolta differenziata è solo uno strumento e che i rifiuti si possono raccogliere in vari modi ma sempre da qualche parte bisogna trattarli.

Ricordiamo che i comuni dell’orvietano, anche grazie alle nostre posizioni responsabili, hanno accettato che la discarica del Le Crete esista per rispondere alle esigenze residuali del territorio umbro. Ciò non significa di certo che si rassegnino a sacrificare il proprio futuro per risolvere le emergenze rifiuti di tutta la regione.

Vogliamo una discussione trasparente e pubblica, convinti che solo così si possa aumentare la consapevolezza di tutti i cittadini umbri. La speranza è che il nostro contributo serva a far venir fuori proposte realistiche che possano risolvere il problema dell’elevato conferimento in discarica della regione che, lo ricordiamo, è la prima fonte di inquinamento e di emissioni climalteranti nel settore rifiuti.

Il 28 gennaio 2022 gli Amici della Terra Italia insieme al Club degli Amici della Terra Orvieto hanno promosso una conferenza stampa i cui contenuti si trovano in allegato e la registrazione a questo link: https://fb.watch/aPIoIUOesW/

Lettera all’onorevole Raffale Nevi

Caro Onorevole,

riconosciamo che lei ha affrontato la questione dei rifiuti e il ruolo delle discariche con concretezza e per questo le chiediamo maggiore chiarezza e impegno.

Sembrano passati secoli da quando come consigliere regionale di Forza Italia festeggiava in piazza della Repubblica, a Orvieto, la sua fresca nomina a Deputato della Repubblica nell’aprile 2018 manifestando al fianco degli Amici della Terra per scongiurare l’ennesimo ampliamento della discarica Le Crete sottolineando che “ci deve essere corrispondenza tra le promesse che si fanno in campagna elettorale e i fatti”. A indignarsi si fa sempre in tempo, chissà se questa sua breve intervista le rinfrescherà la memoria. A lei, Onorevole, che ha giurato sulla Costituzione, così come a tanti altri che con noi si sono sempre battuti contro una discarica da sempre considerata pattumiera dell’Umbria.

Verba volant, scripta – o intervista video – manent. Lo alleghiamo qui, questo breve estratto,

https://www.youtube.com/watch?v=-LbG16oh3RM&ab_channel=claudiogherardini, perché nessuno ci possa accusare di malafede. Era proprio lei a “ribadire il no categorico all’ampliamento della discarica. Non possiamo consentire – chiariva neanche tre anni fa –  che l’Umbria utilizzi ancora come unico metodo di smaltimento dei rifiuti la discarica di Orvieto”. E poi, per non far cadere gli annunci come semplici slogan quando a guidare la Regione c’era ancora il Pd della Marini, lanciava anche una proposta più che sensata: “Dobbiamo impostare lo smaltimento dei rifiuti come lo si imposta in tutti i paesi più sviluppati del mondo, come il Nord Europa, recuperando, riciclando, costruendo impianti che ci possano consentire di portare in discarica solo una parte residuale del rifiuto, utilizzando a scopi di business i rifiuti che oggi vanno in discarica”. Noi pensiamo che le sue non siano parole al vento ma è arrivato il momento di essere più chiari.

E allora come si può evitare di trasformare Orvieto in una pattumiera regionale?

La risposta non sta negli scenari indicati dalla Regione, a guida Forza Italia e Lega, ma in uno scenario a portata di mano che utilizza impianti già costruiti e funzionanti. Stiamo parlando dell’inceneritore di Terni che la Giunta Tesei dovrebbe spiegarci perché non ha ottenuto l’autorizzazione a bruciare rifiuti umbri mentre continua a bruciare rifiuti che provengono da fuori regione e delle cementerie di Gubbio che dovrebbero sostituire il carbone con CSS umbro. Con questi due impianti l’Umbria risolverebbe in circa due anni il problema dei rifiuti e soprattutto delle discariche.

Che ne dice Onorevole?

Il rinvio è la politica dei rifiuti del governo della regione Umbria a guida leghista

Si scrive ‘profilatura’ si legge ampliamento. Dopo anni di battaglie, cortei, manifestazioni, prese di posizione contro qualsiasi ulteriore aumento dell’estensione della discarica de Le Crete, il governo regionale a guida  Lega Umbra, Forza Italia e Fratelli d’Italia- che da sempre hanno sposato la battaglia contro la discarica orvietana – hanno mostrato il suo vero volto. E così, finite le feste con l’Epifania, gli umbri si ritrovano una calza piena di monnezza.

Dei tre scenari analizzati dal Comitato tecnico scientifico nominato un anno fa, ha prevalso lo scenario “del faremo”.  Faremo e costruiremo un nuovo inceneritore entro il 2030, con una capacità di circa 130mila tonnellate e faremo più raccolta differenziata e faremo più riciclo e, nel frattempo, per scongiurare l’emergenza che si protrae da anni, amplieremo le discariche di Belladanza, Borgogiglione e Le Crete. Una politica, questa del governo dell’Umbria, che rinvia i problemi nel futuro, una politica da furbetti.

”Dopo aver condotto per anni una campagna contro l’ipotesi di ampliamento della discarica Le Crete, tentata a più ripresa e comunque parzialmente varate dalle precedenti Giunte regionali, questo governo della regione Umbria ha deciso di fare esattamente il contrario di quanto sempre condannato. Una bella prova di coerenza senza dubbio. Cambiamo i governanti, ma ciò che rimane immutata è la concezione servile che si ha di Orvieto e dei suoi abitanti da parte di chi governa l’Umbria” afferma Taira Bocchino, presidente della sezione orvietana Amici della Terra. Saranno, come sempre, i cittadini, gli orvietani in particolare, a pagare il prezzo più alto di scelte scellerate che affondano le radici nella mancanza di visione politica che le giunte regionali precedenti, nonché quella attuale, hanno dimostrato.

Da mesi si celebra la bellezza di Orvieto e del suo territorio in servizi televisivi, immagini mozzafiato trasmesse in Italia e all’estero per attrarre flussi turistici e visitatori in tutti i periodi dell’anno. Dovremo dire anche questo, però, ai turisti che vengono a visitare la nostra città o agli stranieri che decidono di investire in questo territorio e di acquistare una casa. Orvieto è bellezza, storia, cultura e tradizione, ma è anche immondizia, rifiuti tal quali che provengono da tutta l’Umbria.

Il voltagabbana della politica locale – da sempre al nostro fianco nelle battaglie per scongiurare qualsiasi potenziamento della discarica – è inaccettabile. La sindaca di Orvieto Roberta Tardani era la consigliera d’opposizione che teneva con noi in mano gli striscioni a Perugia, qualche anno fa, davanti la sede del Consiglio regionale presieduto da Catiuscia Marini che si apprestava a varare l’ennesimo ampliamento, oggi scrive un comunicato così slavato che si fatica a capire quali azioni intraprenderà.  Così come con noi c’era sempre l’attuale consigliere di maggioranza Andrea Sacripanti, l’onorevole Luca Briziarelli, senatore della Lega, che ha sempre posto il problema dell’importanza dell’impiantistica in Parlamento dichiarando però che non serve un impianto di incenerimento in Umbria (non si è mai capito su quali dati basasse la sua analisi), il deputato Raffaele Nevi che ha supportato il gruppo di Forza Italia orvietano in campagna elettorale contro le scelte di ampliamento della discarica e non si comprende perché non proponga di bruciare i rifiuti umbri a Terni dove si bruciano rifiuti che provengono da altre regioni. Oggi vedere chi ieri era nelle prime file della protesta rimanere silente davanti a questo scempio per noi non è accettabile. Noi di sicuro non resteremo zitti.

È iniziato l’assalto al paesaggio di Orvieto

Siamo venuti a sapere ieri che è stato presentato un progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico a Borgo San Faustino. L’impianto coprirà 40 ettari di suolo agricolo di grande pregio paesaggistico con circa 75000 pannelli. Il progetto è stato presentato da una società srls di Frosinone con un capitale sociale di 1000 euro e l’impianto avrà un costo di 20 milioni di euro.

Il procedimento autorizzativo è iniziato a ottobre e i termini per presentare osservazioni da parte dei cittadini e associazioni è scaduto il 30 gennaio. Ma il comune sapeva di questo progetto già da ottobre e non ha fatto nulla per far circolare la notizia che infatti era sfuggita anche a noi. Ora il comune parteciperà alla prima conferenza di servizi per la valutazione di impatto ambientale (VIA). Non sappiamo nemmeno che parere esprimerà non avendo consultato in nessun modo i cittadini in barba alla trasparenza e alla partecipazione.

Adesso va di moda chiamarlo agrivoltaico, ma di agri c’è molto poco. Anzi, c’è una massiccia sottrazione di suolo agricolo alle colture e di paesaggio a tutti i residenti e a tutti coloro che potrebbero continuare ad incrementare il proprio reddito con il turismo.  Con l’accordo dell’azienda agricola a cui evidentemente è stato fatto capire che potrà guadagnare molto di più che non con le colture.

Si apre una stagione in cui il territorio e il paesaggio di Orvieto, come altri di particolare pregio in Italia, saranno sotto attacco da parte di una speculazione mascherata da benefattrice dell’ambiente.

Sul sito della regione si può scaricare il progetto https://owncloud.regione.umbria.it/owncloud/index.php/s/Hvh7CRi2L1otLBe?path=%2F2%20VIA

Taira Bocchino – Presidente Amici della Terra Orvieto

Il Sindaco governa o mette i timbri sulla posta?

Il comune di Orvieto ha ricevuto una richiesta di autorizzazione ad un impianto di recupero rifiuti, richiesta che ha tenuto segreta alla città e solo dopo che il progetto ha iniziato il suo percorso di autorizzazione in Regione il Sindaco ha convocato la Giunta comunale. È un esempio di malgoverno che gli Amici della Terra hanno deciso di denunciare scrivendo il comunicato che segue.  

Abbiamo saputo, cinque minuti prima della votazione di una delibera importante, che il Comune di Orvieto ha ricevuto una richiesta per l’autorizzazione ad un impianto di recupero rifiuti in località Ponte Giulio. Probabilmente, il Sindaco non l’ha ricevuta da soli tre giorni ma l’ha tenuta segreta fino ad ora.  E ora, dalla delibera, non si capiscono le intenzioni della Giunta. Infatti, si esprime una posizione contraria ma si piagnucolano richieste e lamentele come se si desse per scontato che, comunque, l’impianto sarà realizzato.

Un buon governo del territorio richiede invece che i temi importanti vengano messi a conoscenza della popolazione e discussi, altrimenti non ci si può meravigliare se poi la gente si incazza. Il Comune può avere un ruolo importante sui rifiuti: abbiamo la più grande discarica regionale che potrebbe allargarsi ancora (come la Regione tenta di imporre da sempre) o limitare il proprio esercizio in modo residuale (come i cittadini chiedono da tanti anni). Il Comune ha la possibilità, anche attraverso questa nuova richiesta, di trattare con la Regione, di avere voce in capitolo sul prossimo piano regionale dei rifiuti.

Ma per fare questo, il Sindaco dovrebbe proporre e discutere una propria visione. Dovrebbe spiegare in che modo e in quale parte del ciclo dei rifiuti pensa di impegnare il Comune di Orvieto, dedicando quali territori, con quale viabilità. Dovrebbe chiarire con la Regione, in vista del nuovo Piano, quale sarà il ciclo dei rifiuti e, se si produce CSS (come quello previsto in questo impianto di cui si richiede l’autorizzazione), in quali impianti si pensa poi di utilizzarlo. Questi sono tutti elementi su cui il Sindaco potrebbe esercitare il proprio ruolo a nome dei cittadini di Orvieto e, persino, trattare con gli imprenditori le localizzazioni più opportune.   

Questo fa la differenza fra la trasparenza e i comportamenti oscuri, fra la partecipazione civica e le decisioni arbitrarie e calate dall’alto, fra prendere le decisioni o subirle.

Insomma, per decidere il futuro del territorio di Orvieto serve un Sindaco, una Giunta e un Consiglio Comunale. Per mettere il bollo tondo sulle decisioni di altri, è sufficiente l’ufficio postale.

Monica Tommasi – Presidente Amici della Terra Italia

Taira Bocchino – Presidente Amici della Terra club Orvieto

Delibera Auri e Scenari esaurimento discariche umbre

l’11 giugno 2020 è uscita una delibera del Consiglio direttivo dell’Auri in cui si approva un documento istruttorio “Scenari di possibile esaurimento della volumetria disponibile nelle discariche umbre” che si allega insieme alla delibera. Sostanzialmente si valuta un solo “Scenario Regionalizzato” in cui la discarica di Orvieto diventa la discarica umbra e si esaurirà entro il 2025. La sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, era presente, sapeva tutto e non ha detto niente. Questo per noi è un fatto gravissimo.

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Discarica, Monica Tommasi replica a Germani: “Altro che chiusura del ciclo, siamo ancora alla politica dei butti”

Gli Amici della terra Italia e gli Amici della Terra di Orvieto replicano alle affermazioni del sindaco Giuseppe Germani riportate nel comunicato stampa del Comune. 

Di seguito la replica di Amici della Terra:

Le opinioni possono essere molte ma i fatti sono incontrovertibili:

1. Il sindaco di Orvieto afferma in un comunicato di «non aver dato, né di aver potuto dare nessun assenso ad un progetto che allora nemmeno conosceva». I documenti formali dicono tutt’altro. Sia il verbale di una riunione del 20 settembre 2017 (ACEA VERBALE RIUNIONE )tra il sindaco di Orvieto, Acea, la Regione e l’Auri, sia la delibera della Giunta regionale 1229 (Delibera 1229) riportano quanto segue: «il Comune di Orvieto ritiene accoglibile la proposta di modifica progettuale illustrata da Acea ritenendo tale soluzione migliorativa sia sotto il profilo paesaggistico che ambientale». Inoltre il sindaco dichiara di «ritenere che il dimensionamento e l’ottimizzazione del progetto, così come prospettato da Acea s.r.l., risulti compatibile anche con le iniziative attualmente avviate insieme ad Auri». O il sindaco non ha compreso ciò che ha dichiarato di ritenere accoglibile oppure fa finta di non comprenderlo. C’è un difetto o di buona fede o di comprensione. Rinnoviamo a lui e ai consiglieri comunali l’invito a esprimere il proprio parere.

2. Il Comune, quindi, rivede il proprio giudizio in contrasto con l’impegno dato dal Consiglio comunale un anno fa. Il sindaco dà il proprio assenso a riaprire le procedure di VIA e ora si appresta a chiedere una nuova delibera al Consiglio. Ma il Consiglio gliel’aveva già data. La delibera 107 del 2014, all’unanimità, “impegna il Signor Sindaco e la Giunta a porre in atto tutte le misure ed atti che si renderanno necessari a scongiurare ogni e qualsiasi ulteriore ipotesi di ampliamento della discarica esistente in località Le Crete, ovviamente incluso il cosiddetto “terzo calanco” . La delibera negava la possibilità di aprire questa procedura.

3. Non esiste alcun nuovo Piano regionale dei rifiuti. Quello che c’è prevede l’ampliamento delle discariche e, come è ormai chiaro, non costituisce nessun argine all’emergenza.

4. Se l’ampliamento delle discariche «rappresenta l’occasione per andare ad una nuova programmazione regionale» siamo proprio messi male! Altro che economia circolare, altro che chiusura del ciclo, siamo ancora alla politica dei “butti”.

Progetto di sopraelevazione della discarica di Orvieto: DA BOCCIARE!

Roma 7 gennaio 2018 – Alla vigilia di Natale scadevano le osservazioni del pubblico per il progetto di sopraelevazione della discarica di Orvieto. Questa prassi della Regione dell’Umbria di far scadere le opposizioni a progetti rilevanti per il futuro delle comunità locali o a ferragosto o a Natale è, da molti anni, motivo di critica da parte degli Amici della Terra perché si tratta di un modo subdolo per scoraggiare la partecipazione di un ampio pubblico. Ma spieghiamo perché questo progetto è da bocciare.

In Umbria, il governo della Regione, continua a basarsi su un Piano regionale dei rifiuti del 2009 che, furbescamente, fissò al 65% gli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungersi nel 2012 e ne fece discendere che la quota del 35% dei rifiuti residui potesse essere trattata e smaltita in discarica, evitando così la necessaria dotazione impiantistica industriale, compresi gli inceneritori.

In quasi 10 anni la raccolta differenziata ha raggiunto a malapena il 60%, con una qualità così scadente che in discarica si continua a portare oltre il 50% dei rifiuti e, di conseguenza, tutte le discariche umbre, che sono l’unico sistema di smaltimento dei rifiuti, si sono esaurite anticipatamente. Gli scenari del Piano al 2026 erano già impressionanti: contro le normative europee ed italiane, prevedevano ampliamenti delle discariche fuori misura. Per la discarica di Orvieto, infatti, era previsto un ampliamento con il nono e il decimo gradone che sarebbe dovuto durare fino al 2026 e poi l’apertura di una terza, immensa, discarica.

Ma il rifiuto e l’incapacità della Regione di occuparsi della gestione appropriata e sostenibile dei rifiuti hanno portato all’esaurimento delle Crete nel 2018, ben prima del 2026. Stessa sorte è toccata alle altre discariche umbre. L’emergenza nasce da questo. E ora che siamo dentro l’emergenza rifiuti, la Regione, appoggia un nuovo progetto che va oltre l’ampliamento: si tratta di un “adeguamento morfologico”. Per i cittadini poco esperti si può chiamare sopraelevazione, praticamente si tratta di costruire una discarica sopra l’attuale discarica.

Questo progetto è da bocciare perché non si può agevolare una Regione incapace di gestire secondo le norme i propri rifiuti.  

Il primo progetto di sopraelevazione presentato nel 2014 prevedeva la costruzione del 9 gradone bis e del 10° con scavi e sbancamenti delle pendici per un volume lordo complessivo pari a 1.478.032 metri cubi. Il progetto fu bocciato politicamente dal consiglio comunale di Orvieto e soprattutto ebbe il parere negativo della Soprintendenza che non si limitò a respingere l’intero progetto, ma precisò che si trattava di un parere “non superabile con modifiche o alterazioni o attenuazioni o mitigazioni di quanto proposto, ma con la sola rinuncia all’intervento.”

Secondo il nuovo progetto di rimodulazione presentato a ottobre, verranno costruiti sempre il 9° gradone bis e il 10° ma, in maniera furbetta, per un volume lordo un pochino più ridotto, pari a 1.087.842 metri cubi. In altre parole, è come se ridurre la colmata di circa due metri nella parte sommitale e, conseguentemente, la pendenza del nuovo ammasso di immondizia, possa superare le problematiche poste dalla Soprintendenza con il parere negativo del 2015. Nel parere negativo del Soprintendente, l’obiettivo della tutela riguardava il profilo delle colline, e in particolare la lama della sommità del contesto calanchivo che non può essere ridotto ad un indifferenziato ammasso di rifiuti.

E’ per questo motivo che il progetto deve essere bocciato, quale unica possibilità per la tutela della sommità dei crinali.

Siamo certi che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dell’Umbria non vorrà smentire la sostanza del parere della Sovrintendenza dell’Umbria del 2015 e facciamo un appello in questo senso.

Ciò che è incredibile è l’atteggiamento del Comune di Orvieto che nel novembre 2014, con votazione unanime favorevole, aveva approvato una delibera, la n. 107, che impegnava il sindaco Germani e la Giunta “a scongiurare ogni e qualsiasi ulteriore ipotesi di ampliamento della discarica esistente in località Le Crete, ovviamente incluso il cosiddetto terzo calanco” mentre, a settembre 2017, lo stesso sindaco partecipa autonomamente alle trattative con la Regione Umbria ritenendo che “il ridimensionamento e l’ottimizzazione del progetto, così come prospettato da Acea s.r.l., risulti compatibile anche con le iniziative attualmente avviate insieme ad AURI”.

Ci aspettiamo che il sindaco Germani e la Giunta rammentino la deliberazione n. 107 dove fu anche scritto che “il Comune di Orvieto vuole risolvere in maniera moderna ed ambientalmente compatibile il problema dei rifiuti nel suo Comprensorio, al fine di ottemperare alle normative europee attuali ed essere in linea con quelle già prospettate per il prossimo futuro”.

Questo, signor Sindaco e spettabile Giunta, significa una sola cosa: bocciare questo progetto!

Monica Tommasi presidente Amici della Terra Italia

Taira Bocchino presidente Amici della Terra Orvieto

Ampliamento della discarica: guai chi voterà a favore

Condividiamo qui (https://adtorvieto.files.wordpress.com/…/amici-della-terra-…) il testo della nostra istanza, rappesentati dall’avv. Valeria Passeri, al sindaco di Orvieto, agli assessori e ai consiglieri comunali che saranno chiamati in una seduta del consiglio di inizio anno nuovo a esprimere il proprio voto sul progetto di Acea di cosidetto “rimodulamento” (sic!) della capacità netta della discarica “Le Crete”.
Tale “rimodulamento” non può essere, numeri e dati alla mano, in nessun modo considerato emendativo di un progetto già bocciato dalla Soprintendenza regionale e sul quale questo stesso consiglio comunale si è già espresso negativamente.
Ogni diversa decisione il consiglio dovesse assumere ci indurrà a ricorrere, nelle sedi ritenute più opportune, a tutela del nostro interesse statutario, salva ogni conseguente responsabilità politica, civile e giuridica.

Il sindaco Germani asseconda la Regione e trasforma in un “butto” il territorio di Orvieto

Orvieto, 12 novembre 2017 – Neanche un mese fa, in un articolo uscito su molte testate, spiegavamo perché siamo in emergenza rifiuti: la Regione, dal 2009, non ha voluto rivedere il vecchio Piano, basato solo sulle discariche e non ha pensato di dover allineare l’Umbria agli standard di raccolta, di riciclo e di recupero energetico di regioni avanzate come l’Emilia Romagna o la Lombardia. I nostri amministratori regionali, infatti,  non pensano che il problema da risolvere sia quello delle discariche nei territori come Orvieto, invasi da anni da rifiuti da ogni dove, o quello del possibile inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria provocato dalle discariche. In modo del tutto ipocrita, pensano di continuare ad ampliare le discariche e, contro ogni etica, di portare i propri rifiuti in altre regioni. L’emergenza nasce da qui. Dal rifiuto (o dall’incapacità) della Regione di occuparsi della gestione appropriata e sostenibile dei rifiuti.

E il sindaco Germani, in accordo con la sua Giunta di giovani compiacenti cosa fa?

Fa un intesa, cioè un accordo, con la Regione e l’Acea per ampliare la discarica di Orvieto. Un ampliamento un po’ minore rispetto al precedente progetto, ma pur sempre un accordo per l’ampliamento che, fino ad ora, non c’era stato. Un accordo che, in cambio, “risulti compatibile”. Ma compatibile con cosa? Con l’AURI, afferma il sindaco Germani, cioè con  l’autorità umbra dei rifiuti, formata dai sindaci della regione. Insomma, i sindaci dell’Umbria sono d’accordo ad ampliare la discarica di Orvieto. Però! Dev’essere stata proprio una gran fatica ottenere l’accordo degli altri Comuni a spese del proprio.

Tutto questo è successo nel mese di settembre. Ma questa amministrazione non ce la fa ad essere trasparente e la notizia è stata data ai cittadini di Orvieto solo nei giorni scorsi, a cose fatte. Dal verbale allegato (ACEA VERBALE RIUNIONE) alla delibera 1229 della regione Umbria del settembre scorso, che trovate al seguente link: Delibera 1229 , e che il sindaco Germani ha pensato bene di non rendere pubblico, si scopre la verità:

  •   il sindaco Germani ha fatto un accordo con la Regione e con l’Acea in cui si afferma che  il Comune di Orvieto ritiene che il ridimensionamento e l’ottimizzazione del progetto di ampliamento della discarica vada bene;
  •  il Comune di Orvieto accoglie la proposta della modifica progettuale illustrata da Acea, ritenendo tale soluzione migliorativa sia sotto il profilo paesaggistico che ambientale.

Il sindaco Germani avrebbe avuto un’occasione unica per mettere la regione Umbria, finalmente, di fronte alle sue responsabilità. Invece no, non ha avuto il coraggio di cambiare le cose, si è piegato agli interessi ciechi della Regione che vede Orvieto unicamente come discarica strategica per l’Umbria. Non si capisce quali interessi stia perseguendo e le sue dichiarazioni sugli organi di stampa sono confuse o non veritiere.

Orvieto sta vivendo un grande declino, di cui ormai molti cittadini sono consapevoli, e avrebbe bisogno di una classe dirigente che si sforzi di trovare vocazioni “alternative”. La rotta, tracciata più di venti anni fa da sindaci che pensavano che le discariche fossero un business, va cambiata. Questa città, per la sua storia e per la sua bellezza, non può diventare crocevia dei rifiuti di tutte le Regioni inadempienti come vorrebbe questa amministrazione che ha già autorizzato un impianto di trattamento dei rifiuti organici che porterà 80.000 tonnellate all’anno di rifiuti da Roma e dal Mezzogiorno e che, ora,  vuole autorizzare l’ampliamento della discarica.

Ci auguriamo che il Consiglio Comunale abbia un sussulto di dignità, che bocci questa prospettiva e che costringa il Sindaco a tornare sui propri passi.  Per questo occorre che sia convocato con un urgenza, in tempi utili. E non, come il Sindaco vorrebbe, il 20 dicembre subito prima del cenone di Natale.

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Comune di Orvieto e degli Amici della Terra Orvieto – No al terzo calanco

Oggi è una giornata importante, il Consiglio di Stato mette la parola fine al terzo calanco della discarica le Crete di Orvieto.

Il terzo calanco non sarà né ora né mai sede di una nuova discarica.
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Comune di Orvieto e degli Amici della Terra Orvieto, questa è la sentenza: https://drive.google.com/…/0B1SRmjK9_Uj8bEs5MmdkOUl6a…/view…

Tutto il lavoro svolto dall’associazione in questi anni ha dato i suoi frutti.
L’associazione Amici della Terra club di Orvieto intende ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto, che hanno contribuito con le loro conoscenze e idee a questa giusta causa.

Grazie a tutti
Adt  Orvieto

Intervento degli Amici della Terra al Consiglio comunale del 6 febbraio 2017

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Orvieto, 6 febbraio 2017 – Consiglio Comunale “aperto” sulla gestione del ciclo dei rifiuti.

Gli Amici della Terra sono intervenuti con la presidente nazionale Monica Tommasi perchè l’Umbria rappresenta un esempio emblematico di mala gestione dei rifiuti. Nella classifica a livello nazionale la regione Umbria si trova agli ultimi posti perché si affida maggiormente alle discariche e all’esportazione dei rifiuti. La Regione in questi anni non si è dotata di impianti e di processi industriali adeguati a gestire i rifiuti secondo standard in linea con quelli dei paesi europei più avanzati, ha affrontato il problema dei rifiuti partendo dalla parte più difficile e costosa, quella dell’organizzazione civica delle famiglie, anziché da quella strutturale degli impianti industriali di trattamento e di smaltimento. La raccolta differenziata è uno strumento. Se a valle di questa non c’è un sistema industriale di trattamento, il rifiuto rimane e non viene riciclato o riusato. Dotarsi di impianti significa dimensionarli in base alla quantità di rifiuti prodotti ma anche spingere la differenziata in base alle richieste degli impianti. Al Consiglio aperto abbiamo cercato di mantenere separati due problematiche diverse:

• la discarica (secondo e terzo calanco),
• il progetto di impianto di trattamento dell’organico che Acea vuole costruire sulla cresta del calanco.

Per quanto riguarda l’ampliamento del secondo calanco l’assessore Cecchini ha dichiarato che, se il territorio e l’Amministrazione comunale non vogliono l’ampliamento, la Regione non si porrà contro il volere del Comune. Per la costruzione di una terza discarica nel calanco adiacente, l’assessore ha dichiarato che non si farà perchè non è prevista dalla pianificazione regionale. Purtroppo l’assessore è stata evasiva sulla questione dell’impianto di trattamento dell’organico. Noi siamo contrarissimi, non all’impianto in sé, quanto al fatto che l’impianto in progetto non serve perchè quello costruito a Terni è in grado di accogliere e trattare tutti i rifiuti organici della provincia di Terni. A chi serve allora l’impianto di Acea? A trattare i rifiuti di Roma o di altre regioni. Noi crediamo che i rifiuti di Roma devono rimanere a Roma, non si può chiedere ancora alla città di Orvieto di farsene carico.
Chi vuole approfondire trova l’intervento nel file interventoadtconsiglio06-02-17

Intervento alla Commissione Parlamentare di inchiesta sui rifiuti del 26/02/2016

discarica800Il 26 febbraio 2016 abbiamo esposto alcune  valutazioni e osservazioni sulla gestione del ciclo dei rifiuti nel nostro territorio di fronte alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Abbiamo riportato l’attenzione sugli enti e in particolare sulla bontà della programmazione della Regione Umbria nell’ambito della gestione dei rifiuti. Gli enti non stanno facendo molto e ci si sta adagiando sul fatto che la discarica è ad Orvieto. In particolare la Regione Umbria ha costruito un Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) basato solo sulle discariche. Si è sentita in diritto di esaurire quasi tutte le proprie discariche in pochi anni e di poterle ampliare, in particolare questa di Orvieto che è, a tutt’oggi, definita strategica per le emergenze a livello regionale, perché non riesce a chiudere il ciclo dei propri rifiuti urbani. Di recente si è opposta al decreto del Governo sugli inceneritori e quindi alle direttive europee dichiarando di aumentare un poco la raccolta differenziata e di voler esportare i propri rifiuti in altre regioni italiane presso gli inceneritori degli altri. Riteniamo che questo sia un atteggiamento di grande irresponsabilità della Regione Umbria e molto rischioso per possibili attività illecite poiché tutto ruota intorno a dei buchi da riempire.

Intervento AdT Commissione

Allegato al documento

Sulla chiusura del ciclo dei rifiuti: esiste la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti in Umbria non ampliando il sistema delle discariche

logo-comieco-news_151503Si torna a parlare di chiusura del ciclo dei rifiuti, tutti consapevoli che il ciclo in Umbria non è mai stato chiuso: la discarica “Le Crete” ne è la testimonianza!

Come si fa? Si parte dal mondo delle “buone pratiche” e da un solido riferimento alle indicazioni delle leggi vigenti, non c’è niente da inventare, siamo in un mondo che offre esempi e che è in continua evoluzione.

Dovremmo dunque conoscere tutti, e inispecie i nostri amministratori e il personale competente della PA, che esiste l’art  179 del T.U dell’ambiente. Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, con la sua nota gerarchia:

  1. a) prevenzione;
  2. b) preparazione per il riutilizzo;
  3. c) riciclaggio;
  4. d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
  5. e) smaltimento.

In questi anni abbiamo fatto proposte, progetti, abbiamo accompagnato amministratori dei vari Enti competenti in giro per l’Italia a vedere realtà virtuose nel ciclo dei rifiuti, ma niente, tutta la progettazione, dal Piano Regionale dei Rifiuti al Piano d’Ambito, si è preoccupata essenzialmente del raggiungimento degli obiettivi economici e finanziari, con costi e quindi tasse per il cittadino al disopra degli importi medi nazionali invece di valorizzare e affrontare il tema del riciclo, con gli sprechi che ne derivano.

Dobbiamo avere perfettamente chiaro, non ci possiamo prendere in giro e non può essere presa in giro la cittadinanza (che paga silenziosa tutto, almeno per ora) che il mantenimento della attuale insostenibile politica dei rifiuti ad ogni livello, e i contratti che da questa politica sono derivati e sottoscritti inopinatamente da tutte le amministrazioni senza tenere conto dell’interesse generale, rendono necessaria e insostituibile la discarica.

Pertanto, se c’è una nuova consapevolezza della gravità della situazione, anche determinata da una fine probabile della discarica di Orvieto entro i 3-4 anni, e si vuole operare finalmente un cambio di passo nella gestione dei rifiuti in Umbria, aldilà delle parole o delle promesse, ci sembra che non si possa essere elusivi su una svolta radicale che debba prevedere:

  1. aggiornamento/riformulazione del Piano Regionale dei rifiuti che deve prevedere almeno le seguenti condizioni:
  2. escludere la termovalorizzazione o similare solo previa esclusione della discarica quale assetto portante. Questa potrà soddisfare unicamente le residualità una volta rispettate le condizioni di cui all’art. 179 del T.U. ambiente; che significa, per intendersi, che in discarica non può finire più del 3/5 % del rifiuto prodotto complessivamente;
  3. riparametrazione degli obiettivi sulla base dei risultati relativi al recupero, riutilizzo, riciclo di qualità, e conseguente immediata applicazione della Tariffa Puntuale;
  4. di conseguenza procedere con la pianificazione di tutte le misure a ciò finalizzate, a partire dalla infrastrutturazione industriale e funzionale;
  5. presa in carico delle condizioni di salvaguardia per la sicurezza dei siti già utilizzati per le discariche e la tutela della salute pubblica;
  6. riformulazione da parte dell’Auri dei piani di gestione, annullamento dei contratti in essere, da sostituire sulla base del nuovo Piano regionale, in conformità con le clausole già contemplate dagli stessi contratti.

Le bugie della responsabile del Movimento a 5 stelle di Orvieto

Pinocchio_2394224cSi accanisce contro gli Amici della Terra di Orvieto calunniando l’associazione e riportando notizie false, la responsabile del Movimento a 5 stelle della nostra città. Attenzione signora Lucia Vergaglia: ” a chi dice bugie gli cresce il naso lungo come a Pinocchio”! Le frottole e le menzogne sono come un boomerang, ben presto perderà la stima di chi ancora le dà retta. Le cose che ha scritto sul suo blog tutti le conoscono bene tranne lei che non si è neanche accorta che la notizia risale ad un anno fa, che c’è stato un articolo sul Corriere della Sera a settembre dell’anno scorso. I motivi della rottura con la rete internazionale dei Friends of the Earth li abbiamo spiegati a luglio 2014 e li trova a questo link http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/601. Se li legga e sia più attenta se vuole fare politica!
Quello che invece è importante è che noi abbiamo fatto e facciamo a Orvieto difesa del territorio. Il nostro impegno in questa città risale al 2008 quando lei non esisteva, abbiamo fatto crescere una coscienza ambientalista, fino ad allora sconosciuta, con un approccio non ideologico, entrando nel merito delle cose, studiando molto i problemi di cui ci siamo occupati, dicendo alla gente la verità. Lei invece racconta frottole agli orvietani e lo dimostra ad esempio il fatto che le sue risposte e del movimento ad un problema molto sentito come quello dei rifiuti sono le discariche. (vedi Discarica è bella se è a 5 stelle) . Non è credibile.

ASSESSORI M5S E RIFIUTI: Discarica è bella se è a 5 stelle

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di Beniamino Bonardi

E’ facile proclamare Rifiuti Zero, cioè 100% di raccolta differenziata, 100% di riciclaggio e riuso, Zero inceneritori e Zero discariche. Poi, nella realtà capita quel che è successo a Livorno, governata dal M5S, dove l’assessore grillino all’ambiente, Giovanni Gordiani, ha detto in Consiglio comunale: “Bisogna decidere adesso se puntare sul conferimento in discarica o sull’incenerimento per smaltire il residuo dei rifiuti che non sono utili per il riciclo e riuso. Io preferisco una bella discarica, ma fatta con i criteri giusti, si chiama discarica controllata proprio per questo”

Quindi, alla faccia di tutte le politiche responsabili sui rifiuti, che escludono il ricorso alla discarica, l’assessore grillino preferisce questa soluzione, perché se la fa lui è “bella” e “controllata”

Comunque, oltre alla discarica, continuerà a funzionare anche l’inceneritore, anche se non sarà ampliato. Ma anche qui, niente paura. Per il M5S gli inceneritori provocano tutti epidemie di tumori, ma quello che funziona sotto la responsabilità dell’assessore grillino no, perché lui controllerà che “sia efficiente e non inquinante”. Quindi, è possibile l’inceneritore senza tumori. Comunque è meglio una bella discarica. In ogni caso, per lui “non c’è da demonizzare né l’uno, né l’altra”.

E la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso? L’assessore grillino è saggio e prudente, lui mica si fa prendere per i fondelli dai facili proclami dei pentastellati. A lui, i dati sulla raccolta differenziata non dicono niente, sono “specchietti per le allodole”, lui vuol vedere quanto di quel che viene raccolto in modo differenziato viene effettivamente riciclato, “per capire se conviene procedere velocemente con il porta a porta spinto. Non voglio fare salti nel buio, che ricadranno alla fine sulle tasche dei cittadini”.

La storia è raccontata dall’edizione di Livorno de La Nazione del 29 settembre e sul sito del Comune è possibile vedere la registrazione della seduta del Consiglio comunale del giorno precedente.

Certificati Bianchi uno Strumento per l’Efficienza Energetica

Roma, giovedì 1 ottobre 2015 – Palazzo dell’Informazione, Piazza Mastai

I certificati biansavethedate1024chi (o Titoli di Efficienza Energetica, TEE) rappresentano un caso di eccellenza della politica energetico-ambientale italiana, adottato anche in Europa come riferimento per le politiche di promozione dell’efficienza energetica. Dopo un decennio di esperienza di avanguardia, la scadenza di aggiornamento e revisione di questo strumento, prevista dalla legge attraverso l’emanazione di nuove linee guida per il suo funzionamento, costituisce una tappa strategica per il raggiungimento degli obiettivi 2020 e 2030 di politica energetico ambientale e per l’attuazione delle direttive per la promozione dell’efficienza energetica.

Per rinnovare il successo dei certificati bianchi occorre innanzitutto essere consapevoli della loro efficacia valutando il rapporto fra gli investimenti e i risultati e confrontandoli con quelli degli altri strumenti di politica energetico climatica adottati negli stessi anni. Occorre inoltre che siano adeguatamente valutate le opportunità offerte da questo strumento nel creare sinergie con le politiche economiche e industriali e con gli investimenti per rilanciare la competitività del Paese.

Il loro aggiornamento deve essere collocato nel processo di evoluzione delle politiche che prevede anche il rafforzamento di strumenti come le diagnosi energetiche, la qualificazione dei soggetti specializzati (Esco, Ege), i sistemi di misura dei consumi energetici, le informazioni agli utenti, la contrattualistica mirata (EPC).

Devono essere esaminate le criticità e le contraddizioni emerse nella gestione del meccanismo ma è soprattutto necessario individuare le soluzioni per un effettivo rilancio del suo funzionamento evitando un avvitamento burocratico che ne segnerebbe il depotenziamento e il declino.

Con questo spirito, nell’ambito della propria campagna “Efficienza Italia” gli Amici della Terra si propongono di offrire una sede di confronto tra gli operatori e le istituzioni che porti a soluzioni condivise e ad un nuovo slancio delle politiche per la promozione dell’efficienza energetica.

per maggiori info:

http://www.certificatibianchi.amicidellaterra.it/

Smettiamola con le discariche!

ciclonia1Per prima cosa dobbiamo fare i conti con la realtà, e dunque assumere un atteggiamento di responsabilità, nel senso di ricercare (progettare o ipotizzare) e poi praticare finalmente atti e azioni (vederli realizzati in tempi certi) conseguenti. Cioè in pratica, non prendiamoci in giro.

Nel suo ultimo aggiornamento/adeguamento (2015) del Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti (PRGR), la Regione dà un sacco di numeri, ma soprattutto si affida alla speranza che una quantità di ipotesi possano avere fondamento. Abbiamo molti dubbi, se non altro perché i comportamenti reali finora adottati non fanno sperare nulla di buono. Molta speranza riposta in un sistema che ancora arriva a concepire la Discarica di Orvieto strategica per l’Emergenza rifiuti, e senza che nessuno si sia scandalizzato.

1.La prima perplessità, per non dire sconcerto, è nel considerare coincidenti “Raccolta Differenziata” e “Recupero di Materia”. Si tratta di due cose completamente diverse. Non è infatti automatico che dalla RD si tragga Recupero di Materia. Ad esempio se abbiamo una RD fatta male, non accurata, tipo una finta RD, non abbiamo nessun recupero perché tutto quel raccolto realisticamente va a finire in discarica o in un inceneritore. Che la cosa vada a finire così lo possiamo desumere dal fatto che non esiste alcuna informazione sul valore, il ricavato in € corrispondente alla Materia recuperata o ad un processo di riciclo, che sarebbe l’unico esito che giustifica una Raccolta Porta a Porta. Per cui si va a spendere una cifra ingentissima per una raccolta che non produce nulla di significativo. Quindi, se si azzardano delle cifre sui quantitativi di Raccolta Differenziata una Amministrazione dovrebbe dettagliare puntualmente il valore economico ricavato da quella operazione, altrimenti si tratta di mistificazione.
La gran parte (vorremmo sapere esattamente quanto) dunque di una Raccolta siffatta finisce in discarica e forse è per questo che il volume di smaltimento in discarica non accenna a diminuire. E quindi non possiamo accettare che i dati sui quantitativi dichiarati di RD possa rappresentare una riduzione dei flussi di smaltimento in discarica.
2.In secondo luogo viene disatteso un obbligo che impedirebbe lo smaltimento in discarica di materie potenzialmente riciclabili. In realtà la stragrande quantità dello smaltito corrisponderebbe a materie che finiscono lì solo perché non hanno subito una adeguata differenziazione. Allora qualche malfidato potrebbe sospettare che si possa fare affidamento su una grande disponibilità di un “semidifferenziato” addirittura sottratto al recupero o al riciclo in realtà bell’e pronto per essere incenerito diventando ad esempio CSS. Inoltre non si comprende, in questo senso, la autolimitazione del Recupero di materia al 65 – 68% se non per il raggiungimento delle quantità programmate (o meno) di CSS.
3.Nello stesso Adeguamento al PRGR dunque il ruolo della discarica resta del tutto strategico. Addirittura si prevede una crisi di disponibilità al 2016/2018 per esaurimento di spazi nelle discariche umbre, quando ad esempio ad Orvieto sono in corso, per evitare l’Emergenza Rifiuti, Le Grandi Manovre per un prolungamento della vita della stessa discarica addirittura al 2037 ! In parole povere, invece di allarmarsi per il rapido esaurimento delle discariche non si cerca altra soluzione se non la ricerca di nuove discariche o ampliamenti ingiustificati delle esistenti.
4.Nell’Adeguamento del PRGR del 2015 viene contemplato peraltro non solo l’utilizzo del CSS per gli inceneritori (compresi quelli associati ai cementifici), ma anche la praticabilità del ricorso all’inceneritore/termovalorizzatore sia all’interno alla Regione sia all’esterno. A questo punto diventa francamente difficile comprendere l’ostilità verso un inceneritore interno alla regione e invece non obiettare nulla se, mettiamo, posto sul confine benché fuori regione.
5.In conclusone non possiamo non rimarcare che lo stato attuale della gestione dei rifiuti in Umbria è gravemente arretrato: lo strumento centrale sono le discariche, per il resto praticamente nulla aldilà di dati e affermazioni oltreché generici, non verificati o validati in modo non trasparente.

Come vediamo l’inceneritore o come si voglia chiamarlo è previsto dai documenti regionali. Il problema è che allo stato attuale tutto si regge su una impiantistica limitata alla discarica. Qualunque opzione oggi deve procedere dalla cancellazione immediata della discarica come assetto centrale per la gestione dei rifiuti, quindi con un cambiamento radicale rispetto allo stato attuale.
Ogni ulteriore opzione deve fare i conti con questo profilo, di non fare più affidamento sulla discarica. Dunque l’opzione inceneritore è secondaria, ma diventa ineludibile e necessaria per il raggiungimento di questo risultato, ovvero quello di limitare il ricorso alla discarica in una misura non superiore al 3/5% del totale del monte rifiuti. E’ solo questo che consente ad un Piano di essere sostenibile. Si può scegliere, se le norme lo consentono, di utilizzare un impianto prossimo, ma è irrealistico escludere tale opzione. E’ del tutto evidente che diventa rilevante l’altra componente, quella della effettiva capacità di recupero della materia, oltre al complesso delle “buone pratiche”. Tuttavia ogni diversa opzione, che perdipiù non tenga conto della scarsa capacità dimostrata dalla pubblica amministrazione, almeno fino ad oggi, di saper governare il tema, non può che comportare il ricorso più o meno massiccio alla discarica, e questo non è accettabile, non solo dalle regole e dalla legge, ma anche dalla logica (oltre alle sanzioni e multe europee che pochi incapaci ci obbligano a pagare).

Di conseguenza il primo atto che ci aspettiamo da parte della Regione, se decide di essere congruente con gli orientamenti più evoluti e avviarsi sulla strada della sostenibilità, è di respingere ogni e qualsiasi richiesta o progetto di ampliamento o incremento della discariche dell’Umbria, a partire da quella di Orvieto, e promuovere la rigorosa tutela delle disponibilità ancora in essere come risorsa non ripetibile.

Operare finalmente sapendo che le discariche non esistono più.

Amici della Terra – Orvieto

Rifiuti: il nuovo governo della Regione si differenzi

di Taira Bocchino – Presidente Amici della Terra Orvieto

 

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15 agosto 2015. Da questa nuova Giunta regionale ci aspettavamo un approccio concreto per la gestione dei rifiuti secondo standard in linea con quelli dei paesi europei più avanzati. Invece le dichiarazioni dell’assessora Cecchini di questi ultimi giorni mostrano un Governo della regione incapace e imprudente che ha intenzione di continuare a sperperare gli spazi delle discariche umbre senza trovare vere soluzioni alternative. L’assessora ha infatti riconfermato pienamente le linee strategiche ribadite nell’adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti approvato nella scorsa legislatura, i cui capisaldi dichiarati sono: prevenzione della produzione dei rifiuti, incremento della raccolta differenziata, marginalizzazione del ricorso allo smaltimento del rifiuto, produzione, da rifiuti  indifferenziati e da scarti del differenziato, del CSS (Combustibile Solido Secondario) per inviarlo a bruciare in impianti (cementifici e centrali termoelettriche) fuori dal territorio regionale. In base a tali dichiarazioni un’altra regione o un altro stato dovrebbero prendere i nostri rifiuti per bruciarli sul proprio territorio. Dichiarazioni demagoghe di questo tipo ci auguriamo essere solo l’effetto del caldo di questa estate torrida perché se così non fosse espongono la Regione alla vergogna dell’esportazione dei propri rifiuti e facendoci pagare un prezzo altissimo (anche in termini di tariffa dei rifiuti) per l’incompetenza di questa nostra classe politica.

 

 

Spieghiamo ai nostri lettori i motivi di queste nostre dichiarazioni e le nostre posizioni.

  • Il Piano regionale dei rifiuti umbro è nei fatti fondato quasi esclusivamente sullo smaltimento in discarica. Sono previsti attualmente ampliamenti delle discariche umbre soprattutto per quella di Orvieto, di fronte al Duomo, considerata dal Piano come “discarica strategica”. La regione sta valutando in questi mesi di autorizzare un ampliamento di circa un milione di metri cubi sopraelevando l’attuale discarica delle Crete con una collina artificiale di mondezza tal quale. Inoltre la società che gestisce la discarica sta cercando in maniera molto agguerrita, anche in sede giudiziaria, di ottenere lo sblocco per il terzo calanco. Questo non è marginalizzare il ricorso allo smaltimento dei rifiuti ma è, bensì, centralizzarlo. La regione se avesse voluto realmente rendere residuale il ricorso alla discarica avrebbe dovuto mettere dei limiti di conferimento ad esempio il 7% come succede in altri paesi.
  • Sulla prevenzione alla produzione ci farebbe molto piacere capire cosa è stato fatto e con quante e quali risorse perché i dati sono sconfortanti. Siamo una delle regioni più sporcaccione, la sesta, in Italia, per chilogrammi di rifiuto prodotto per abitante (524 kg/ab). E’ evidente che le strategie fino ad ora adottate (utilizzando i soldi dei cittadini umbri) non hanno portato nessun risultato e quindi continuare a perseguirle ci sembra a dir poco imprudente.

 

  • Sulla raccolta differenziata: dovevamo raggiungere il 65% entro il 2012. Siamo al 2015, anzi a ferragosto del 2015, e abbiamo raggiunto solo il 50% di raccolta differenziata. Produciamo circa 500.000 tonnellate di rifiuti urbani ogni anno (senza dimenticare i rifiuti speciali che sono oltre 4 volte, circa 2.800.000 tonnellate). Differenziamo, quindi, circa 250.000 tonnellate. Di queste bisogna considerare almeno un 10% di scarto. Quindi, alla fine dei conti, differenziamo circa 225.000 tonnellate di rifiuti urbani. Cosa poi succede a questi rifiuti differenziati non si sa. La regione si preoccupa solo di dirci che ha differenziato. Qualcuno potrebbe anche obiettare dicendo che l’importante è differenziare ma considerando i costi stratosferici e fuori mercato della differenziata (siamo a punte di 220 euro per abitante in ATO4) la cosa ci interessa e dovrebbe interessare molto anche gli organi di controllo.
  • Per gli altri 275.000 tonnellate di rifiuto indifferenziato il destino è andare dritto dritto in discarica. I dati ufficiali dicono infatti che il 55% dei rifiuti in Umbria segue questa strada e molti di questi anche senza pretrattamento, come ad Orvieto.

Quali sono le strategie adottate dalla regione? Quella di continuare a portare i rifiuti in discarica e meglio ancora a Orvieto visto che è strategica per la Regione? Oppure di disfarsi dei propri rifiuti portandoli altrove? Sono anni che gli Amici della Terra cercano di sensibilizzare gli amministratori con esperienze di altre regioni italiane e europee. E’ sempre stato chiaro che i migliori risultati ambientali, non solo in termini di energia prodotta e di minor ricorso alle discariche, ma anche di percentuali di materia recuperata o riciclata, sono conseguiti dalle regioni che hanno attuato una gestione integrata di dimensione industriale (ad esempio il Veneto con i suoi 1500 impianti di trattamento), economicamente sostenibile grazie anche ad una adeguata rete di impianti di termovalorizzazione con capacità sufficienti per evitare il rischio di emergenza rifiuti.

Ecco perché le strategie fino ad ora adottate dalla regione Umbria sono state fallimentari e irresponsabili. Continuare a rincorrerle ci esporrà a situazioni di emergenza e a decisioni frettolose. Emergenza che il Governo ha ben compreso ed è per evitarla che è stato presentato in questi giorni lo schema di decreto che individua il fabbisogno residuo da coprire mediante impianti di incenerimento da realizzare nelle regioni del centro sud. A settembre le regioni sono state chiamate a Roma per la conferenza Stato-Regioni. Un inceneritore è previsto anche in Umbria addirittura per un fabbisogno residuo molto più basso di quello attuale di 225.000 tonnellate annue.

Non è più tollerabile che gli amministratori regionali vadano raccontando dei loro desideri e delle loro speranze per il futuro. Questi dovrebbero avere l’onestà di parlare attraverso i dati precisi dei loro risultati di governo. Anche in Umbria, come in molte altre regioni italiane, i risultati sono negativi e utili solo per procurare nuove emergenze. L’emergenza si risolve con la pratica ordinaria basata sul buon governo e l’applicazione delle regole esistenti. È dunque legittimo che dinanzi a questo fallimento il Governo centrale intervenga per evitare l’emergenza già anticipata.

Qui è possibile scaricare lo schema di decreto che verrà discusso a settembre nella conferenza stato-regioni. Nelle regioni del centro sud, compresa l’Umbria, che fanno troppo ricorso alle discariche si è deciso di costruire 12 inceneritori, uno in Umbria. clicca qui per scaricare lo schema del decreto.

 

Roma – 8 luglio 2015 VII Conferenza Nazionale per l’efficienza energetica

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Legambiente: Una potente lobby strettamente legata alle industrie del settore delle fonti rinnovabili.

Legambiente: ”Una potente lobby strettamente legata alle industrie del settore delle fonti rinnovabili, che ha solidi legami con la politica”. Due articoli interessanti usciti oggi sul Fatto Quotidiano:

WORKSHOP:PAESAGGIO BENE COMUNE a partire da sabato 31 Maggio 2014 presso associazione VIVA – Orvieto – via Duomo, 49

Cari soci ed amici di Amici della Terra,

in collaborazione con l’Ass.cult. VIVA, con molto piacere vi invitiamo al

WORKSHOP:

PAESAGGIO BENE COMUNE

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“…persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo…”

1° INCONTRO PRELIMINARE GRATUITO

SABATO 31 MAGGIO 2014 

dalle 10:00h alle 11:30h

“Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, cosi come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori/o umani e dalle loro interrelazioni.

Un laboratorio partecipativo per un gruppo rappresentativo della comunità locale che consenta di porre alcuni obiettivi:

Fase 1

Incontri a tema su:

– Lo stato dell’arte sulla tutela del paesaggio

– La Costituzione italiana e la Convenzione Europea del Paesaggio

– Responsabilità collettiva e individuale nel processo di formazione del Paesaggio

– Le strutture fondamentali nella formazione del paesaggio in Italia

La finalità di questa fase consiste nella acquisizione di elementi propri del metodo geografico utili per la rappresentazione dei processi antropologici economici e culturali derivanti dalla decodificazione dei dati del paesaggio.

Fase 2

Programma autunnale da definire suilla base delle conclusioni della Fase 1.

Sperimentazione sulle tecniche di interpretazione e rappresentazione del paesaggio:

 tecniche fotografiche, appunti visuali e/o verbali, descrizioni e restituzioni non tradizionali, mappe di comunità.

Criteri e indicazioni derivanti dalle proposte disciplinari: GIS, classificazioni, tecniche di rappresentazione materiali e immateriali, contributi offerti dalla classificazione ambientale e storico-culturale, il parco letterario, ecc.

La finalità di questa fase consiste sinteticamente nella definizione del concetto di stazionarietà/variabilità applicato al territorio in un inquadramento di paesaggio condiviso. Si tratta di porsi operativamente di fronte a casi campione nella realtà concreta dell’aria aperta.

Condivisione come interpretazione concordata, processi di contrattualizzazione applicata al paesaggio.

Conduttore e intermediatore: Pier Paolo Mattioni, architetto e critico territorialista.

Programma autunnale da definire sulla base delle conclusioni della Fase 1.

Per ulteriori informazioni e dettagli clickate sul sito www.vivaorvieto.it

QUANDO?

1° INCONTRO gratuito

Sabato 31 Maggio 2014 alle ore 10h

FASE 1

Sabato 14 Giugno 2014

Sabato 21 Giugno 2014

Sabato 28 Giugno 2014

Sabato 5 Luglio 2014

L’orario e date definitive verranno stabilite durante il primo incontro preliminare.

DOVE?

Centro VIVA

Via del Duomo,49

Orvieto

COSTO?

Per i quattro incontri si chiede un contributo di 20€.

 Il progetto è aperto ai soci dell’associazione culturale Amici Della Terra.

 Qualora non iscritti si paga inoltre la quota associativa annuale ADT*

 *Quote associative annuali Associazione culturale ADT:

 Socio adulti:  €  20,00

Contatto, Info e Iscrizione:

Si prega di confermare la partecipazione entro il 23 maggio 2014.

Pierpaolo Mattioni: 335 6491140

email: vivaorvieto@gmail.com

email: amicidellaterraorvieto@gmail.com

La Centrale Eolica nel posto sbagliato – dal Corriere della Sera del 2 aprile 2014

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Efficienza Energetica – Il risparmio ottenibile in Europa attraverso politiche di efficienza energetica è di 250 miliardi di euro l’anno.

efficienza-energetica-ClassiRoma, 28 febbraio 2013 – “Efficienza è ricchezza“,  lo slogan coniato dagli Amici della Terra Italia nell’ultima Conferenza Nazionale sull’efficienza energetica (Novembre 2012), trova riscontro anche nello studio effettuato da ECOFYS (*) su incarico degli Amici della Terra Europa e del CAN (Climate Action Network), che stima in 250 miliardi di Euro l’anno il risparmio complessivo ottenibile in Europa attraverso politiche di efficienza energetica.
 
Lo studio di ECOFYS, dal titolo “Saving energy: bringing down Europe’s energy prices for 2020 and beyond”, stima tale valore considerando gli effetti delle politiche di efficienza energetica in un arco temporale da qui al 2030, sommando i benefici economici derivanti dai minori consumi e dalla riduzione del prezzo dell’energia che si potrebbe ottenere dalla contestuale diminuzione della domanda.
 
Tali benefici rappresentano la vera opportunità per rilanciare lo sviluppo economico dell’Europa e uscire dalla crisi. Per raggiungere questi obiettivi è, però, necessario che gli Stati dell’Unione adottino obiettivi di efficienza energetica più ambiziosi e vincolanti e mettano in campo politiche nazionali di stimolo all’efficienza in ogni settore civile e industriale.
 
Gli Amici della Terra Italia, che dal 2007 conducono la Campagna “Efficienza Italia”, ribadiscono che le politiche di efficienza energetica contribuiscono ad aumentare la competitività dell’economia italiana, sfruttando tecnologie made in Italy e favorendo una più rapida uscita dalla crisi.
 
Per saperne di più e scaricare lo studio di ECOFYS clicca QUI 
 
[1] ECOFYS è un centro di ricerca e consulenza internazionale per le energie rinnovabili e l’efficienza. www.ecofys.com
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Per ulteriori informazioni
Massimiliano Bienati
Amici della Terra Italia
Tel. 06 68 68 289
email: comunicazione@amicidellaterra.it

Eolico: grazie, basta così.

di Monica Tommasi – pres. Amici della Terra Orvieto

eolic_businessChi direbbe oggi di essere contrario alle fonti rinnovabili? Nessuno. Sono “pulite”, sono rinnovabili, sono sostenibili, sono green. Poi succede che una società decide di presentare un progetto di 18 torri eoliche per 41 MW di potenza sul nostro monte Peglia, alle spalle del duomo di Orvieto e allora le persone che vivono sul territorio cominciano a informarsi, a leggere e … a preoccuparsi molto. E succede che quel mito inattaccabile e indiscutibile della Green Economy, che ha portato, nelle tasche di pochi, lucrosi guadagni nell’ultimo decennio, si guarda con altri occhi, senza la paura di mettere in discussione  rappresentanze e contenuti. Per punti proviamo a smascherare molte posizioni e dati che associazioni, anche ambientaliste, e cordate lobbystiche ci hanno imposto come atti di fede.
 

·  Costi nelle bollette elettriche in un momento di crisi. Altro che IMU!

L’eccesso di incentivazioni concentrate sulle rinnovabili elettriche ha fatto proliferare in maniera sproporzionata torri eoliche, pannelli fotovoltaici a terra, biomasse per la sola produzione elettrica. Per gli incentivi alle rinnovabili elettriche sono stati sottratti ai portafogli degli italiani circa 11 miliardi, per il solo anno 2012. E il prelievo proseguirà per oltre 20 anni, si stima che il costo totale degli incentivi destinati in Italia alle fonti rinnovabili elettriche dal 2009 al 2032 sarà pari a circa 220 miliardi di euro. Il picco di spesa si raggiungerà nel 2016 quando si supereranno i 12,5 miliardi di Euro di incentivi l’anno.
·  Consumo di suolo.
Comunemente si considera che gli impianti di energia rinnovabile abbiano bisogno solo di sole e vento, risorse primarie gratuite. Purtroppo non è così. Occorre anche una risorsa importante come il territorio. In un paese, come l’Italia, ad alta intensità abitativa, il territorio è un bene prezioso, sia per la sua relativa scarsità per gli usi primari, agricoli, silvicoli e zootecnici, sia per la conservazione di habitat necessari alla biodiversità,  sia per il paesaggio naturale e culturale su cui si fonda l’identità della nazione. L’eolico richiede un uso del territorio sette volte superiore a quello del fotovoltaico integrato. Le 6.000 torri eoliche italiane con una potenza installata di 8.000 MW, occupano all’incirca 230.000 ettari (considerando solo l’intorno di 350 m e senza contare gli effetti paesaggistici ben più vasti), lavorano in media 1600 ore all’anno e producono meno di due impianti  turbogas da 800 MW che occupano circa 4-6 ettari di zona industriale.

· L’impatto paesaggistico.

La visibilità delle torri si estende ben oltre il territorio compromesso direttamente e indirettamente per l’installazione delle torri . Nel nostro caso le pale del Peglia, alte tre volte il duomo di Orvieto si vedrebbero a Marsciano, a Todi e fino Perugia, naturalmente da tutto il territorio orvietano.

· Ma quanto contribuisce a livello energetico?

L’eolico rappresenta oggi un contributo del tutto marginale al bilancio energetico nazionale. Nel 2011 il contributo dell’eolico rispetto ai consumi totali di energia del Paese è stato dello 0,5%;  il 3% rispetto ai consumi finali di energia elettrica.  Il suo contributo in termini di produzione di energia elettrica rimarrà marginale anche in futuro e tale da non giustificare i danni gravissimi che esso provoca all’ambiente naturale e al patrimonio culturale della Nazione.

·  Perché si fanno gli impianti anche dove non c’è vento?

Prendendo a riferimento il costo medio degli impianti eolici stimato in Europa, gli impianti con ventosità equivalente a circa 1.600 ore all’anno risultano  competitivi in assenza di incentivi. Con l’incentivazione vigente fino ad oggi in Italia sono risultati redditizi siti con appena 900 ore, con pale che girano poco più di un mese all’anno. Ciò spiega il gran numero di nuove richieste. Dal 2013 è entrato in vigore per i nuovi impianti il sistema delle aste, molto criticato dagli operatori del settore perché potranno concorrere alle gare solo se dimostreranno l’affidabilità patrimoniale. Le garanzie sono ingenti, per un impianto di circa 30 MW si parla di cifre vicino ai due milioni di euro da bloccare. E’ difficile capire come la società che ha presentato il progetto sul Peglia potrà dimostrare affidabilità patrimoniale dato che ha un capitale sociale di 10.000 Euro e vorrebbe costruire un impianto da 41 MW, un impianto che ha un valore di circa 60 milioni di Euro.

·  Quanto ci costa 1 kWh prodotto?

Il costo aziendale di 1 MW di potenza eolica installato è pari circa a un milione e mezzo di Euro. Se si ipotizza una produttività di 2000 ore all’anno e una vita dell’aerogeneratore di 25 anni si produrrebbero in teoria 50.000 ore, pari a 50 GWh e quindi un costo di 30 Euro al MWh (1.500.000 euro diviso 50.000 MWh) oppure  3 centesimi di Euro il kWh. Sarebbe un bel risultato. Ma realisticamente un impianto ha una vita di 15 anni e rifacendo i calcoli, mantenendo l’ipotesi di un sito da 2.000 ore, si ottiene 50 Euro a MWh. Ancora buono, almeno per il mercato italiano dell’energia elettrica, che è uno dei più cari al mondo.
Ma la produttività reale dei siti eolici italiani, che ormai si conferma abbastanza costante, se non addirittura in leggera decrescita, è attorno alle 1.500 ore di produttività annue.  Mantenendo costante la vita utile in 15 anni, si ottiene il risultato di 22.500 ore di produzione complessiva, pari a 22,5 GWh e quindi un costo di 66 Euro al MWh. E qui già siamo con costi sopra al prezzo di mercato dell’energia elettrica dell’inizio di gennaio (65 Euro al MWh).

·  Produttività degli impianti.

Uno studio dedicato all’argomento della produttività degli impianti eolici (vedi “Wind farm turbines wear sooner than expected, says study”) dice che la durata di 15 anni è un’ipotesi molto ottimistica e la curva discendente della produttività è molto più accentuata e rapida del previsto, per cui quei 66 Euro al MWh di costo sono un’ipotesi poco realistica. Ad esempio in Umbria le uniche due pale presenti a Fossato di Vico, che hanno 12 anni, dal 2009 al 2011, hanno lavorato in media 1500 ore all’anno.

· Costi ingegneristici non aziendali che ricadono sulla collettività e quindi sulla bolletta.

Sono i costi per rinnovare le reti che allo stato attuale non sono più adatte a supportare l’energia non programmabile e sono dell’ordine di grandezza di milioni di Euro all’anno per i prossimi anni da aggiungere ai “costi di dispacciamento” (costi per mantenere in costante equilibrio il sistema elettrico), difficili da quantificare ma che ricadono sulle bollette e in deciso aumento perché è aumentata la produzione da fonti intermittenti che creano instabilità alle reti.

· Costi esterni.

Questi costi ricadono sulla collettività e non sono sostenuti da chi li ha generati. Sono legati a fattori di impatto ambientale. Ad esempio sono i danno provocati dal rumore, dagli incidenti, al patrimonio immobiliare, alle attività produttive e sociali. Molto spesso, anzi quasi sempre, questi costi non vengono valutati nell’ambito del processo decisionale creando una vera e propria distorsione del mercato.
Lo sviluppo delle energie rinnovabili è necessario ma senza creare speculazioni, spreco di denaro degli utenti e danni alla collettività e al territorio, per questo è necessaria una valutazione corretta dei costi e dei benefici. Troppo spesso alcune parole come “verde”, “pulito” o “sviluppo sostenibile” vengono usate con superficialità per coprire interessi lobbistici: eppure dietro queste parole c’è la nostra vita, quello che respiriamo, che mangiamo, c’è la nostra libertà di muoverci, il nostro diritto alla salute, al silenzio, alla bellezza di un panorama, insomma in una sola parola c’è “la qualità della vita”.
 
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Gli Amici della Terra bocciano il piano rifiuti, tutto da rifare

ORVIETO – Un piano d’ambito difforme dal piano rifiuti regionale e che disattende, nelle procedure, i termini di legge. Sono questi i due principali motivi per cui, secondo l’associazione ambientalista “Amici della Terra”, il piano d’ambito dell’Ati4 sui rifiuti, di recente approvazione e tutt’ora in fase di Vas (valutazione ambientale strategica), va annullato. Tutto da rifare, secondo l’associazione presieduta da Monica Tommasi.

I motivi sono molteplici, ed il primo è che i conti sul fabbisogno di smaltimento in discarica per il periodo 2013 – 2027 non tornano. Con l’ampliamento autorizzato la discarica di Orvieto avrà una capacità di 820mila tonnellate quando le previsioni del fabbisogno sono di 1.183.958. Ma c’è di più, secondo i calcoli degli Amici della Terra, elaborati sulla base del confronto tra i dati del piano regionale e quello d’ambito, il fabbisogno è ampiamente sottostimato e arriverebbe a 2.097.958 tonnellate.

Tradotto: la discarica di Orvieto, anche con l’ampliamento autorizzato, si esaurirebbe ben prima del 2027, in pratica nel 2016. Questo in considerazione della scelta di non utilizzare più l’inceneritore di Terni, della situazione critica in cui versano le altre discariche umbre e dello “scarso realismo”, dicono gli Amici della Terra, delle ipotesi di realizzare l’impianto di trattamento termico nella provincia di Perugia e di escludere il conferimento degli speciali ad Orvieto. “La discarica di Orvieto – denunciano in pratica gli ambientalisti – in questo piano d’ambito ha di fatto ha un ruolo centralissimo”. Troppo, per gli Amici della Terra che chiedono alla Regione Umbria di trovare anche altri siti per evitare di conferire tutto ad Orvieto. In più, il piano andrebbe  “rifatto partendo da percentuali di conferimento di rifiuti in discarica non superiori al 10% del totale dei rifiuti prodotti”.

La discarica durerebbe così altri 60 anni. E solo così si metterebbero in atto “tutte le strategie per una gestione veramente efficiente, efficace ed economica” dei rifiuti. Chiesto anche l’annullamento della procedura di Valutazione ambientale strategica in corso “perché – hanno affermato Monica Tommasi, Taira Bocchino e Pierpaolo Mattioni in conferenza stampa – sono stati disattesi i termini di legge” per la mancata pubblicazione sul sito web dell’Ati di tutti documenti allegati al piano. “Quali osservazioni bisognerebbe produrre nei sessanta giorni di tempo a disposizione se il cittadino non può consultare i documenti?” chiedono gli Amici della Terra. Una pecca questa della scarsa trasparenza che, in generale, sarebbe anche della Regione che non pubblicherebbe “i progetti che vanno in Via e Vas, benché previsto dalla normativa vigente”.

Insomma bocciati tutti: Regione, autorità d’ambito e anche il Comune di Orvieto che in definitiva ha approvato un siffatto piano. “Se fossi stato l’assessore mi sarei dimesso” si sono fatti scappare a margine della conferenza gli Amici della Terra che avevano inizialmente riposto molte speranze nell’assessore comunale all’Ambiente, Claudio Margottini. Fine della liaison.

Terza Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche Roma, 30 e 31 maggio 2012

Gli Amici della Terra, COLDIRETTI e Co.AER sono lieti di invitarla alla

Terza Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche
Roma, 30 e 31 maggio 2012 – Centro Congressi, Palazzo Rospigliosi – Via XXIV Maggio, 43
La Conferenza, giunta alla sua terza edizione, avrà due focus particolari
  • la prima giornata, promossa da Amici della Terra e Coldiretti, sarà dedicata alla filiera bosco-legno energia.
  • la seconda, promossa da Amici della Terra e Co.Aer, sarà dedicata alle pompe di calore,al solare termico, alla geotermia e alle politiche regionali per le rinnovabili termiche.
Vai al Programma
Scarica l’ Invito

 

L’ingresso è libero.
Per motivi organizzativi è necessario confermare la propria partecipazione, compilando la Scheda di registrazione
Ci scusiamo fin d’ora di eventuali invii multipli.
Grazie dell’attenzione
Valter Baldassarri

Decreti rinnovabili elettriche/eolico – Appello di oltre 30 intellettuali italiani al Presidente Monti

ITALIA NOSTRA – AMICI DELLA TERRA – MOUNTAIN WILDERNESS COMITATO NAZIONALE PER IL PAESAGGIO – COMITATO PER LA BELLEZZA – MOVIMENTO AZZURRO

Comunicato stampa

Decreti rinnovabili elettriche/eolico

Appello di oltre 30 intellettuali italiani al Presidente Monti

Si al sostegno delle energie rinnovabili, purché gestito in modo virtuoso, rigoroso e senza ulteriori insostenibili sprechi. Basta con le speculazioni e con gli incentivi sovradimensionati che gravano sulle bollette dei cittadini e favoriscono il malaffare; e basta con l’eolico industriale, di irrilevante utilità, ma responsabile dei maggiori danni a molti preziosi paesaggi italiani. I Decreti presentati ieri dai Ministri Passera e Clini, pur rappresentando un significativo passo avanti, propongono pericolosi obiettivi che potrebbero portare a una ulteriore nociva crescita dell’eolico industriale da oggi al 2020.

Roma, 12 aprile 2012 – Oltre trenta importanti intellettuali italiani, fra cui Giorgio Ruffolo, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Carlo Ripa di Meana,Giancarlo Amendola, Tullio Pericoli, Alberto Asor Rosa, hanno sottoscritto un appello al Presidente Monti affinché i decreti sulle rinnovabili, presentati ieri dai Ministri Passera e Clini, rispettino le intenzioni originarie, eliminando le speculazioni e gli eccessi di incentivi.

L’attuale formulazione, che prevede il 35% di sola energia elettrica, potrebbe portare alla triplicazione degli impianti eolici, impianti che hanno già contribuito alla devastazione di troppe delle superstiti bellezze della Nazione.

In accordo con i criteri di efficienza energetica, gli obiettivi i da raggiungere devono essere una percentuale dei consumi energetici finali e non obbligatoriamente delle percentuali della produzione elettrica.

Sostengono gli intellettuali: “Nelle premesse del decreto, il Governo riconosce finalmente che è stato sbagliato privilegiare lo sviluppo di energia rinnovabile elettrica rispetto ai settori delle rinnovabili termiche, della cogenerazione, dei trasporti e dell’efficienza energetica,settori assai più vantaggiosi in termini economici, di minor impatto ambientale e di maggior ricaduta sull’economia nazionale (…). Temiamo, però, Signor Presidente del Consiglio che le misure definitive che verranno adottate non risultino coerenti con le premesse del decreto e che lascino spazio a interpretazioni ambigue. Temiamo soprattutto insidiose marce indietro, sull’onda delle scontate contestazioni di coloro che per anni hanno goduto delle rendite speculative riservate a due sole fonti, l’eolico e il fotovoltaico, le più conosciute fra tutte le rinnovabili ma anche le più discutibili, in termini di risultati e di costi a carico della collettività.”

Il Decreto odierno sembra giustificare una parte di questi timori.

Infine, i firmatari auspicano una più rigorosa limitazione dei siti adatti a ospitare le torri eoliche, in analogia col recente provvedimento per l’esclusione degli incentivi ai pannelli fotovoltaici installati sui suoli agricoli.

 

L’appello, il cui testo completo è riportato in allegato, conclude: “La Costituzione italiana stabilisce che il paesaggio è un bene primario (…) le sue alterazioni non dovrebbero essere negoziabili al di fuori di circoscritti motivi di eccezionale gravità e urgenza, nonché di comprovata utilità per l’intera comunità nazionale. Noi siamo certi che non sia questo il caso

 

LETTERA APERTA AL PROFESSOR MARIO MONTI

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

La bozza di Decreto sulle energie rinnovabili che sta per essere emanato recepisce solo parzialmente e con grande ritardo l’allarme lanciato più volte da una parte dell’associazionismo ambientalista e da una miriade di comitati locali, per gli incentivi mal gestiti e fuori misura che col passare del tempo hanno finito col pesare ingiustamente  sulle bollette dei cittadini e delle imprese, hanno permesso infiltrazioni della malavita organizzata nel settore dell’eolico e hanno contribuito alla inutile devastazione di troppi preziosi paesaggi italiani.

Nelle premesse di tale bozza, il Governo riconosce finalmente che è stato sbagliato privilegiare lo sviluppo di energia rinnovabile elettrica rispetto ai settori delle rinnovabili termiche, della cogenerazione, dei trasporti e dell’efficienza energetica, settori assai più vantaggiosi in termini economici, di minor impatto ambientale e di maggior ricaduta sull’economia nazionale. Il Governo inoltre sottolinea che in molti Paesi d’Europa sono in corso ripensamenti anche drastici riguardo al sostegno alle rinnovabili elettriche a motivo del loro costo eccessivo in rapporto ai risultati. Uno spreco  non più sostenibile in tempi di ristrettezze.

Noi non possiamo che sottoscrivere l’intenzione del Governo di perseguire lo sviluppo delle energie rinnovabili in modo più virtuoso e più efficiente rispetto a quanto accaduto finora: non sarebbe accettabile continuare a garantire rendite di tipo speculativo a spese di cittadini e imprese che già pagano la crisi, spesso con effetti drammatici. A ciò si aggiungono gli “effetti collaterali” negativi dei mastodontici impianti delle torri eoliche che limitano pesantemente la qualità della vita di chi è costretto ad abitare nelle vicinanze, danneggiano la biodiversità, degradano il patrimonio culturale , naturale , paesaggistico dell’Italia e l’immagine stessa della nostra Nazione.

Temiamo, però, Signor Presidente del Consiglio, che le misure definitive che verranno adottate non risultino del tutto coerenti con le premesse del decreto e lascino spazio a interpretazioni ambigue e a facili aggiramenti. Temiamo soprattutto insidiose marce indietro, sull’onda delle scontate contestazioni di coloro che per anni hanno goduto delle rendite speculative riservate a due sole fonti, l’eolico e il fotovoltaico, le più conosciute fra tutte le rinnovabili ma anche le più discutibili in termini di risultati e di costi a carico della collettività.

Gli incentivi concessi fin qui hanno favorito una espansione del fotovoltaico così imponente da permettere  al nostro paese di raggiungere i traguardi indicati dall’Europa con ben otto anni di anticipo; dunque nulla vieterebbe di procedere alla soppressione o almeno a un radicale ridimensionamento degli incentivi all’eolico, divenuti evidentemente superflui, insieme a una più rigorosa e restrittiva identificazione dei siti adatti a ospitarne gli impianti, in analogia col recente provvedimento per l’esclusione degli incentivi ai pannelli fotovoltaici installati sui suoli agricoli.

 

Questa sarebbe la misura veramente coerente con le premesse del decreto, considerando l’inaccettabile squilibrio tra costi e benefici della produzione di energia dal vento. Infatti, se da un lato è indubbio che la comparsa, lungo i crinali delle nostre colline o in luoghi adiacenti a monumenti di rilevanza storica e artistica, di centinaia di enormi aerogeneratori provochi una radicale e irreversibile alterazione dei valori identitari, culturali, estetici del paesaggio italiano, dall’altra il loro contributo alla soluzione del problema energetico rimane e sempre rimarrà irrilevante, vista la bassa ventosità media dei siti italiani, equivalente ad appena 1500 ore l’anno (a fronte delle 2000 ore ritenute indispensabili in Europa per rendere competitivi gli impianti eolici).

 

La Costituzione italiana stabilisce che il paesaggio è un bene primario. Di conseguenza crediamo che le sue alterazioni non dovrebbero essere negoziabili al di fuori di circoscritti motivi di eccezionale gravità e urgenza, nonché di comprovata utilità per l’intera comunità nazionale. Noi siamo certi che non sia questo il caso.

 

Gianfranco Amendola

Alberto Asor Rosa

Paolo Berdini

Remo Bodei

Nicola Caracciolo

Pier Luigi Cervellati

Piero Craveri

Vezio De Lucia

Pier Giovanni Guzzo

Maria Pia Guermandi- Eddyburg

Adriano La Regina

Giacomo Marramao

Ruggero Martines

Antonio Paolucci

Rita Paris

Gaia Pallottino

Desideria Pasolini dall’Onda

Tullio Pericoli

Mario Pirani

Stefano Rodotà

Bernardo Rossi Doria

Giorgio Ruffolo

Carla Sepe

Salvatore Settis

Mariarita Signorini

Mario Signorino

Vittorio Emiliani (Presidente Comitato per la Bellezza )

Dante Fasciolo (Presidente Movimento Azzurro)

Rosa Filippini (Presidente Amici della Terra)

Alessandra Mottola Molfino (Presidente Italia Nostra)

Carlo Alberto Pinelli (Presidente Mountain Wilderness)

Carlo Ripa di Meana (Presidente Comitato Nazionale per il Paesaggio).

ACQUA – CODACONS IN AZIONE

ACQUA – CODACONS IN AZIONE

vi riportiamo ciò che appare sul sito di CODACONS circa l’acqua all’arsenico (www.codacons.it) .

Nel caso dell‘Umbria i comuni coinvolti sono 3 : Orvieto, C.Giorgio e C.Viscardo . Per il lazio vedete sotto (ma sicuramente Acquapendente, Proceno, Bagnoregio, Bolsena,S.Lorenzo Nuovo, ecc.) . E’ possibile fare una class action con CODACONS : il costo è la tessera per l’associazione (50,00 euro).
Il rimborso è di 1.500 euro in via equitativa a ricorrente. Bisogna fare il ricorso entro il 29 febbraio 2012.
Per i dettagli potete leggete l’intero articolo riportato:

ACQUA – CODACONS IN AZIONE

CLAMOROSA VITTORIA DEL CODACONS: IL TAR DEL LAZIO CONDANNA IL MINISTERO DELLA SALUTE ED IL MINISTERO DELL’AMBIENTE A RISARCIRE I CITTADINI AVVELENATI DALL’ARSENICO!!

PARTE ADESSO IL NUOVO MEGARICORSO PER LA RICHIESTA DEL RISARCIMENTO DEL DANNO A FAVORE DEL MILIONE DI UTENTI CHE ANCORA BEVONO ACQUA AVVELENATA!

SE HAI GIA’ ADERITO AL PRECEDENTE RICORSO ARSENICO LEGGI LA NOTA IN FONDO ALLA PAGINA

SE VIVI IN UNO DEI SEGUENTI COMUNI VITTIMA DELL’ARSENICO, AGISCI SUBITO CON IL CODACONS PER RICHIEDERE IL RISARCIMENTO DI 1.500 EURO, CALCOLATO IN VIA EQUITATIVA, PER CIASCUN ADERENTE E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA IDRICA APPLICATA DALLE RELATIVE ATO CHE DISTRIBUISCONO ACQUA AVVELENATA!

MA E’ NECESSARIO AGIRE SUBITO, ENTRO IL 29 FEBBRAIO!

Acqua all'arsenico

La clamorosa sentenza del TAR del Lazio, numero 664 del 2012, condanna i Ministeri della Salute e dell’Ambiente a risarcire gli utenti dell’acqua di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) con 100 euro a cittadino. La sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute.

Il TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualità di essa, da cui l’indicazione di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa.

Ma non solo.

Il TAR ha statuito che il “fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ad un fattore di rischio (l’arsenico disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario’.

E il TAR definisce come certa la “pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ‘70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)’.

IL CODACONS PROMUOVE ADESSO UN NUOVA AZIONE GIUDIZIARIA COLLETTIVA GRATUITA PER TUTTI I PROPRI ISCRITTI.

IL CODACONS CON QUESTA AZIONE COLLETTIVA CHIEDE IL RISARCIMENTO DI 1.500 EURO, CALCOLATO IN VIA EQUITATIVA, PER CIASCUN ADERENTE E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA IDRICA APPLICATA DALLE RELATIVE ATO CHE DISTRIBUISCONO ACQUA AVVELENATA DALL’ARSENICO

TUTTI I RESIDENTI NEI COMUNI CON UNA PERCENTUALE DI ARSENICO SUPERIORE AI LIMITI DI LEGGE POSSONO FINALMENTE OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA DELL’ACQUA!

MA E’ NECESSARIO AGIRE SUBITO, ENTRO IL 29 FEBBRAIO!

Se vuoi agire, consulta pertanto il seguente prospetto, per controllare se il tuo Comune è tra quelli per cui e’ possibile agire

NON TI ISCRIVERE SE IL TUO COMUNE NON E’ TRA QUESTI INDICATI, O OLTRE IL TERMINE INDICATO

LISTA COMUNI

Regione: Lombardia

  • Marcaria
  • Roncoferraro
  • Viadana
  • Valdidentro
  • Valfurva
  • Maccagno
  • Sesto Calende
  • Dumenza

Regione: Trentino-Alto Adige/Südtirol

  • Trento – Laste/Cantanghel
  • Canal San Bovo
  • Fierrozzo
  • Frassilongo
  • Laion – Mullerhof
  • Lana – Foiana
  • Luson
  • Stelvio – Solda di Fuori Bolzano
  • Vadena – Monte Bolzano
  • Valle di Casies – S. Martino in Casies;
  • Durna in Selve
  • Bolzano

Regione: Lazio

  • Aprilia
  • Cisterna di Latina
  • Cori
  • Latina
  • Pontinia
  • Priverno
  • Sabaudia
  • Sermoneta
  • Sezze
  • Albano Laziale
  • Ardea
  • Ariccia
  • Genzano di Roma
  • Lanuvio
  • Lariano
  • Velletri
  • Castel Gandolfo
  • Ciampino
  • Castelnuovo di Porto
  • Trevignano Romano
  • Tolfa
  • Bracciano
  • Sacrofano
  • Formello
  • Civitavecchia
  • Santa Marinella
  • Anzio
  • Nettuno
  • Campagnano di Roma
  • Magliano Romano
  • Mazzano Romano
  • Acquapendente
  • Arlena di Castro
  • Bagnoregio
  • Barbarano Romano
  • Bassano in Teverina
  • Bassano Romano
  • Blera
  • Bolsena
  • Bomarzo
  • Calcata
  • Canepina
  • Canino
  • Capodimonte
  • Capranica
  • Caprarola
  • Carbognano
  • Castel Sant’Elia
  • Castiglione in Teverina
  • Celleno
  • Cellere
  • Civita Castellana
  • Civitella d’Agliano
  • Corchiano
  • Fabrica di Roma
  • Faleria
  • Farnese
  • Gallese
  • Gradoli
  • Graffignano
  • Grotte di Castro
  • Ischia di Castro
  • Latera
  • Lubriano
  • Marta
  • Montalto di Castro
  • Monte Romano
  • Montefiascone
  • Monterosi
  • Nepi
  • Onano
  • Oriolo Romano
  • Orte
  • Piansano
  • Proceno
  • Ronciglione
  • San Lorenzo Nuovo
  • Soriano nel Cimino
  • Sutri
  • Tarquinia
  • Tessennano
  • Tuscania
  • Valentano
  • Vallerano
  • Vasanello
  • Vejano
  • Vetralla
  • Vignanello
  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • Viterbo
  • Vitorchiano

Regione: Toscana

  • Monterotondo Marittimo
  • Montieri
  • Campiglia Marittima
  • Campo nell’Elba
  • Capoliveri
  • Marciana
  • Marciana Marina
  • Piombino
  • Porto Azzurro
  • Porto Ferraio
  • Rio Marina
  • Rio nell’Elba
  • Suvereto
  • Pomarance
  • Castelnuovo in Val di Cecina
  • Radicondoli

Regione: Umbria

  • Castel Giorgio
  • Castel Viscardo Tern
  • Orvieto

IL CODACONS CON QUESTA AZIONE COLLETTIVA CHIEDE IL RISARCIMENTO DI 1.500 EURO CALCOLATO IN VIA EQUITATIVA, PER CIASCUN ADERENTE E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA APPLICATA AL CONSUMO DELL’ACQUA

Possono agire tutti gli abitanti dei Comuni sopra indicati, che siano intestatari di una bolletta dell’acqua per un contratto di utenza in corso 

ISCRIVITI AL CODACONS AL COSTO DI €. 50,00 E AGISCI GRATUITAMENTE PER OTTENERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO! NON DOVRAI AFFRONTARE ALCUNA SPESA, E POTRAI OTTENERE DAL GIUDICE UN RISARCIMENTO E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA DELL’ACQUA. RIPETIAMO NON ISCRIVERTI SE IL TUO COMUNE NON E’ TRA QUELLI INDICATI NEL PROSPETTO DI CUI SOPRA, E OLTRE IL TERMINE INDICATO

Se vuoi partecipare a questa azione collettiva,
CLICCA SUL SEGUENTE LINK 
E COMPILA IL FORM CHE TROVERAI:

Una volta compilato ed inviato il form nella pagina seguente, riceverai automaticamente l’apposita modulistica per agire.

Avverti anche gli altri abitanti del tuo Comune!!

Nota: SE HAI GIA’ ADERITO AL PRECEDENTE RICORSO ARSENICO
POTRAI NUOVAMENTE AGIRE CON IL CODACONS PER RICHIEDERE LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA APPLICATA DALLE ATO COMPETENTI E L’ULTERIORE RISARCIMENTO DEL DANNO. A BREVE RICEVERAI INFORMAZIONI VIA EMAIL PER COME ADERIRE E ANCHE PER COME INCASSARE LE SOMME GIA’ LIQUIDATE DAL TAR 

LETTERA DI SGARBI “Aggredito perché lotto contro la mafia dell’eolico”

Il critico d’arte denuncia gli interessi criminali dietro la devastazione del paesaggio e la gente lo insulta. “Impianti eolici e fotovoltaici frutto del falso buonismo”

Non mi è mai capitato ed è tanto più strano perché di polemiche e di scontri, anche nelle piazze, ne ho avuti molti. Ma, durante la presentazione di un libro, il Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri, parlando delle bellezze di Puglia ed esaltando luoghi mirabilmente conservati come Ostuni, Martina Franca, la stessa Polignano a Mare dove ero ospite quella sera, tutte località dove, prima di ogni altra parte d’Italia, si è affermato un turismo non balneare ma culturale, non potevo certo immaginare di essere aggredito per avere difesola Pugliada speculazioni, devastazioni del paesaggio e dimostrati interessi della criminalità organizzata.

Infatti, non appena sono passato dal racconto e dell’illustrazione delle bellezze artistiche all’esaltazione del paesaggio aggredito e letteralmente stuprato dagli impianti eolici e fotovoltaici sono arrivate aspre contestazioni, fischi e insulti da una parte del pubblico, visibilmente politicizzato. I danni irreparabili al paesaggio sono stati denunciati da associazioni come Italia nostra e da uomini di pensiero e scienziati come Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Mario Pirani, Valéry Giscard d’Estaing e perfino l’amministratore delegato dell’Eni Scaroni e il ministro Tremonti.

La questione è morale e culturale. L’affarismo imprenditoriale, politico e criminale trova coperture in un ambientalismo cieco e retorico, contrastato al suo stesso interno, come provano le recenti iniziative degli Amici della Terra sotto la guida di Rosa Filippini, storica verde. Ma i soldi, la forza criminale e un falso buonismo, che ha sfruttato la rinnovata reazione popolare contro il nucleare, hanno rivelato la loro forza di mistificazione e la capacità di ribaltare la verità.

Così, mentre io descrivevo i paesaggi aggrediti tra Foggia e Bari pensando ad Accadia, Santagata di Puglia, Troia colla bellissima cattedrale, letteralmente circondati da torri eoliche in gran parte ferme e non collegate alla rete per trasmettere energia, e una parte dei presenti mi contestava con insulti e offese e anche tentando di lanciare lattine e bottiglie, il mio sconcerto e il mio stupore crescevano, non riuscivo a credere che lo scempio non fosse riconosciuto da tutti nella sua clamorosa evidenza. Mi hanno poi spiegato che, pur non avendolo nominato, vi erano in piazza numerosi sostenitori di Vendola che hanno sentito nelle mie parole un atto d’accusa nei confronti del loro presidente. Così ho cominciato a capire, riconoscendo lo stile di antagonisti e no global in alcuni presenti fra il pubblico. Non era un dibattito e non era neanche il luogo per uno scontro politico. Anche per questo ho evitato di fare riferimenti diretti. Ma non potevo tacere i riferimenti agli interessi della mafia dimostrati da numerose inchieste concluse con condanne e sequestri di beni, in Sicilia come in Puglia. Molta ira, molta rabbia nei miei confronti, nonostante la precisione dei miei riferimenti e l’accorata dolente difesa di quel paesaggio che Cesare Brandi aveva attraversato, felice, come «pellegrino di Puglia».

Ma lo sconcerto si è trasformato in sgomento quando, dopo le iniziali dichiarazioni del presidente dell’assemblea regionale, presente in piazza, Onofrio Introna che mi esortava ad affrontare l’argomento in un’altra sede e in un pubblico dibattito (come se la devastazione del paesaggio potesse essere materia di discussione) ed evitando «accostamenti indebiti al malaffare mafioso» (chissà perché non lo dice ai magistrati), ho letto le considerazioni di un altro politico locale, che devo ritenere in buona fede, l’assessore regionale alle opere pubbliche e protezione civile Fabiano Amati il quale ha sostenuto le tesi dei libri Vento a favore di Edo Ronchi e Pietro Colucci e La nuova era delle energie naturali di Mario Tozzi.

Amati sostiene, con l’esaltazione del neofita e avendo come Vendola un ruolo pubblico importante, che «chi contesta energie rinnovabili o è uno stupido o è in malafede».

Capisco ora che con l’insolenza di tali amministratori sarà difficile salvarela Pugliadallo spirito di chi non riconosce la bellezza proprio nell’integrità del paesaggio, come Pasolini prima e ora Carlo Petrini. Ma Amati non è soddisfatto del suo progetto di devastazione energetica e si esalta nel ricordare «un documentario intitolato appunto The age of stupid prodotto da Greenpeace e Wwf e raccontato nel libro di Ronchi e Colucci. Nel video un uomo che vive nel 2055 nella terra devastata dalla crisi climatica, maledice un comitato di cittadini che nei primi anni 2000 bloccò un impianto eolico perché le pale avrebbero impedito di vedere dalle loro case il paesaggio». Ecco dunque Amati proclamarsi l’ideologo dell’aggressione e tutto apparire più chiaro, nel quadro della intolleranza politica.

In questo delirio messianico visionario, ispirato a un fanatismo che non potevo neppure immaginare, il profeta Amati travolge la verità di un fallimento annunciato e pagato dei consumatori quale si è rivelato in Europa l’eolico: le 4.500 torri, devastanti, installate in Italia producono il 2,5% dell’elettricità richiesta equivalente alla produzione di un’unica grande centrale termoelettrica. Sul fabbisogno energetico totale il contributo è pari a circa lo 0,8%. Ancora, le indagini attualmente in corso presso la direzione distrettuale di Catanzaro confermano, alla faccia del moderato Introna e dell’esaltato Amati, che la ’ndrangheta ha individuato nel settore dell’eolico il futuro sviluppo dei propri affari.

E Amati, nel suo slancio contro noi, patetici difensori del paesaggio e della bellezza pugliesi, travolge considerandoli stupidi e in malafede (lui intelligentissimo e naturalmente in buona fede), Carlo Rubbia, il quale ha dichiarato: «Parlando di energie rinnovabili… è inutile insistere coll’energia eolica perché di vento in una penisola ce n’è poco, a differenza dei paesi del nord Europa»; il Nobel Steinberger che scrive: «L’Europa dovrebbe annullare il suo sostegno all’energia eolica al più presto»; Valéry Giscard d’Estaing, che ha dichiarato: «Guardando dalla finestra del Tgv che ci portava da Tours a Parigi sono rimasto inorridito dal paesaggio della Beauce, cara a Péguy e a Marcel Proust afflitto da una foresta di bianchi pali eolici che giravano con il vento»; Umberto Veronesi, che chiosa: «Nonostante le battaglie di chi ama il nostro stupendo paesaggio già qualche collina allinea le orrende pale eoliche»; Renato Soru che si ribella: «Per un piatto di lenticchie stiamo regalando, distruggendo per sempre il paesaggio della Sardegna»; Mario Pirani che dice le mie stesse parole: «L’integrità di un paesaggio agreste unico al mondo, come quello delle campagne e dei paesi italiani viene devastato in partenza colle creazione dei cosiddetti parchi eolici»; e ancora Ernesto Galli della Loggia che si rivolge direttamente a lui, il profeta Amati: «Ecco come in Italia un ecologismo di maniera, assurto a scialbo luogo comune buonista diviene nella realtà l’alibi per consentire a chi di dovere di guadagnare un bel po’ di quattrini».

Ecco, tutti personaggi da fischiare alla prossima occasione a Polignano a mare, non dimenticando il ministro Tremonti che giudica l’eolico «uno degli affari di corruzione più grandi d’Italia».

Fortunatala Puglia: nelle mani di Vendola e Amati tra qualche anno l’inutile paesaggio sarà «impalato» per sempre, alla faccia di noi che credevamo nella bellezza del mondo perduto di Pasolini e Petrini.

Invece della terza discarica – convegno organizzato da Amici della Terra di Orvieto

L’Associazione Amici della Terra di Orvieto

organizza il Convegno

Invece della terza discarica   

Esperienze di gestione integrata dei rifiuti e nuove prospettive di sviluppo

Orvieto, venerdì 24 giugno 2011 (dalle ore 9,30)

Sala del Governatore, Palazzo dei Sette

L’ingresso è libero

Per motivi organizzativi si prega di confermare la propria partecipazione, compilando la scheda di registrazione che può essere scaricata cliccando qui e da inviare ad amicidellaterraorvieto@gmail.com

Finalità del convegno
Il convegno presenta sistemi di raccolta, recupero e riuso dei rifiuti urbani, già operanti sul territorio italiano che stanno ottenendo successo con risultati economici, sociali e ambientali molto positivi.
L’Umbria è inadempiente in quanto gli obiettivi previsti dalle leggi nazionali per le raccolte differenziate ed il riciclo dei rifiuti urbani (60% entro il 2011), non sono stati raggiunti (31.3% come media regionale di raccolta differenziata nel 2009; 29.2% in provincia di Terni; 31.6% in provincia di Perugia; 12.3% nel comune di Orvieto).
Con questa iniziativa gli Amici della Terra vogliono contribuire alla diffusione nella Regione di sistemi efficienti e integrati di gestione e recupero dei rifiuti.
L’obiettivo, oltre al raggiungimento ed al superamento delle percentuali di raccolta differenziata fissati dalla normativa, è quello di favorire lo sviluppo locale e nuove opportunità di lavoro.

Programma

9.00 Registrazione partecipanti
9.30 Inizio lavori

Saluto del Sindaco Toni Concina

Introduce: Giovanni Mastino, AMICI DELLA TERRA

10.00 Interventi

Andrea Sconocchia, SERVIZIO SUOLO, BONIFICHE E RIFIUTI – ARPA UMBRIA TERNI

Anna Freda, SERVIZIO OSSERVATORIO SUOLO E RIFIUTI – ARPA VENETO

Walter Facciotto, DIRETTORE GENERALE CONAI

Luciano Piacenti, VICE PRESIDENTE FISE-ASSOAMBIENTE

Monia Niero, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA, DIP. PROCESSI CHIMICI DELL’INGEGNERIA

11,30 Esperienze di gestione integrata dei rifiuti

Fausto Borgini VICE PRESIDENTE ECOSTUDIO
Ezio Orzes, ASS. AMB. PONTE NELLE ALPI

12,00 Tavola rotonda

Coordina
Diego Gavagnin ADVISOR DI QUOTIDIANO ENERGIA

Introduce
Monica Tommasi PRESIDENTE AMICI DELLA TERRA DI ORVIETO

Partecipano
On.S. Moffa PRES. XI COMMISSIONE LAVORO CAMERA DEPUTATI
On. C. Polidori* MIN. SVILUPPO ECONOMICO *da confermare
S. Rometti ASSESSORE AMBIENTE REG. UMBRIA
F. Bellini ASSESSORE AMBIENTE PROVINCIA DI TERNI
L. Di Girolamo PRESIDENTE ATI4
C. Margottini ASSESSORE AMBIENTE COMUNE ORVIETO

13.30-14.30 Pausa pranzo

INFO: amicidellaterraorvieto@gmail.com • 328 9458061 • 328 6941121

QUI E’ POSSIBILE VISIONARE E SCARICARE GLI ATTI DEL CONVEGNO RIGUARDANTI TUTTI GLI INTERVENTI:

Intervento introduttivo del Dott. Giovanni Mastino, Amici della Terra
Intervento di Tommasi Monica, Presidente Amici della Terra di Orvieto

Intervento dell’Ing. Andrea Sconocchia, Arpa Umbria

Intervento della Dott.ssa Anna Freda, Arpa Veneto

Intervento della Dott.ssa Elisabetta Bottazzoli, CONAI

Intervento dell’Ing Luciano Piacenti, Fise Assoambiente

Intervento dell’Ing. Monia Niero, Un. degli Studi di Padova

Intervento dell’Ing. Fausto Borgini, Ecostudio

Intervento di Ezio Orzes, assessore Ponte nelle Alpi

BOCCIATA LA TERZA DISCARICA: AD ORVIETO INIZIA L’ERA DEI RIFIUTI ZERO.

Dovevamo diventare la città della spazzatura con l’apertura di una terza, immensa, discarica e invece il grande progetto presentato dalla società di gestione è stato “spezzato” dalla Commissione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Si potrà fare l’impianto di trattamento dei rifiuti organici e l’ampliamento della seconda discarica al nono e decimo gradone. Ma non la terza discarica.

Già tra alcuni partiti e associazioni politiche si comincia a percepire il desiderio di cavalcare il carro dei vincitori. Già si sente per l’aria chi mormora: “siamo stati noi a evitare il terzo calanco…” “se non ci fosse stato tizio, questa battaglia non si sarebbe vinta…”

Ma sapete chi ha vinto questa grande e lunga battaglia? I CITTADINI ORVIETANI

E’ stata la vittoria della buona politica, del buon senso, della cultura, della discussione.

Questa esperienza ha dimostrato chiaramente una cosa: che l’ambiente non si salva solo con atti risolutivi o per mano di uno o di un altro, ma richiede modificazioni nella vita quotidiana, nei comportamenti dei cittadini, nei modi in cui la società è amministrata e organizzata.

Questo è il percorso che hanno fatto i cittadini di Orvieto in questi anni, alcuni come liberi cittadini, altri organizzati in associazioni e movimenti di opinione. In questa vicenda ci siamo opposti alle scelte delle amministrazioni passate che, perpetrando il mal governo,  non hanno fatto gli interessi della comunità. Non abbiamo scelto un ambientalismo facile, quello per capirci che dice di no a tutto, ma una politica “diversa”,   facendo un grande sforzo di realismo,  raccogliendo le proteste della gente, indicando obiettivi concreti, producendo documenti. Tutto questo, insieme allo sforzo dell’attuale amministrazione e con un assessore all’ambiente molto preparato e lungimirante, ha reso possibile la Vittoria.

Concludiamo con un grande ringraziamento a tutti i cittadini che hanno contribuito, con le loro firme, ad opporsi alla terza discarica.

C.O.R.O. (Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero)

ADDIO ALLA TERZA DISCARICA!

OGGI E’ UN BEL GIORNO!

La regione si è pronunciata sul progetto della Sao e ha dato parere sfavorevole all’apertura di una TERZA discarica ad Orvieto. 

E’ stata una doppia grande vittoria perchè non si farà la terza discarica e perchè ha vinto la buona politica e il buon senso.

Qui è possibile scaricare il documento di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) dove la regione da parere sfavorevole alla terza discarica di Orvieto!
http://www.ambiente.regione.umbria.it/Mediacenter/FE/media/progetto-revamping-dellimpianto-di-trattamento-rif.html

E’ dal 2008 che l’associazione ADT di Orvieto ha iniziato a occuparsi di questo problema e dopo tre anni di documenti, di relazioni istituzionali, di sensibilizzazione dei cittadini è arrivato questo atto risolutivo.

Anche questa esperienza ci conferma che la tutela dell’ambiente richiede una miriade di modificazioni nella società e nei comportamenti dei cittadini e in questo molti cittadini orvietani hanno avuto un ruolo fondamentale perchè ci hanno creduto. Avete creduto che le decisioni non possono essere imposte in modo autoritario ma devono essere fondate sulla convinzione dei cittadini!

Grazie a Tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa battaglia!

Amici della Terra club di Orvieto

Seconda Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche organizzata da Amici della Terra

 

Gli Amici della Terra hanno il piacere di invitarLa alla

Riformare il sostegno alle rinnovabili e all’efficienza energetica per raggiungere gli obiettivi europei, alleggerire la bolletta energetica e creare occupazione senza distruggere l’agricoltura e il paesaggio.”

 

Roma, 19 e 20 aprile 2011
Centro congressi Palazzo RospigliosiVia XXIV Maggio 43

 


Vai al modulo di iscrizione online

Presentazione della conferenza

Solare termico e termodinamico; usi diretti di fluidi geotermici; pompe di calore aerotermiche, idrotermiche e geotermiche; caldaie a biomasse solide, liquide e gassosse; cogenerazione a biomasse; reti di teleriscaldamento. Sono questi gli ambiti in cui si articola il nuovo macro-settore delle tecnologie per il riscaldamento e il raffrescamento alimentate con fonti rinnovabili, istituito dalla Direttiva 2009/28/CE, recepita in Italia col Dlgs 28/2011. Un settore poco noto all’opinione pubblica ma che, secondo i Piani del Governo, deve contribuire per il 44% all’obiettivo nazionale di energia da rinnovabili al 2020, un apporto, cioè, di gran lunga maggiore di quello dell’eolico e del fotovoltaico (12%) su cui si è concentrato finora il dibattito politico. Un settore che si basa su un’industria già radicata in Italia, articolata su diverse filiere (termo-idraulica, termo-meccanica, condizionamento, agro-industria, etc.), con un enorme potenziale di fonti da sfruttare sul territorio e con la prerogativa di favorire un efficientamento più generale nei processi, in particolare nei consumi energetici dell’edilizia e nel riutilizzo dei residui agro-industriali.

La Conferenza si propone di

  • diffondere la conoscenza delle principali tecnologie a rinnovabili termiche, evidenziando il loro potenziale applicativo e di penetrazione, la loro convenienza economica e gli ulteriori benefici per la collettività, in un quadro di crescente risparmio energetico;
  • informare sui contenuti del recente Decreto rinnovabili, con particolare riferimento a quelli riguardanti le rinnovabili termiche, e consultare le associazioni degli operatori sulle loro proposte riguardanti i decreti attuativi;
  • sollecitare un dibattito politico sugli oneri in bolletta e sul rapporto costo/efficacia dei diversi meccanismi di incentivazione delle rinnovabili e dell’efficienza energetica;
  • sottolineare il ruolo chiave dell’agricoltura nel favorire uno sviluppo delle energie rinnovabili basato sul recupero e valorizzazione energetica dei residui agricoli, piuttosto che sulla diffusione incontrollata di impianti di generazione incompatibili con le caratteristiche del territorio agricolo e del paesaggio nazionale;
  • evidenziare le relazioni fra nuovo conto energia per le fonti rinnovabili termiche e meccanismo vigente delle detrazioni fiscali del 55% per interventi di efficienza energetica nell’edilizia.

Programma della conferenza

Martedi 19 aprile
Registrazione partecipanti – ore 9:15

Prima giornata
Il potenziale, le tecnologie, i costi e i benefici, le barriere

Presiede: Rosa Filippini, Presidente Amici della Terra

Relazioni introduttive – ore 9:15

Andrea MolocchiResponsabile studi Amici della Terra, “Le rinnovabili termiche dai piani ai fatti: la costruzione di una politica industriale e agricola dell’Italia sugli obiettivi di rinnovabili e di efficienza energetica”

Mario CirilloEconomista REF, “Quali politiche e strumenti per la promozione delle fonti rinnovabili termiche? Presentazione dei risultati dello studio del Ref”

Giuseppe TomassettiVicepresidente FIRE, “Una valutazione del contributo delle fonti rinnovabili termiche al conseguimento dell’obiettivo nazionale”

Sessione n. 1
Best practices e casi studio di rinnovabili termiche: solare termico, geotermia e pompe di calore

Coordina: Alberto RotaPolitecnico di Milano

Arrigo BurelloSolar Systems, “20 milioni di mq di sistemi solari termici entro il 2020”

Marco CalderoniSunday progetti per l’energia, “Applicazioni innovative del solare termico: non solo acqua calda sanitaria”

Fabrizio CeccaroniAriston, “Pompa di calore per acqua sanitaria integrata col solare termico”

Matteo SerrainoClivet, Pompe di calore aerotermiche ed idrotermiche: la conferma dell’efficienza da 3 anni di monitoraggio di impianti reali ed i progetti di sviluppo per un loro utilizzo su larga scala

Fernando PettorossiCo.Aer, “Applicazioni emblematiche di sistemi aerotermici, idrotermici e geotermici ad alta efficienza energetica tramite pompe di calore”

Ferruccio De PaoliRobur, “Pompe di calore ad assorbimento a metano ed energie rinnovabili: benefici, incentivi, case studies”

Buffet

Sessione n. 2 – ore 14:30
Best practices e casi studio di rinnovabili termiche: le filiere a biomasse

Coordina: Francesco CiancaleoniColdiretti

Roberto JodiceCORTEA, “Gli elementi essenziali per lo sviluppo delle filiere a biomasse: alta efficienza energetica e consistenti benefici ambientali”

Claudio ArtioliGruppo HERA, “Utilizzo integrato di biogas e di altre fonti di energia termica ottenute da impianto di depurazione acque reflue civili”

Valter FrancescatoAIEL, “La combustione del legno, emissioni inquinanti e misure di riduzione”

Alessandro GuercioTurboden, “Le applicazioni a biomassa solida con moduli ORC Turboden”

Marco GolinelliWärtsilä, “Cogenerazione a bioliquidi: efficienza e sostenibilità”

Emanuele TascioAgriventure – Gruppo Intesa Sanpaolo, “Finanziare le agroenergie oggi”

Tommaso OnofriPresidente Fondazione SLO (Sustainable Life Opportunity), “Dal patto dei sindaci al piano di azione: come organizzare un distretto agro-energetico valorizzando le opportunità del territorio”

Stefano D’AndreaENAMA, “Progetto biomasse: casi studio di filiere agroenergetiche”

Chiusura

Riccardo Deserti –  Dirigente Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Mercoledì 20 aprile

Seconda giornata
Quali incentivi per le rinnovabili termiche?

Relazioni introduttive – ore 9:15

Costantino LatoDirettore Studi, Statistiche e Servizi Specialistici GSE, “Il Dlgs 28/2011 e i nuovi compiti del GSE”

Massimo GallantiDirettore Dip. Sviluppo del Sistema Elettrico RSE, “Valutazione dei costi delle FER termiche nel settore residenziale”

Giampaolo ValentiniDirezione U.T. Efficienza Energetica ENEA, “Detrazioni del 55% e sviluppo delle rinnovabili termiche. Un primo bilancio della capacità incentivante dello strumento”

Sessione n. 3
Le proposte delle associazioni di categoria

Coordina: Tommaso FranciRef

Bruno BellòPresidente Co.Aer

Sergio D’AlessandrisPresidente Assolterm

Walter RighiniPresidente Fiper

Giancarlo PassalevaPresidente UGI

Angelo ArtaleDirettore generale F.IN.CO

Il dibattito in Parlamento

Elisabetta ZamparuttiCommissione Ambiente Camera dei Deputati

Federico TestaCommissione Attività produttive Camera dei Deputati

Alberto TorazziCommissione Attività produttive Camera dei Deputati

Paolo RussoPresidente Commissione Agricoltura Camera dei Deputati

Bruno TabacciVicepresidente Commissione Bilancio Camera dei Deputati

Buffet

Sessione n. 4 – ore 14:30
La riforma del sistema di governo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica e dei meccanismi di incentivazione

Luca PoggialiDirettore produzione fonti convenzionali Repower Italia SpA

Massimo BeccarelloResponsabile Energia Confindustria

Stefano MasiniResponsabile Ambiente Coldiretti

Fulvio GiacomassiSegretario Confederale CISL

Giovanni LelliCommissario ENEA

Davide TabarelliPresidente Nomisma energia

Rosa FilippiniPresidente Amici della Terra

Guido BortoniPresidente Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas

Corrado CliniDirettore generale Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare

Stefano SagliaSottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico

Scarica l’invito e il programma completi

Vai alla pagina degli atti della conferenza del 14 Aprile 2010 Non solo elettricità: Potenziale, opportunità e prospettive delle rinnovabili termiche

Altre Informazioni

Presso la sede della Conferenza (Palazzo Rospigliosi) saranno allestiti spazi espositivi in cui le aziende fornitrici di impianti, tecnologie e servizi nelle varie filiere delle rinnovabili per il riscaldamento e il raffrescamento presenteranno al pubblico le loro soluzioni.

La partecipazione è gratuita

Vai al modulo di iscrizione online
oppure scrivi alla segreteria organizzativa indicando i propri dati personali (Nome e cognome, Ente/società di appartenenza, email, Numero telefonico)
Segreteria organizzativa:
Amici della Terra – Via di Torre Argentina, 18 – 00186 Roma
Valter BaldassarriPalma Caioni
Tel. 06.6868289 –  06. 6875308 – Fax 06.68308610
Email: walterb@amicidellaterra.it oppure segreteria@amicidellaterra.it

 

Servono scelte responsabili con persone in grado di sostenerle


Il dibattito politico sull’apertura di una nuova discarica ad Orvieto sta andando avanti e lunedì 27 si riprenderà la discussione nella speranza che la mozione presentata da Pier Luigi Leoni venga finalmente approvata, stabilendo così un punto di svolta nella gestione dei rifiuti.

Nell’ultimo Consiglio Comunale la discussione è stata trattata in modo superficiale e demagogico. Alcuni consiglieri di maggioranza hanno introdotto un nuovo argomento: quello cioè che, in base a presunti diritti acquisiti da parte della società Sao/Acea, si renderebbe obbligatoria l’approvazione del progetto.

In particolare è stato affermato che il Piano Regolatore Generale prevedrebbe, nell’area del terzo calanco, una zona industriale che comporterebbe, in caso di diniego al progetto, la rivalsa della società nei confronti dell’amministrazione comunale per il semplice motivo che l’azienda ha già un interesse legittimo relativo alla destinazione d’uso del terreno. Alcuni consiglieri sostengono che la Sao ha acquistato una zona destinata ad impianti industriali per i rifiuti e che, se venisse approvata la mozione, la società avrebbe tutto il diritto di rivalersi sul Comune e chiedere i danni. La zona del terzo calanco non è affatto una zona industriale e ci meraviglia che informazioni inesatte siano state fornite al Consiglio Comunale e alla cittadinanza da parte di dirigenti comunali.
Tale zona rientra infatti nella categoria definita zona F dove sono ammessi unicamente interventi edilizi destinati ad attrezzature ed ad impianti di interesse generale e il parco rientrerebbe a pieno in tale zona. Nello specifico l’area del calanco è una zona F2A ove sono consentiti servizi generali come caserme, macelli, protezione civile, impianti per l’approvvigionamento idrico ecc. ecc.

Ci permettiamo di eccepire che il progetto di Sao rientri nella casistica di interesse generale dal momento che è un progetto industriale fondato su interessi privatistici.

Ci sembra grave che lo spauracchio dei danni continui ad aleggiare nel Consiglio Comunale e che non  siano state date informazioni precise.

Va riaffermato il pieno e totale diritto del Comune di decidere sugli indirizzi che riguardano il proprio territorio. Il Comune ha tutto il potere di modificare o integrare i Piani Regolatori.

Il Consiglio Comunale è sovrano sulle scelte di indirizzo e questa sovranità si ripercuote sulle decisioni della Regione, della Provincia, degli Ati.

La sala del Consiglio non è un’aula di tribunale. Non comprendiamo perché siano state abbozzate affermazioni azzardate in questo momento politico così delicato che richiederebbe invece scelte consapevoli e persone in grado di sostenerle.

Orvieto, 26 dicembre 2010

Video-proiezione di tre video sui rifiuti organizzata dal CORØ – Sala del Carmine – Domenica 19 dicembre

Vi invitiamo a partecipare alla video-proiezione di tre video sui rifiuti

organizzata dal CORØ (Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero)

Domenica 19 dicembre alle ore 17

Sala del Carmine, Orvieto

INGRESSO LIBERO

1. Orvieto da città d’arte a discarica – Video proiezione in anteprima

2. La selva di Chiaiano, il parco delle sorprese

3. Video intervista ad Ezio Orzes, assessore al comune di Ponte nelle Alpi e ad Alessio Ciacci del comune di Capannori –Due esempi virtuosi di gestione dei rifiuti

Seguirà una discussione sul tema rifiuti, differenziata, apertura terzo calanco alle Crete di Orvieto.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI – FATE GIRARE L’INVITO

GRAZIE !

CORØ (Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero)

PS:

Vi ricordiamo inoltre che il giorno Lunedì 20 dicembre sarà discussa in consiglio comunale la mozione del consigliere Pier Luigi Leoni riguardante un progetto generale sulla gestione dei rifiuti, rimandata per la seconda volta.
http://www.orvietosi.it/notizia.php?id=21865

Tutti i cittadini che hanno a cuore il territorio orvietano sono invitati a prendere parte al

consiglio comunale del 20 dicembre h 16.

IL COORDINAMENTO ORVIETANO RIFIUTI ZERO (CORØ) CONDANNA IL COMPORTAMENTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE

di Coordinamento orvietano rifiuti zero

Il Comitato Orvietano Rifiuti Zero, CORØ, sottopone all’attenzione ed al giudizio dell’opinione pubblica i punti sotto specificati:

a)    stigmatizza il comportamento tenuto dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Orvieto in palese violazione delle norme procedurali e dei termini temporali, sia in ordine alla discussione della mozione presentata dal consigliere Leoni sulla tutela paesaggistica e per la costituzione di un Parco Intercomunale dei Calanchi, sia sulla deliberazione di legittimità o meno del depositato Referendum Popolare Consultivo;

b)    chiede l’immediato riallineamento al rispetto rigoroso delle norme di legge, statutarie e regolamentari vigenti in materia;

c)    ammonisce che, perdurando tali illegittimi atteggiamenti, si riserva ogni azione civile, amministrativa e penale nelle competenti sedi giudiziarie.

ri – cicLonia..

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RIFIUTI ORVIETO: “NO ALLA TERZA DISCARICA, LA DIFFERENZIATA CHE PROPONIAMO RAGGIUNGE L’80 PER CENTO” – IL COMITATO ‘ORVIETO RIFIUTI ZERO’ ASCOLTATO DALLA SECONDA COMMISSIONE DI PALAZZO CESARONI

La seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni ha ascoltato le ragioni del Coordinamento ‘Orvieto rifiuti zero’,contrario alla realizzazione della terza discarica in quel territorio per ragioni ambientali e perché la città con la discarica di Le Crete ha già accolto rifiuti da diversi comuni umbri e dalla Campania. Il Comitato presieduto da Monica Tommasi ha illustrato un proprio progetto incentrato sulla differenziata spinta che, sulla base di esperienza maturate in due comuni, riuscirebbe a riciclare l’80 per cento dei rifiuti urbani della zona.

Perugia 6 dicembre 2010 – “La Regione non deve nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di aprire una nuova terza discarica nell’orvietano.

Ci opporremo per tre motivi: non è prevista nel Piano umbro; sul fronte smaltimento abbiamo già dato molto in termini di solidarietà accettando rifiuti di altre regioni; la città di Orvieto è già ferita da due discariche, nonostante il suo valore naturalistico e la sua importanza storica”.
E’ questa la posizione del Coordinamento orvietano rifiuti zero, ufficialmente illustrata oggi alla seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni, dalla portavoce Monica Tommasi.

Cliccando qui è possibile leggere l’intero intervento

Ascoltata su sua richiesta dai commissari dell’organismo consultivo, presieduto da Gianfranco Chiacchieroni, (vice Maria Rosi), l’Ing. Ambientale Monica Tommasi ha illustrato i contenuti di un progetto, alternativo alla realizzazione della discarica proposta dalla Sao/Acea, che sulla base delle esperienze fatte dai comuni di Capannori e Ponte nelle Alpi, assicura una raccolta differenziata pari all’80 per cento dei rifiuti urbani nell’intera area che fa capo ad Orvieto.

A giudizio del Coordinamento, la Regione dovrà anche chiarire qual è la reale capacità residua della discarica Le Crete che dagli atti ufficiali risulta inspiegabilmente aumentata in sei mesi (da giugno a dicembre 2008) del 40 per cento. Fra le motivazione del no ad un nuovo impianto, contro il quale sono state formalmente richieste all’Ati 4 le due valutazioni previste dalla legge, quella strategica e quella ambientale, il Coordinamento evidenzia il netto contrasto con le normative a realizzare questi impianti in presenza di calanchi. Alla Commissione che in una prossima riunione esaminerà in modo più approfondito il caso è stata sollecitata anche una riflessione sul fatto che, aver previsto in Umbria quattro Ati, comporta per ogni territorio il dovere di risolvere autonomamente lo smaltimento dei propri rifiuti, contrariamente a quanto avvenuto in passato, con l’orvietano che ha sopperito alle esigenze degli altri.

I primi pareri espressi sulla audizione hanno messo in evidenza queste posizioni. Alfredo De Sio (Pdl) “l’esperienza fatta da Orvieto dimostra in modo evidente come la raccolta differenziato non sia mai decollata”. Vincenzo Riommi (Pd) “ll caso Le Crete ha una storia tutta sua. Il Comune di Orvieto per un periodo ha avuto convenienza a smaltire i rifiuti di altri. Lo dimostra il differenziale fra le tariffe basse pagate dai propri cittadini e quelle superiori del 40 per cento pagate a Terni. Con questa logica si andò in pratica a cercare i rifiuti campani”. Paolo Brutti (Idv) “La Commissione dovrà dare una risposta adeguata al comitato di Orvieto. In primo luogo deve essere chiarito il ruolo della differenziata: non sappiamo di preciso quanti materiali vengano effettivamente riutilizzati e come ciò avviene”. Luca Barberini (Pd) “Fare la differenziata è importante, ma ha dei costi alti perché manca ancora un sistema efficace di effettivo riuso dei materiali”. Fausto Galanello (Pd) “Oggi non esiste un progetto per incamminarci verso un modello di differenziata che recuperi i costi; mi auguro che la Commissione approfondisca i problemi emersi dalla audizione”. Orfeo Goracci (Prc) “Dobbiamo accelerare il confronto sui temi sollevati, senza illuderci sull’obiettivo del 65 per cento di differenziata, perché ogni ritardo ci avvicina a quegli inceneritori che non condividiamo”.

La mozione presentata dal consigliere Pier Luigi Leoni per proteggere l’area calanchiva di fronte ad Orvieto e vietare la costruzione in quel sito di una nuova discarica, il terzo calanco

Ieri, Lunedì 22 novembre 2010, si è discusso in Consiglio comunale la mozione proposta dal consigliere Pier Luigi Leoni e firmata da altri 6 consiglieri (Luciano Cencioni – PdL, Giuseppe Germani – PD, Evasio Gialletti – PSI,  Gianluca Luciani – PdL,  Oriano Ricci – PD e Carlo Tonelli- PdCI) in cui si chiede di dare inizio al procedimento per la costituzione del “Parco Intercomunale dei Calanchi”, ridefinendo la zona destinata attualmente allo smaltimento dei rifiuti.

Ieri era una data storica: il Consiglio comunale si sarebbe dovuto dichiarare pubblicamente sulla  sua politica ambientale: se  andare nella direzione degli interessi di Acea o verso quella del comune e dei suoi cittadini.
Tutto questo non è accaduto perché anziché esprimere una linea SUBITO si è preferito rimandare la decisione tra 15 giorni, eludendo un’assunzione di responsabilità tempestiva su un tema così delicato.

Riportaimo il testo integrale della mozione del consigliere Pier Luigi Leoni che merita una lettura ed una riflessione attente:

“La mozione di indirizzo per la protezione dei calanchi nasce dall’amore per la nostra città e per il nostro territorio. Quell’amore che è alla base del nostro impegno politico di amministratori comunali ed è alla base di ogni sano impegno politico.

Ed è politica, per quanto riguarda la nostra città, non solo quella che si fa dentro queste mura, ma anche quella che fanno le associazioni ambientaliste.

Queste meritorie avanguardie nella difesa dell’ambiente stanno portando avanti tre iniziative per il cambiamento della politica comunale in materia di rifiuti: una petizione popolare che è stata già sottoscritta da 2000 cittadini, una iniziativa referendaria comunale e una istanza di vincolo paesaggistico per la zona dei calanchi.

La mozione da me formulata, e della quale hanno chiesto la discussione sette consiglieri comunali, vuole completare il quadro delle iniziative intese a promuovere una sana politica comunale per lo sviluppo sostenibile. Una politica che è mancata in passato e che manca tuttora.

In altri termini, la politica ambientale (e segnatamente quella dello smaltimento dei rifiuti) non spetta all’industria privata. Il dovere e il diritto di fare scelte politiche nell’interesse generale spetta ai rappresentanti del popolo sovrano. I piani regionali e i piani d’ambito non possono essere fatti dagli industriali privati.

I rappresentanti del popolo fanno le scelte politiche e l’industria si adegua.

Invece si sta facendo il contrario. Il nostro ambiente, la nostra salute, la nostra economia corrono il rischio di doversi adattare alle scelte  degli industriali. I quali, naturalmente, privilegiano le discariche e gli inceneritori: il seppellimento e la combustione dei rifiuti. Scelgono, come è ovvio, le attività più facili e meno rischiose per il loro profitti.

Per costringerli a dimostrare la loro bravura e il loro coraggio bisogna dettare nuove linee di politica ambientale, senza curarsi di coloro che insinuano dubbi, prospettano responsabilità personali dei consiglieri comunali per fantomatici risarcimenti di danni, agitano lo spettro della disoccupazione ed evocano altri fantasmi. Sono giochetti o ingenui o sporchi.

Ma quali sono le linee di politica ambientale che la mozione sui calanchi sottintende in modo del tutto trasparente?

Sono quelle della raccolta differenziata spinta per riutilizzare al massimo possibile i rifiuti riutilizzabili e limitare al minimo indispensabile, in attesa del progredire della tecnica, il seppellimento e la combustione. Ma non è da trascurare la prospettiva di realizzare in Orvieto un polo tecnologico dell’ambiente, vale a dire un centro di eccellenza nei settori della ricerca, della produzione e della erogazione di servizi ambientali ad alto contenuto tecnologico.

Poiché un miscuglio di pigrizia, di ignoranza e di malafede stava inquinando i cervelli, proposi a suo tempo di andare a “vedere per credere”; di andare a far visite di gruppo ai comuni dove si fa quello che tutti dovremmo fare. Mi sono preso molte sfottiture e qualche incoraggiamento. Poi gli amici ambientalisti mi hanno fatto il graditissimo piacere di scavalcarmi. Hanno ottenuto una visita e una conferenza in Orvieto di un assessore e di un funzionario di Ponte nelle Alpi, comune leader nella raccolta differenziata.

Quei sindaci del comprensorio che erano presenti hanno appreso, con gli occhi sgranati per un giusta curiosità, che la raccolta differenziata spinta si può realizzare in sei mesi, che non comporta aumento di spese, ma l’incremento dell’occupazione, che consente di rendere equa la tassa sui rifiuti, proporzionando l’imposizione del tributo ai rifiuti effettivamente prodotti. Queste e altre cose abbiamo tutti potuto apprendere grazie ai documenti e alla cortesia esibiti dagli ospiti di Ponte nelle Alpi. Tanto è vero che i rappresentanti di sei comuni del comprensorio stanno proprio oggi ritornando da una visita in quella cittadina.

Orbene la mozione per la variante urbanistica di tutela dei calanchi, non è e non può essere direttamente una variante al piano regolatore. E nemmeno assegna né potrebbe prescrive termini per l’avviamento e la conclusione del procedimento di variante. Sarà compito dell’esecutivo dettare tempi e contenuti. Se non lo farà o se lo farà male ne risponderà al consiglio comunale e all’opinione pubblica.

Così come i consiglieri risponderanno all’opinione pubblica di ciò che diranno e di come voteranno.

Peraltro la mozione non fa che attenersi a quanto stabilito dal piano paesaggistico regionale (approvato dalla giunta regionale con deliberazione del 5 ottobre 2009) che testualmente prescrive “la salvaguardia e la messa in valore dei paesaggi collinari calanchivi tra Orvieto e Ficulle” e detta una serie di interventi del tutto incompatibili con il seppellimento dei rifiuti.

In pratica, ciò che la mozione propone corrisponde a ciò che propone anche il piano regionale, e lo fa tempestivamente, in modo da sollecitare il gestore della discarica a modificare i suoi progetti. Il gestore ha diritto di sapere che cosa vogliono comuni e ha il dovere e l’interesse a mettere in campo nuove prospettive. E non c’è momento più adatto di questo. Infatti ci sono in ballo anche le forti iniziative della municipalizzata di Terni e di un gruppo privato, che stanno intralciando e compromettendo i progetti del gestore orvietano. Pertanto una decisa spinta verso la raccolta differenziata fa chiarezza e apre prospettive buone per tutti: per la salvaguardia del nostro territorio, per l’occupazione dei nostri lavoratori e anche per il giusto profitto dell’industria.

Ringrazio il COVIP (che non è una cantina sociale e neppure una loggia massonica,  ma il Centro Orvietano di Vita Politica Senatore Romolo Tiberi) per avermi aiutato ad elaborare il testo della mozione. Si tratta di un gruppo di egregi cittadini animati dalla ferma volontà di aiutare disinteressatamente la nostra città. Essi mi onorano della loro amicizia e io sono loro grato.

Evito di lagnarmi del fatto che il presidente del consiglio ha gravemente violato una precisa diposizione di legge, che lo obbliga a convocare il consiglio comunale entro venti giorni dalla richiesta di almeno un quinto dei consiglieri. Mi limito a prendere atto delle sue giustificazioni”.

APPELLO DEL CORØ (COORDINAMENTO ORVIETANO RIFIUTI ZERO) AI CONSIGLIERI DEL COMUNE DI ORVIETO CHE DOVRANNO VOTARE LA MOZIONE IN MERITO ALLA DISCARICA

Lunedì 22 novembre 2010 alle ore 16.00 si discuterà in Consiglio comunale la mozione proposta dal consigliere Pier Luigi Leoni e firmata da altri 6 consiglieri (Luciano Cencioni – PdL, Giuseppe Germani – PD, Evasio Gialletti – PSI,  Gianluca Luciani – PdL,  Oriano Ricci – PD e Carlo Tonelli- PdCI) in cui si chiede di dare inizio al procedimento per la costituzione del “Parco Intercomunale dei Calanchi”, ridefinendo la zona destinata attualmente allo smaltimento dei rifiuti e allo stesso tempo sviluppando un sistema di gestione dei rifiuti che vada verso il riciclo integrale in cui la parte residuale possa essere destinata a completamento dell’attuale discarica.

Lunedì 22 Novembre  sarà una data storica perché si discuterà e si capirà del futuro di questa città. Il Consiglio comunale si troverà a dichiarare pubblicamente quale sarà la sua politica ambientale: se dovrà andare nella direzione degli interessi di Acea o verso quella del comune e dei suoi cittadini.

IL CORØ SI APPELLA AI CONSIGLIERI perché approvino la mozione ribadendo a ognuno di essi che i cittadini sono spettatori attenti e giudicheranno su come i consiglieri eserciteranno la loro responsabilità nella tutela dei beni comuni.

Non è più tempo di ambiguità, se questa dovesse prevalere sarà palese che questa amministrazione non ha intenzione di  fare il bene né dei suoi cittadini né della città.

Ricordiamo che il consiglio comunale è pubblico ed ogni cittadino è invitato a partecipare e a far partecipare familiari ed amici in quanto è vitale vigilare sui consiglieri che ci rappresentano e capire se intendono tutelare l’interesse dei cittadini e dell’intero territorio orvietano o se invece vogliono tutelare gli interessi di parte di SAO-ACEA.

CORØ  (COORDINAMENTO ORVIETANO RIFIUTI ZERO)


IL RICICLO DEI RIFIUTI AUMENTA L’OCCUPAZIONE E LA RICCHEZZA DEL PAESE MA SERVE INNOVAZIONE

Sfatiamo alcuni luoghi comuni sbandierati con più o meno convincimento, con più o meno interesse privato o di

parte, dai sostenitori dell’apertura di  una nuova discarica ad Orvieto

NON E’ VERO CHE  NON C’E’ ALTERNATIVA ALLA DISCARICA ED AGLI INCENERITORI

NON E’ VERO CHE CHI CI LAVORA RESTERA’ DISOCCUPATO

NON E’ VERO CHE IL RICICLO E’ COSTOSO E DI DIFFICILE REALIZZAZIONE


A dirlo non sono i soliti “4 gatti ambientalisti”. Lo confermano le esperienze di molti Stati in Europa e di diverse città italiane, che del riciclo hanno fatto il punto di forza della propria economia facendo Impresa.

Ormai le soluzioni, le tecnologie, le esperienze nel senso del riciclo sono acquisite. Non si tratta più di parlare di teorie o di ipotesi futuristiche, come poteva essere molti anni fa, quando il discorso si bloccava sul che fare: quali sono le alternative reali alla discarica o all’incenerimento?

OGGI GLI INCENERITORI NEL MONDO SONO IN FASE DI CHIUSURA, LE DISCARICHE PURE.

SOLO DA NOI, IN UMBRIA, SEMBRA CHE IL TEMPO SI SIA FERMATO.

Il modello di riferimento che si basa sul riciclo e sulla raccolta differenziata porta a porta, si definisce spinto in quanto, oggi, può raggiungere facilmente, operativamente e in poco tempo, soglie minime dell’80%. E’ quindi necessario che vengano rapidamente e radicalmente riconsiderati i Piani e i progetti all’esame presso le varie sedi istituzionali che non sono animati dal rispetto delle direttive comunitarie, ma semplicemente dalla conservazione delle rendite di posizione sul settore della gestione dei rifiuti. E’ necessario che la filosofia contenuta nelle direttive comunitarie sia condivisa da tutte le persone o organismi interessati al bene comune, alla valorizzazione dei piani aziendali utili alla collettività.

ESORTIAMO I POLITICI il cui impegno è fondamentale, ad invertire la rotta rispetto a gestioni tradizionali e prive di innovazione. Infatti la permanenza dello statu-quo, garantita da lobbies locali, ha impedito alle aziende di rinnovarsi e riconvertirsi in modo da essere fattore di sviluppo tutelando al meglio la qualità della vita e utilizzando in modo efficiente le risorse del territorio.

INVITIAMO I SINDACATI ad informarsi dell’arretratezza del sistema discarica/inceneritore che è la causa di una ridotta capacità occupazionale. Il riciclo comporta, con le dovute modalità, più numerose opportunità di lavoro ( non solo per le attività di selezione e qualificazione dei materiali ma anche per le attività di intermediazione e commercializzazione degli stessi), ed esperienze realizzate in altri comuni italiani lo dimostrano con i fatti!

LO DICIAMO AGLI IMPRENDITORI che poco hanno a che vedere con l’imprenditoria eccellente e molto con quella speculativa/parassitaria e che saranno gli unici responsabili del fallimento dell’impresa che sono stati chiamati a gestire poiché la loro strategia produttiva è bocciata dal progresso e dalla legge del libero mercato.

E SOPRATTUTTO, LO DICIAMO A TUTTI I CITTADINI perché non è solo un adeguamento alle Direttive europee, ma perché ci interessa prima di ogni altra questione la salute nostra e dei nostri figli e la tutela delle risorse del nostro prezioso territorio!

PETIZIONE POPOLARE CONTRO L’APERTURA DI UNA NUOVA DISCARICA alle Crete di Orvieto


PETIZIONE POPOLARE CONTRO L’APERTURA DI UNA NUOVA DISCARICA


Promossa da CORØ

Amici della Terra, Italia Nostra, Il Ginepro, Altra Città, WWF, Centro di Documentazione Popolare ORVIETO, Acqua PORANO, Accademia Kronos, Amici di Casteldifiori, CISA

I sottoscritti cittadini, firmatari della presente petizione con l’adesione di Cia, Assocommercio, Consorzio del vino, Confagricoltura, Confcommercio, Federalberghi

PREMESSO CHE

–        l’Unione Europea ha stabilito, con la direttiva 99/31/CE, recepita dal D.Lgs. 13 gennaio n. 36, che in discarica debbano finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili e che le discariche non debbano essere localizzate nei calanchi;

–        la direttiva 2008/98/CE stabilisce una gerarchia in materia di gestione dei rifiuti dando priorità alla prevenzione, alla preparazione per il riutilizzo, al riciclaggio, al recupero di altro tipo e per ultimo allo smaltimento;

–        a livello nazionale con il D.Lgs. 22/97 si è passati a considerare i rifiuti come una risorsa da gestire e valorizzare;

–        oggi lo smaltimento in discarica sta diventando la fase residuale della gestione dei rifiuti.

CONSIDERATO CHE

–        ad Orvieto esiste già una discarica la cui previsione di esaurimento, inizialmente stabilita per il 2018, sarà invece anticipata al il 2011;

–        è stato presentato un progetto di gestione dei rifiuti da soggetto privato che prevede l’ampliamento dell’attuale discarica con sopraelevazione e l’apertura di una nuova discarica con previsioni di conferimenti di rifiuti pari a 130.000 tonnellate/anno fino al 2016 e 100.000 tonnellate/anno fino al 2027;

–        il sito previsto per l’ampliamento della discarica fa parte di un complesso calanchivo di elevato valore paesaggistico e ambientale, ubicato sul versante sud-ovest della valle del Paglia e ben visibile dalla Rupe di Orvieto che, per le sue caratteristiche ambientali e monumentali, è stata recentemente proposta come sito di interesse per l’UNESCO;

DICONO:

1. NO ALL’AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA

2. SI’ ALLA TRASFORMAZIONE DEL SITO DELLE CRETE IN UN “PARCO INTERCOMUNALE DEI CALANCHI”

3. SI’ AD UN PROGETTO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA CON RICICLO DI OLTRE L’80%


RIFIUTIamola..la discarica

 

COSTITUZIONE DEL COORDINAMENTO ORVIETANO RIFIUTI ZERO (CORØ) E PARTENZA DELLA PETIZIONE CONTRO L’APERTURA DI UNA TERZA DISCARICA

Il giorno 02/11/2010 si è costituito in Orvieto, al bar Montanucci, il CORØ (Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero) con lo scopo di impedire l’apertura di una nuova discarica ad Orvieto. Il CORØ è formato da cittadini ed associazioni che hanno deciso di intervenire con urgenza e determinazione per impedire l’apertura di una nuova discarica a pochissimi chilometri da Orvieto (in perfetta “vista Duomo”). La nuova discarica non sarebbe assolutamente necessaria se si decidesse finalmente di attuare una seria e capillare raccolta finalizzata al riciclo dei rifiuti, non è un caso infatti che la differenziata raccolta ad Orvieto sia solo il 12% dei rifiuti prodotti. Ma non solo, i rifiuti di Orvieto sono appena il 10% di quanto finisce in discarica ogni anno. Non c’è quindi territorio che possa bastare se si continuerà pervicacemente a “seppellire” rifiuti provenienti da buona parte dell’Umbria.

Dopo gli errori gestionali del passato che hanno visto Orvieto penalizzata dalla presenza della discarica senza neanche beneficiare opportunamente degli introiti economici che le sarebbero dovuti derivare, nel presente stiamo assistendo ad una politica finalizzata al mero recupero economico senza alcun intendimento teso ad affrontare il problema alla radice. I rifiuti, nei paesi più maturi ed evoluti, non sono come da noi un problema, ma un’ utile risorsa che sviluppa reddito diffuso ed occupazione, preservando la Salute Pubblica e la bellezza del Paesaggio. La politica di un recente passato era in forte ritardo su queste tematiche perché non è riuscita né a contenere il danno e tanto meno a monetizzarlo a vantaggio degli Orvietani. La politica presente è ancora in ritardo perché ricerca il beneficio economico senza intervenire, come le tecnologie e le buone consuetudini permetterebbero, nel riutilizzo della massa dei rifiuti che ogni giorno produciamo.
Conosciamo bene a cosa portano questi ritardi, ne abbiamo una precisa e quotidiana visione nelle dolorose vicende che affliggono la Campania ed altre regioni d’Italia.

Stanchi quindi del perdurare dell’incapacità politica nell’affrontare questa delicata tematica e prima che si trasformi in una delle tante e pericolose emergenze italiane il CORØ ha deciso di avviare una petizione pubblica per fare capire all’Amministrazione Comunale di Orvieto, alla Provincia di Terni ed alla Regione Umbria che la questione rifiuti deve essere affrontata con  nuovo impegno e competenza, rompendo definitivamente con i ritardi e le inefficienze del passato che stanno compromettendo l’immagine regionale ed in particolare quella del comprensorio Orvietano.

Dove e quando potete trovare dei banchetti per firmare e per avere informazioni:

ogni SABATO:   10-13 Piazza del Popolo – 17-20 Torre del Moro

ogni MARTEDÌ: 10-13 Piazza del Commercio (Coop) Orvieto Scalo

CORØ (Amici della terra- Italia nostra- Il ginepro- altra città- wwf- centro di documentazione popolare-associazione acqua- accademia kronos- amici di casteldifiori- cisa- cittadinanza attiva e altri liberi cittadini)

email del coordinamento: cororv@gmail.com

Foto Discarica Le Crete di Orvieto

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Aperitivo e Musica con Amici della Terra – Club di Orvieto

 

Siete tutti invitati alla festa che l’associazione Amici della Terra ha organizzato per sabato prossimo 23 Ottobre alla Galleria Sugana, in via A. Cozza 1, nel centro storico di Orvieto a partire dalle 19,30.

 

Sarà l’occasione per incontrarsi e per scambiarci informazioni ed idee e naturalmente per divertirsi. Durante la festa si potranno rinnovare le tessere o iscriversi per la prima volta agli Amici della Terra.In quell’occasione inizieremo a far girare i fogli per le firme della petizione contro l’apertura di una nuova discarica ad Orvieto. Quest’anno non stamperemo gli inviti, risparmiamo la carta! Per questo vi chiediamo di diffondere il messaggio a chi ritenete possa essere interessato a partecipare o con il passaparola.  

Il disegno dell’invito lo ha fatto il nostro associato Paolo Casolini. Grazie Paolo, è un disegno che libera certamente la fantasia. Speriamo che possiate partecipare tutti e numerosi. A sabato!

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AMICI della TERRA ORVIETO ringraziano tutti coloro che hanno partecipato alla festa di tesseramento dell’associazione ma soprattutto ringraziano tutti quelli che hanno rinnovato la tessera associativa e quelli che hanno firmato la petizione contro l’apertura di un’altra discarica presso le Crete di Orvieto.

Qui alcuni scatti della festa di sabato 23 ottobre 2010:

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CONFERENZA STAMPA – Presentazione della petizione popolare contro l’ampliamento della discarica “Le Crete” di Orvieto

Oggi 16 ottobre alle ore 11.30 si è tenuta la conferenza stampa presso il bar Montanucci per presentare la petizione popolare contro l’ampliamento della discarica Le Crete.

 

Cliccando qui è possibile scaricare le slides di presentazione della conferenza stampa illustrate da Amici della Terra

Sui rifiuti i cittadini devono dire la loro:

NO ad Orvieto pattumiera dell’Umbria

E’ arrivato il momento che l’amministrazione comunale faccia scelte diverse sulla gestione dei rifiuti per ottenere una migliore tutela dell’ambiente e migliori prestazioni economiche e sociali a vantaggio delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini

 

Una petizione popolare contro l’ampliamento della discarica “Le Crete” di Orvieto, perché l’attuale gestione non rispetta le esigenze del territorio, non porta nessun beneficio né economico né sociale per i cittadini, per le istituzioni, per le imprese. La petizione è promossa dalle associazioni Amici della Terra, Accademia Kronos, Acqua Porano, Altra Città, Amici di Castelfiori, Italia Nostra, Il Ginepro, Centro di Documentazione Popolare Orvieto, WWF, Cisa, con l’adesione di Confagricoltura, Confcommercio, Federalberghi, Cia.

Fino ad oggi la nostra discarica ha sopperito alle carenze di una non adeguata gestione dei rifiuti, abbiamo fatto ‘mutuo soccorso’ e preso rifiuti da Spoleto, Milano, Napoli. Attualmente arrivano ad Orvieto rifiuti da fuori regione come ceneri e scorie dagli inceneritori del Lazio. Questa città, con la sua storia, il suo Duomo, le sue eccellenze enologiche il suo meraviglioso paesaggio non può diventare la grande discarica dell’Umbria.” spiega Monica Tommasi, presidente della sezione orvietana dell’associazione Amici della Terra.

“La nostra proposta – continua Monica Tommasi – è di avviare una raccolta differenziata porta a porta che nel giro di due anni porterà ad un riciclo dell’80% dei rifiuti prodotti. Molti comuni italiani l’hanno realizzata con successo. Esistono tecnologie innovative e sistemi di gestione che consentono di procedere verso l’obiettivo di ‘rifiuti zero’, cioè verso l’effettivo reimpiego dei materiali raccolti, riducendo al minimo l’uso delle discariche. Il beneficio per il territorio sarà soprattutto economico, perché saranno avviate nuove imprese, specializzate ad esempio nel recupero e il reimpiego dei materiali. Si tratta di promuovere lo sviluppo di percorsi di recupero che realizzino in aree contenute quanto oggi è organizzato a livello nazionale attraverso consorzi, il Conai ed altri soggetti, riducendo la produzione dei rifiuti con meno spese per i cittadini e per le amministrazioni. Con il vantaggio della creazione di nuovi posti di lavoro.”

I rifiuti sono una risorsa da valorizzare e le associazioni ritengono che debbano essere accettati solo progetti e sistemi che si occupino principalmente di recuperare materiali e di reinserirli nel mercato commerciale, utilizzando al meglio tutti i canali istituzionali già disponibili da anni (consorzi, borsa rifiuti, produzione di materiali nuovi a norma commerciale), lasciando al settore smaltimento rifiuti un ruolo marginale (10-5% dei rifiuti raccolti) e in decrescita nel tempo.

Questo è il testo della petizione:

PETIZIONE POPOLARE CONTRO L’APERTURA DI UNA NUOVA DISCARICA

Amici della Terra,
Italia Nostra,
Il Ginepro,
Altra Città,
WWF,
Centro di Documentazione Popolare ORVIETO,
Acqua PORANO,
Accademia Kronos,
Amici di Casteldifiori
CISA (Comitato Interregionale per la Salvaguardia dell’Alfina)

Al Sindaco di Orvieto
Regione dell’Umbria
Provincia di Terni
Ati4
e p.c al Sindaci dell’Ati4

I sottoscritti cittadini, firmatari della presente petizione


PREMESSO CHE

–        l’Unione Europea ha stabilito, con la direttiva 99/31/CE, recepita dal D.Lgs. 13 gennaio n.36, che in discarica debbano finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili e che le discariche non devono essere localizzate nei calanchi;

–        la direttiva 2008/98/CE stabilisce una gerarchia in materia di gestione dei rifiuti dando priorità alla prevenzione, alla preparazione per il riutilizzo, al riciclaggio, al recupero di altro tipo e per ultimo allo smaltimento;

–        a livello nazionale con il Dlgs 22/97 si è passati a considerare i rifiuti come una risorsa da gestire e valorizzare;

–         oggi lo smaltimento in discarica sta diventando la fase residuale della gestione dei rifiuti.

CONSIDERATO CHE

–        ad Orvieto esiste gia una discarica la cui previsione di esaurimento, inizialmente stabilita per il 2018, sarà il 2011;

–        è stato presentato un progetto di gestione dei rifiuti da soggetto privato che prevede l’ampliamento dell’attuale discarica con sopraelevazione e  l’ampliamento nel calanco adiacente (apertura di una nuova discarica)  con previsioni di conferimenti di rifiuti pari a 130.000 tonnellate/anno fino al 2016 e 100.000 tonnellate/anno fino al 2027;

–         il sito previsto comprende un complesso calanchivo di elevato valore paesaggistico ambientale trattandosi del versante sud-ovest della valle del Paglia giustapposto alla Rupe di Orvieto e alla Cattedrale, oltre a tutto il complesso dell’insediamento che rappresenta uno dei siti di carattere morfologico, ambientale, paesaggistico, artistico e monumentale più notevoli d’Italia,

DICONO:

1. NO ALL’AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA

2. SI ALLA TRASFORMAZIONE DEL SITO DELLE CRETE IN UN “PARCO INTERCOMUNALE DEI CALANCHI”

3. SI AD UN PROGETTO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA  PORTA A PORTA CON RICICLO DI OLTRE L’80% 

NEI PROSSIMI GIORNI COMUNICHEREMO LE POSTAZIONI ED I LUOGHI DOVE SARA’ POSSIBILE FIRMARE LA PETIZIONE.

 

Alluminio nell’acqua potabile: le responsabili non sono soltanto le forti precipitazioni

Perché nel terreno ci sono forti concentrazioni di alluminio? L’Assessore all’ambiente Tardani e la Commissione provinciale non lo spiegano.

Amici della Terra ha una risposta e una proposta.

Attenzione! per bere un bicchiere d’acqua del rubinetto bisogna guardare le previsioni del tempo. Domani è previsto il sole? beviamo tranquilli; per il fine settimana invece dovrebbe piovere …allora potrebbero esserci seri problemi…..

Non si mette in dubbio che le piogge intense del dicembre scorso siano da considerare l’evento scatenante delle forti concentrazioni di alluminio e ferro nelle falde acquifere che servono Orvieto e comprensorio, ma l’assessore all’ambiente del Comune di Orvieto Roberta Tardani converrà con noi che questa spiegazione non può accontentare.

I risultati dell’inchiesta svolta dalla Commissione provinciale ( chi ne faceva parte? Quali tecnici? Di quali enti?), secondo l’assessore all’ambiente, danno questa spiegazione. Ma la domanda che i cittadini devono porsi è  un’altra: come mai nel terreno c’è così tanto alluminio solubile?

L’Associazione Amici della Terra la risposta l’ha già data a febbraio 2010 – un mese dopo l’emergenza – grazie al coinvolgimento di un gruppo di esperti dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Sismologia (INGV).

La presenza di alluminio nelle falde può essere causata da grosse concentrazioni di anidride carbonica (CO2) e acido solfidrico (H2S) nel terreno. Questi gas sono capaci di innescare processi di solubilizzazione di alcuni metalli pesanti come l’allumino e il ferro presenti in alcuni minerali del terreno, e poi, successivamente, le piogge li portano nelle falde acquifere. La presenza di questi geogas, non solo CO2 e H2S, ma anche Radon, è legata al vulcanismo di questo territorio.

La loro risalita potrebbe avvenire in modo naturale attraverso spaccature delle rocce (microsismi) o attraverso vie preferenziali conseguenti all’attività antropica come pozzi. Nell’Altopiano dell’Alfina, (dove si trovano le falde idriche utilizzate da diversi comuni dell’orvietano) sono state eseguite diverse trivellazioni profondissime con la realizzazione di pozzi geotermici (fatti dall’Enel negli anni ‘80). Questi gas, in determinate concentrazioni e condizioni, possono essere molto dannosi per la salute umana. Questi fenomeni si sono verificati anche in altre località dell’Italia, ma in altri comuni queste anomalie geochimiche sono state individuate correttamente e monitorate proprio per comprendere la gravità del problema e cercare di fare un primo screening del rischio connesso; in particolare se dovute all’attività antropica sono state cercate le soluzioni opportune.

Ad Orvieto si è scelta invece la soluzione tampone: l’acqua viene continuamente miscelata con quella proveniente da altre zone, trasportata dalle autobotti.

Ma quanto costa ai cittadini questa soluzione?
La proposta di Amici della Terra rimane quella di realizzare un monitoraggio specifico e continuo nell’Altopiano dell’Alfina effettuando rilievi sul terreno per “colpire” là dove c’è bisogno.
Questo permetterà al Comune e ai cittadini di risparmiare soldi e di bere tranquillamente.

Così quando piove dovremo preoccuparci solo di portare l’ombrello e non stare attenti a riempire un bicchiere dal rubinetto!

Cliccando qui potrete vedere alcuni video dell’assemblea cittadina che Amici della Terra hanno organizzato lo scorso febbraio in occasione dell’emergenza alluminio nell’acqua del comprensorio orvietano.

Cliccando qui è possibile scaricare l’intero intervento in PDF fatto durante l’assemblea cittadina dalla Dott.ssa Monia Procesi dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Cliccando qui il relativo video (parte prima). Il resto sul canale youtube di Amici della terra.
Questa rimane la proposta di Amici della Terra ovvero realizzare un monitoraggio specifico e continuo nell’Altopiano dell’Alfina effettuando rilievi sul terreno per “colpire” là dove c’è bisogno.

Discarica Le Crete: è tempo di SIT IN

Mercoledì 31 agosto 2022 alle ore 10,30 si svolgerà la seconda e conclusiva seduta della Conferenza di servizi convocata dalla Regione Umbria per esaminare le osservazioni inerenti il nuovo piano dei rifiuti preadottato dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 600/2022.
Anche il Comune di Orvieto sarà chiamato a formulare il proprio parere.
Il piano penalizza pesantemente la nostra discarica, il nostro territorio e la nostra comunità.
Interveniamo tutti al SIT IN previsto nello stesso momento (il 31 agosto alle ore 10,30) in Piazza della Repubblica a Orvieto per sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto l’Amministrazione comunale, a non tradire gli Orvietani!

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