La storia ha già bocciato il progetto Sao

di Amici della Terra-Orvieto

Intorno al 1997 fu presentato un progetto da Sao che prevedeva la coltivazione dell’attuale discarica ( secondo calanco) e allo stesso tempo l’inizio della raccolta differenziata.

Nel 2004 partì il progetto dell’impianto di compostaggio  che avrebbe dovuto produrre compost di qualità riutilizzabile in agricoltura.

Progetti all’avanguardia, ma puntualmente disattesi perché oggi la discarica si è riempita e di raccolta differenziata se ne parla solo nei ‘salotti degli ambientalisti’.

Nel 2007, in un consiglio aperto, l’attuale amministratore delegato di Sao dichiarò che la discarica sarebbe durata ancora fino al 2018. Martedì scorso in occasione della Commissione ambiente, lo stesso amministratorte delegato ha dichiarato che la discarica si esaurirà nel 2011. Per questo è stato presentato un nuovo progetto che, come ha affermato il responsabile per i rifiuti di Acea, Luciano Piacenti, è “valido, sostenibile, rispettoso dell’ambiente e del territorio”.

Non ha fornito però alcuna cifra relativa all’effettivo guadagno per i comuni, né ha parlato del rischio di aumento delle tariffe che il progetto potrebbe comportare.

In questi 20 anni si sono riempiti due calanchi, non si è fatta raccolta differenziata, non si è rispettato l’ambiente, non siamo a conoscenza di controlli effettuati da parte delle autorità competenti, non c’è stato nessuno ritorno per il territorio, le tariffe sono aumentate e aumenteranno.

I progetti Sao si sono rivelati un flop in termini di efficienza, sostenibilità economica e ambientale per il territorio orvietano.  Gli unici vantaggi (economici) sono andati alla Sao.

Questa è la storia. Nel paese delle storie eterne, questo nuovo progetto avrà lo stesso epilogo.

Quanto alla raccolta differenziata non c’è garanzia di un riciclo completo dei rifiuti fino al ritorno sul mercato delle materie prime seconde che consentirebbe ai comuni di intascare soldi.

Senza un impegno economico per la realizzazione di impianti di riciclo e progetti di ricollocazione sul mercato delle materie prime seconde questi prodotti non hanno alcun futuro.

Se il riciclo effettivo non sarà previsto tutto finirà in discarica.

Infatti la Sao nei suoi piani economici prevede degli ingressi costanti dei rifiuti in discarica per 130.000 tonnellate all’anno fino al 2016 e 100.000 tonnellate annue dal 2017 fino al 2027.

La chiave sta nella chiusura del ciclo del rifiuto con il riciclo e l’obiettivo dovrebbe essere quello di realizzare aziende che trasformino il rifiuto in materie prime seconde con tecnologie moderne, riducendo lo smaltimento in discarica o l’incenerimento dei materiali.

Solo in questo modo si potranno incrementare posti di lavoro, garantire l’abbattimento delle tariffe, guadagni da parte dei comuni (invece che esborsi) e risparmi sulle risorse naturali anche a livello locale.

Le amministrazioni dell’orvietano dovrebbero creare e incoraggiare una moderna filiera dei rifiuti che sia sostenibile economicamente e ambientalmente per questo territorio ed i suoi cittadini. Esistono in Italia esempi che hanno dato risultati sorprendenti.

Sarebbe utile consultarli invece che far parlare chi ha già devastato il territorio a spese dei cittadini.

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