La posizione degli Amici della Terra sulle energie rinnovabili

Riprendendo le nostre posizioni sulle fonti rinnovabili e in particolare le nostre osservazioni al documento del comune di Orvieto sulla possibilità di mettere il fotovoltaico su terreni agricoli, pubblichiamo due articoli usciti su Repubblica e sul Corriere della Sera rispettivamente di Mario Pirani e Vittorio Sgarbi che esprimono le nostre stesse preoccupazioni su possibili businnes delle rinnovabili.

Sgarbi: «Difendo il paesaggio:
no ai pannelli solari»

LE ENERGIE RINNOVABILI E LA TUTELA DEL TERRITORIO

Sgarbi: «Difendo il paesaggio:
no ai pannelli solari»

Caro Direttore, l’11 maggio, in forma solenne, al presidente della Repubblica, nel giorno della sua visita a Salemi per la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia, ho richiamato l’articolo 9 della Costituzione, chiedendogli una promessa o un’attenzione particolare, perché un altro valore dell’Italia oltre quello dell’Unità, che è il suo paesaggio, sia rispettato. Quel paesaggio che è simbolo dell’Unità più di ogni altra cosa, dal Nord al Sud, ma soprattutto nelle regioni meridionali, dove è colpito e sfregiato. Ieri da un vento di mafia (che io per primo ho denunciato e di cui abbiamo prove certe) con l’installazione di migliaia di pale eoliche, oggi da una nuova minaccia, gli impianti fotovoltaici.

Nel richiamare la tutela dell’integrità del paesaggio e di quei luoghi del cuore e della storia, come Salemi e Calatafimi, lo scorso maggio ho ricordato al presidente le pagine dello scrittore Cesare Brandi: «Per andare a Mozia da Palermo, se uno vuol fare una delle strade più belle del mondo, prende da Costiera e passa da Castellammare e quello che vede è così multiplo e diverso, come se invece di percorrere quelle poche centinaia di chilometri, ne facesse migliaia: tanto in poco spazio il panorama è variato e il mare si offre in modi così differenti e così belli». Il paesaggio raccontato da Brandi è quello in cui sono state installate le pale eoliche e in cui oggi si vorrebbero distendere migliaia di pannelli solari, come è già avvenuto a Ragusa dove hanno montato oltre 10 mila pannelli, distruggendo secolari muretti a secco e la campagna circostante. Al posto della civiltà agricola un immenso specchio di vetro. L’incombenza di questa nuova minaccia all’integrità del paesaggio — pannelli solari al posto di vigneti e uliveti — mi spinge a chiedere nuovamente al presidente della Repubblica di aiutarci a difendere il grande paesaggio italiano. Lo faccio ora che, passata la sbornia di un finto ambientalismo che ha assistito in silenzio allo sfregio del territorio da parte degli impianti eolici, un nuovo miraggio di facili guadagni sembra abbia accalappiato agricoltori in crisi e molti imprenditori in cerca di provvidenze pubbliche.

Riecheggiano, a sostegno del fotovoltaico, considerazioni che ho già sentito: nuovi posti di lavoro e cospicue remunerazioni per i proprietari dei terreni che smetterebbero di coltivare l’uva, le arance, gli ulivi, per dare in affitto i poderi. Un nuovo business viene dunque prospettato agli agricoltori, mentre si ignora che le infiltrazioni mafiose nell’eolico, indipendentemente dalla devastazione del paesaggio, inducono oggi tutta la classe politica della Regione Siciliana e Confindustria a dire che non vanno più bene. Temo che si ripeta quel che è accaduto con gli impianti eolici. Qualcuno li ha visti installare, qualcuno ne ha ricavato un immediato beneficio economico. Certamente la politica è rimasta a guardare, non ha fatto nulla per impedirle. E allora dico: se la politica oggi può prevenire la devastazione del paesaggio non vedo perché non lo debba fare. Non vedo perché si debba cancellare la civiltà agricola per dare spazio a fonti di energia rinnovabile. E poco importa se certe indicazioni sono previste dal protocollo di Kyoto. Tentano di far passare una serie di bubbole e quando se ne accorgeranno sarà sempre troppo tardi. Si scelgano altri siti. Il miraggio di questo nuovo business legato al fotovoltaico è arrivato anche a Salemi, la città di cui sono sindaco dal 2008. In un’assemblea con una minoranza di agricoltori vittime della globalizzazione e disperati per l’erosione dei redditi, e con imprenditori pronti a utilizzare il fiume di contributi pubblici dell’Unione Europea, mi è stato chiesto di autorizzare l’installazione di impianti fotovoltaici nelle campagne. Ho risposto: fin quando sono sindaco, decido io. E faccio parlare Salemi in tutto il mondo per la sua civiltà, non per lo stupro del paesaggio.

Sul fotovoltaico nelle campagne non c’è alcuna mediazione possibile. Questa è la mia posizione. Diversamente, sceglietevi un altro sindaco, uno che sarà felicissimo di riempire le campagne di fotovoltaico così come le hanno riempite di pale eoliche. Non ho nessuna intenzione di far prevalere la dissennatezza. Bisogna smetterla con la retorica per cui siccome c’è gente che deve lavorare, si continua a distruggere il paesaggio. Non si tiene certo aperta una fabbrica che inquina solo perché bisogna garantire uno stipendio ai dipendenti. Tuttavia, non avendo pregiudizi sul fotovoltaico, ho anche indicato un’alternativa. In Italia abbiamo un numero impressionante di edifici orrendi su cui si possono installare i pannelli. Gli impianti fotovoltaici, proprio come gli impianti eolici, sono orrori contro l’agricoltura, contro la civiltà, contro il paesaggio, contro il territorio. Per complicità della Regione e per complicità dell’Europa. La campagna viene stuprata: si estirpano i vigneti per realizzare le piattaforme di cemento armato. I pannelli solari e le pale eoliche creano un’alterazione del paesaggio, anche se vengono montate con un obiettivo positivo: produrre energia pulita. Gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche sono in palese contrasto con l’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Impianti fotovoltaici e pale eoliche sono dunque illegali. Se ci sono dei soldi dell’Unione Europea, indirizziamoli all’unica energia vera che è l’energia dell’agricoltura. Questi soldi, diamoli all’agricoltura, diffondiamo nel mondo la qualità dei nostri prodotti.

Vittorio Sgarbi
(sindaco di Salemi)

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Tremonti ha capito dove spira il vento

Repubblica — 12 luglio 2010

OGNI giorno trova conferma la verità del vecchio detto secondo cui il Maligno si nasconde nei dettagli. Così, mentre i temi generali sulla manovra finanziaria vengono largamente dibattutie saranno, alla fine, risolti da un maxi emendamento su cui il governo porrà la fiducia, le lotte intestine per spostare preventivamente singole poste di pochi o molti milioni di euro, dall’ uno all’ altro articolo della legge, si svolgono nella disattenzione dei cittadini, che non sono neppure al corrente delle faide in corso, del frenetico attivismo delle lobbies, degli scambi inverecondi tra politica e affari. Un caso tipico è quello dell’ art. 45, introdotto da Tremonti per porre un freno alla speculazione sugli incentivi – i più alti al mondo – che il nostro paese destina agli impianti eolici. Non è per vantare dei meriti ma nella nostra rubrica ci eravamo più volte rivolti al ministro dell’ Economia proprio perché tra i risparmi possibili non trascurasse qualche sano taglio in un settore che, non per caso, è diventato un pascolo frequentatissimo dalla criminalità organizzata. Tra tante critiche a Tremonti va ascritto a suo merito aver abolito l’ obbligo all’ autorità pubblica del settore, il Gestore del Mercato elettrico, di acquistare i «certificati verdi» che risultassero invenduti, con un risparmio sulle bollette di almeno 600 milioni nel solo primo anno.Tenterò di chiarire ai lettori di che si tratta, in termini elementari: i certificati verdi sono dei bond che vengono rilasciati come incentivoa chi produce energie alternative al petrolio. Questi bond avevano finora un prezzo pressoché fisso che si aggirava tra gli 80 e i 100 euro. Li acquistavano le industrie inquinanti, a cominciare da alcuni petrolieri, che in tal modo «ripagavano» le multe che altrimenti avrebbero dovuto sborsare per non aver ancora ottemperato all’ obbligo di risanare le produzioni, figurando virtualmente come produttori di energia verde senza in realtà procedere alla svolta ecologica reale. Gli accordi internazionali obbligano infatti l’ Italia a raggiungere la quota del 25% di produzione energetica da fonti rinnovabili, salvo pagamento di salate sanzioni. In definitiva i «palazzinari del vento» avevano convenienza a costruire torri eoliche anche dove non spira un alito di brezza e gli inquinatori trovavano una facile scappatoia per continuare ad avvelenare l’ ambiente. Il tutto scaricato sulle bollette. La posta in gioco è così alta chei partiti si sono divisi ed anche le organizzazioni ambientaliste. Al Senato ben 18 emendamenti per sopprimere l’ art. 45 sono stati presentati da parlamentari di quasi tutti i gruppi. Come ha detto Emma Bonino «qualcuno li ha presentai dietro pressioni varie, senza capire cosa stava presentando. E allora – ha aggiunto – è il caso di essere chiari: l’ attuale obbligo di riacquisto dei CV ha trasformato questi titoli in bond garantiti non dallo Stato ma dalle bollette degli italiani. Invece di essere contrattati sul mercatoe quindi avere un prezzo variabile, sono a prezzo fisso, tanto poi ci sono i fessi che pagano. Tremonti abolendo il prezzo fisso (e l’ obbligo pubblico di riacquisto ndr) ha cancellato una ingiustificata rendita di posizionee uno stimolo alla speculazione sulle rinnovabili. Per una volta: bravo Tremonti!» Ma il solitario e giusto plauso della Bonino non si era ancora spento che si scatenava nel sottobosco di Palazzo Madama, l’ armeggio etero diretto per ricondurre i padri coscritti a più accorti consigli, ottenendo qualche primo successo. Primo fra i quali lo spostamento di un anno, dal 2010 al 2011, dell’ esecutività della misura. E in Italia come è noto l’ arte del rinvio non conosce limiti. Sarà bene che i consumatori, i politici onesti e gli industriali veri aprano bene gli occhi su come andràa finire la vicenda. Qualunque sia il giudizio complessivo sulla manovra sostenuta da Tremonti, bisogna, quindi, riconoscere che l’ articolo 45, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta finalmente una virtuosa inversione di tendenza.Auguriamoci che la potente lobby dell’ eolico non riesca a cancellarlo. – MARIO PIRANI

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Una Risposta

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