Alluminio nell’acqua potabile: le responsabili non sono soltanto le forti precipitazioni

Perché nel terreno ci sono forti concentrazioni di alluminio? L’Assessore all’ambiente Tardani e la Commissione provinciale non lo spiegano.

Amici della Terra ha una risposta e una proposta.

Attenzione! per bere un bicchiere d’acqua del rubinetto bisogna guardare le previsioni del tempo. Domani è previsto il sole? beviamo tranquilli; per il fine settimana invece dovrebbe piovere …allora potrebbero esserci seri problemi…..

Non si mette in dubbio che le piogge intense del dicembre scorso siano da considerare l’evento scatenante delle forti concentrazioni di alluminio e ferro nelle falde acquifere che servono Orvieto e comprensorio, ma l’assessore all’ambiente del Comune di Orvieto Roberta Tardani converrà con noi che questa spiegazione non può accontentare.

I risultati dell’inchiesta svolta dalla Commissione provinciale ( chi ne faceva parte? Quali tecnici? Di quali enti?), secondo l’assessore all’ambiente, danno questa spiegazione. Ma la domanda che i cittadini devono porsi è  un’altra: come mai nel terreno c’è così tanto alluminio solubile?

L’Associazione Amici della Terra la risposta l’ha già data a febbraio 2010 – un mese dopo l’emergenza – grazie al coinvolgimento di un gruppo di esperti dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Sismologia (INGV).

La presenza di alluminio nelle falde può essere causata da grosse concentrazioni di anidride carbonica (CO2) e acido solfidrico (H2S) nel terreno. Questi gas sono capaci di innescare processi di solubilizzazione di alcuni metalli pesanti come l’allumino e il ferro presenti in alcuni minerali del terreno, e poi, successivamente, le piogge li portano nelle falde acquifere. La presenza di questi geogas, non solo CO2 e H2S, ma anche Radon, è legata al vulcanismo di questo territorio.

La loro risalita potrebbe avvenire in modo naturale attraverso spaccature delle rocce (microsismi) o attraverso vie preferenziali conseguenti all’attività antropica come pozzi. Nell’Altopiano dell’Alfina, (dove si trovano le falde idriche utilizzate da diversi comuni dell’orvietano) sono state eseguite diverse trivellazioni profondissime con la realizzazione di pozzi geotermici (fatti dall’Enel negli anni ‘80). Questi gas, in determinate concentrazioni e condizioni, possono essere molto dannosi per la salute umana. Questi fenomeni si sono verificati anche in altre località dell’Italia, ma in altri comuni queste anomalie geochimiche sono state individuate correttamente e monitorate proprio per comprendere la gravità del problema e cercare di fare un primo screening del rischio connesso; in particolare se dovute all’attività antropica sono state cercate le soluzioni opportune.

Ad Orvieto si è scelta invece la soluzione tampone: l’acqua viene continuamente miscelata con quella proveniente da altre zone, trasportata dalle autobotti.

Ma quanto costa ai cittadini questa soluzione?
La proposta di Amici della Terra rimane quella di realizzare un monitoraggio specifico e continuo nell’Altopiano dell’Alfina effettuando rilievi sul terreno per “colpire” là dove c’è bisogno.
Questo permetterà al Comune e ai cittadini di risparmiare soldi e di bere tranquillamente.

Così quando piove dovremo preoccuparci solo di portare l’ombrello e non stare attenti a riempire un bicchiere dal rubinetto!

Cliccando qui potrete vedere alcuni video dell’assemblea cittadina che Amici della Terra hanno organizzato lo scorso febbraio in occasione dell’emergenza alluminio nell’acqua del comprensorio orvietano.

Cliccando qui è possibile scaricare l’intero intervento in PDF fatto durante l’assemblea cittadina dalla Dott.ssa Monia Procesi dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Cliccando qui il relativo video (parte prima). Il resto sul canale youtube di Amici della terra.
Questa rimane la proposta di Amici della Terra ovvero realizzare un monitoraggio specifico e continuo nell’Altopiano dell’Alfina effettuando rilievi sul terreno per “colpire” là dove c’è bisogno.

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