RIFIUTI ORVIETO: “NO ALLA TERZA DISCARICA, LA DIFFERENZIATA CHE PROPONIAMO RAGGIUNGE L’80 PER CENTO” – IL COMITATO ‘ORVIETO RIFIUTI ZERO’ ASCOLTATO DALLA SECONDA COMMISSIONE DI PALAZZO CESARONI

La seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni ha ascoltato le ragioni del Coordinamento ‘Orvieto rifiuti zero’,contrario alla realizzazione della terza discarica in quel territorio per ragioni ambientali e perché la città con la discarica di Le Crete ha già accolto rifiuti da diversi comuni umbri e dalla Campania. Il Comitato presieduto da Monica Tommasi ha illustrato un proprio progetto incentrato sulla differenziata spinta che, sulla base di esperienza maturate in due comuni, riuscirebbe a riciclare l’80 per cento dei rifiuti urbani della zona.

Perugia 6 dicembre 2010 – “La Regione non deve nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di aprire una nuova terza discarica nell’orvietano.

Ci opporremo per tre motivi: non è prevista nel Piano umbro; sul fronte smaltimento abbiamo già dato molto in termini di solidarietà accettando rifiuti di altre regioni; la città di Orvieto è già ferita da due discariche, nonostante il suo valore naturalistico e la sua importanza storica”.
E’ questa la posizione del Coordinamento orvietano rifiuti zero, ufficialmente illustrata oggi alla seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni, dalla portavoce Monica Tommasi.

Cliccando qui è possibile leggere l’intero intervento

Ascoltata su sua richiesta dai commissari dell’organismo consultivo, presieduto da Gianfranco Chiacchieroni, (vice Maria Rosi), l’Ing. Ambientale Monica Tommasi ha illustrato i contenuti di un progetto, alternativo alla realizzazione della discarica proposta dalla Sao/Acea, che sulla base delle esperienze fatte dai comuni di Capannori e Ponte nelle Alpi, assicura una raccolta differenziata pari all’80 per cento dei rifiuti urbani nell’intera area che fa capo ad Orvieto.

A giudizio del Coordinamento, la Regione dovrà anche chiarire qual è la reale capacità residua della discarica Le Crete che dagli atti ufficiali risulta inspiegabilmente aumentata in sei mesi (da giugno a dicembre 2008) del 40 per cento. Fra le motivazione del no ad un nuovo impianto, contro il quale sono state formalmente richieste all’Ati 4 le due valutazioni previste dalla legge, quella strategica e quella ambientale, il Coordinamento evidenzia il netto contrasto con le normative a realizzare questi impianti in presenza di calanchi. Alla Commissione che in una prossima riunione esaminerà in modo più approfondito il caso è stata sollecitata anche una riflessione sul fatto che, aver previsto in Umbria quattro Ati, comporta per ogni territorio il dovere di risolvere autonomamente lo smaltimento dei propri rifiuti, contrariamente a quanto avvenuto in passato, con l’orvietano che ha sopperito alle esigenze degli altri.

I primi pareri espressi sulla audizione hanno messo in evidenza queste posizioni. Alfredo De Sio (Pdl) “l’esperienza fatta da Orvieto dimostra in modo evidente come la raccolta differenziato non sia mai decollata”. Vincenzo Riommi (Pd) “ll caso Le Crete ha una storia tutta sua. Il Comune di Orvieto per un periodo ha avuto convenienza a smaltire i rifiuti di altri. Lo dimostra il differenziale fra le tariffe basse pagate dai propri cittadini e quelle superiori del 40 per cento pagate a Terni. Con questa logica si andò in pratica a cercare i rifiuti campani”. Paolo Brutti (Idv) “La Commissione dovrà dare una risposta adeguata al comitato di Orvieto. In primo luogo deve essere chiarito il ruolo della differenziata: non sappiamo di preciso quanti materiali vengano effettivamente riutilizzati e come ciò avviene”. Luca Barberini (Pd) “Fare la differenziata è importante, ma ha dei costi alti perché manca ancora un sistema efficace di effettivo riuso dei materiali”. Fausto Galanello (Pd) “Oggi non esiste un progetto per incamminarci verso un modello di differenziata che recuperi i costi; mi auguro che la Commissione approfondisca i problemi emersi dalla audizione”. Orfeo Goracci (Prc) “Dobbiamo accelerare il confronto sui temi sollevati, senza illuderci sull’obiettivo del 65 per cento di differenziata, perché ogni ritardo ci avvicina a quegli inceneritori che non condividiamo”.

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