Eolico: corruzione e nuovo sistema energetico

Si sta avviando nel Paese un duro dibattito sulle energie rinnovabili,  sul loro impatto sull’ambiente, sui fenomeni di corruzione, sulla riconversione tutta del business del sistema energetico nazionale. Vi segnaliamo un interessante articolo apparso su ” Il fatto quotidiano” di ieri 19.07.2010 a firma di Pallante/ Bertaglio su questi temi.

Eolico: corruzione e nuovo sistema energetico

di Maurizio Pallante/Andrea Bertaglio – 19/07/2010


Si sta parlando molto in questi giorni di un vasto giro di presunta corruzione sui finanziamenti pubblici alle energie rinnovabili. Non ci si dovrebbe stupire, perché il malaffare in questi casi è un rischio insito non casuale, un processo quasi automatico, quando si danno dei finanziamenti per fare cose che sul mercato non starebbero in piedi da sole.

I sostegni pubblici potrebbero e dovrebbero invece essere dati alle famiglie che decidono di investire sulle energie rinnovabili, sia perché i finanziamenti sarebbero di piccola entità, sia perché lo Stato darebbe un sostegno a tutte quelle famiglie che decidono in proprio di fare una scelta che, su larga scala, potrebbe autonomizzare a livello energetico il Paese e ridurre notevolmente le emissioni di CO2.

Tutt’altro accade quando si finanziano grandi società, il cui obiettivo è solo fare business, quando il business in questo caso è dato solo dal finanziamento pubblico, alla faccia del liberismo di cui in molti si riempiono la bocca. Con le grandi società si parla di grandi cifre per grandi impianti e grandi operazioni a livello finanziario. Il fatto è che ciò si configura come un trasferimento di soldi dalle tasche dei più poveri (provenienti dalle tasse) alle tasche dei più ricchi (grazie appunto ai contributi statali).

C’è poi anche l’aspetto ambientale da prendere in considerazione, nel senso che una serie di piccoli impianti per autoconsumo non hanno praticamente impatto ambientale (o comunque lo hanno molto ridotto, rispetto ai grandi impianti di produzione di energia). Infatti, una pala eolica di tre metri (magari per produrre un solo kilowatt), non ha lo stesso impatto di una grande centrale. La stessa pala per il micro-eolico, inoltre, quando ben disegnata può diventare anche oggetto di arredamento (come dimostreremo nei prossimi giorni, parlando dell’ottimo lavoro dell’ing. Cascini).

Installare pannelli sul proprio tetto provoca a livello ambientale effetti ben diversi da quelli di una centrale fotovoltaica che ricopre con materiale inorganico molti ettari di terreni liberi o coltivabili, impedendo così che vi avvenga la fotosintesi clorofilliana e compromettendone la coltivabilità per centinaia di anni, grazie al continuo uso di diserbanti. Così come una centrale eolica devasta i crinali delle colline con cemento, strade di servizio, opere di manutenzione ecc.

Lo sviluppo delle rinnovabili, ossia la trasformazione del sistema elettrico, richiede necessariamente un passaggio da grandi centrali di potenza a una generazione di piccoli impianti per autoproduzione diffusa e scambio delle eccedenze. Ciò richiede una nuova architettura del sistema di distribuzione della corrente: non più grandi dorsali da cui partono le varie diramazioni, ma una rete di piccole reti sul modello di internet.

Un’operazione non semplice, perché si vanno a toccare grandi interessi, quando si cerca o si propone di passare da grandi oligopoli ad una “democrazia energetica” come quella offerta dalla generazione diffusa di energia. Ma che sarebbe utile avviare al più presto, soprattutto se si pensa che l’indipendenza energetica, con l’autosufficienza alimentare, è la cosa più importante per una qualunque comunità, e pone le basi per una vera democrazia.

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Una Risposta

  1. Sono completamente d’accordo con l’articolo.
    Nel nostro caso è stato approvato con Autorizzazione unica un impianto fotovoltaico ad Acquapendente (VT), dalla precedente Amm.ne Prov.le . Azienda agricola di Costantini Francesco, con nota del 03/08/2009 Prot. N. 57524 del 20/08/2009, potenza di picco 338 KWP. Foglio 73 map. 110 e Foglio 74 map. 122, 124 loc. Buonumore. L’impianto di circa 2 ht con 1500 pannelli a terra di altezza mt. 1,90 con inseguitore solare insiste sul confine davanti all’entrata principale della mia villa, la parte più vissuta dell’abitazione. Non è mitigato, come prescritto nell’atto autorizzatorio della Provincia di Viterbo, e non è mitigabile in quanto l’abitazione è più alta del sito dove verrà installato l’impianto (anche se nella relazione tecnica di impatto ambientale è stato dichiarato che non era visibile da nessuna abitazione). Dal 30 aprile, venuti a conoscenza, già erano iniziati i lavori abusivamente,ancora senza regolare inizio lavori, sono stati fatti tramite Studio legale continui esposti, diffide e denunce per sopralluoghi a: Comune, Provincia, Corpo Forestale, Polizia Municipale, Carabinieri, Procura della Repubblica, ma a tutt’oggi nell’impianto stanno lavorando. Nessuno a titolo cautelare ha temporaneamente sospeso i lavori, anche se non è stata fatta chiarezza sulla veridicità e regolarità degli atti presentati che evidenziano molte falsità, omissioni per l’approvazione del progetto in Conferenza dei servizi. Il Comune dice che compete alla Provincia, la Provincia rimanda al Comune. La Regione non indica le direttive per tutelare i cittadini nell’iter burocratico da seguire, nella questione degli impianti fotovoltaici, anche di quelli già approvati, sia per l’accesso agli atti, sia per sopralluoghi per la verifica della regolarità dei lavori e dell’idoneità dei luoghi di installazione. L’energia pulita va bene, ma quando non danneggia nessuno ( la mia casa verrà svalutata, dopo i sacrifici di una vita). Oltretutto l’impianto fotovoltaico insiste su un terreno, anche se agricolo, in pieno complesso abitativo e quindi in zona non degradata.
    Al posto dei tubi rossi di plastica, delle staffe di ferro ecc. c’era un panorama di verde stupendo, essendo posizionato tra la riserva naturale di Monte Rumeno e il lago di Bolsena.Ora si sono allontanati anche gli uccelli che di soliti volavano nel nostro giardino, forse impauriti da tutte queste staffe di ferro dei pannelli.
    E’ possibile accettare tutto ciò senza andare in panico, ci si sente violati nella propria casa e nella propria vita. Il piano regolatore comunale li paragona come ad una qualsiasi costruzione, per distanze ecc.
    I sacrifici di una vita per veder svalutati i propri beni da una distesa di silicio e tutto quello che comporterà ad una distanza così ravvicinata ad una abitazione.
    C’è stata un’udienza come denuncia di prima opera, ma il giudice, completamente incompetente in materia ha rigettato il ricorso.
    In tutto questo caos, approvato prima dell’uscita delle linee guida nazionali, dovremmo tenercelo per soli 20 anni, e potrà essere anche rinnovabile!!!
    Aiutateci, a trovare una strada giusta, perché tra non molto l’impianto giungerà a termine con il consenso di tutti pur sapendo che non è il luogo adatto, che la documentazione non è regolare e non è mitigato.
    Attendo cortese risposta. Distinti saluti

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