Nucleare. Conviene? Risolve?

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ochi giorni fa è uscito un elenco presuntivo di siti nucleari italiani.Un quotidiano (metronews) ha diffuso la notizia, in modo del tutto ufficioso,di dieci siti idonei a ospitare le centrali nucleari.

pochi giorni fa è uscito un elenco presuntivo di siti nucleari italiani. Un quotidiano (metronews) ha diffuso la notizia, in modo del tutto ufficioso, di dieci siti idonei a ospitare le centrali nucleari. L’elenco diffuso è:
1) Monfalcone (Gorizia). Uno degli elementi decisivi: la presenza del mare
2) Scanzano Jonico (Matera). Già individuato per il deposito delle scorie
3) Palma (Agrigento): la Regione Sicilia si sarebbe detta favorevole
4) Oristano: da sempre la Sardegna è nella top ten per i siti.
5) Chioggia. I cittadini stanno già organizzando le proteste.
6) Caorso. È uno dei siti che già ospita le centrali.
7) Trino Vercellese. Anche qui c’è un impianto in decommissioning.
8) Montalto di Castro: vicino al mare e un sito già individuato in passato
9) Termini Imerese. Pioggia di smentite ufficiali, ma i residenti temono.
10) Termoli: uno studio ne elenca le caratteristiche favorevoli al progetto
Tra queste dieci località ne dovranno essere scelte quattro, loro ospiteranno (qualora sia questo il vero elenco) gli impianti di terza generazione che il governo ha intenzione di costruire in Italia.
Gli impianti adotteranno l’European pressurized reactor di tecnologia francese, nata dall’accordo tra Enel ed Edf, che hanno affidato la realizzazione degli studi di fattibilità alla neonata Sviluppo NucleareItalia srl.
Proponiamo un articolo pubblicato a gennaio 2009 dal periodico dell’università di Roma Tre a firma di Tommasi Monica presidente degli Amici della Terra di Orvietopochi giorni fa è uscito un elenco presuntivo di siti nucleari italiani. Un quotidiano (metronews) ha diffuso la notizia, in modo del tutto ufficioso, di dieci siti idonei a ospitare le centrali nucleari. L’elenco diffuso è:

L’elenco diffuso è:

1) Monfalcone (Gorizia). Uno degli elementi decisivi: la presenza del mare

2) Scanzano Jonico (Matera). Già individuato per il deposito delle scorie

3) Palma (Agrigento): la Regione Sicilia si sarebbe detta favorevole

4) Oristano: da sempre la Sardegna è nella top ten per i siti.

5) Chioggia. I cittadini stanno già organizzando le proteste.

6) Caorso. È uno dei siti che già ospita le centrali.

7) Trino Vercellese. Anche qui c’è un impianto in decommissioning.

8 ) Montalto di Castro: vicino al mare e un sito già individuato in passato

9) Termini Imerese. Pioggia di smentite ufficiali, ma i residenti temono.

10) Termoli: uno studio ne elenca le caratteristiche favorevoli al progetto


Proponiamo un articolo pubblicato a gennaio 2009 dal periodico dell’università di Roma Tre a firma di Tommasi Monica presidente degli Amici della Terra di Orvieto:

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Dagli anni Ottanta a oggi un’opzione controversa che continua a far discutere

di Monica Tommasi

Prima di introdurre alcuni temi fondamentali legati al nucleare è importante soffermarsi su quattro pre-condizioni  al nucleare che sono:
1. I siti
La conta dei siti più aggiornata risale agli anni Settanta quando l’Enea-Disp individuò le aree possibili. Da allora, tuttavia, queste sono sicuramente diminuite sia a causa dell’aumento della presenza antropica sia per via dell’ampliamento delle conoscenze geologiche e sismiche.
2. Il consenso
È bene ricordare che il referendum del 1987 non abolì il nucleare ma piuttosto i compensi integrativi ai comuni che avrebbero eventualmente ospitato le centrali. Viene da chiedersi se si possa cancellare un principio simile abrogato per referendum.
3. I fondi
Il costo reale di impianti EPR – European Pressurized Reactor (3° generazione) supera di un fattore almeno due dei valori ufficiali a impianto quasi finito. Nell’esperienza finlandese si sono avuti aumenti dei costi del 400% a impianto quasi finito e in quella francese di Flamanville un aumento del 150% a inizio impianto. In Italia non è chiaro chi dovrebbe tirar fuori questi quattrini. Forse lo Stato utilizzando i fondi che dovrebbero andare alle rinnovabili?
4. L’acqua
Le centrali nucleari devono essere raffreddate ad acqua (circa 2.600.000 m3/giorno per 1000MWe 8000 ore/anno equivalenti a circa 30 m3/s, circa un terzo della portata del Po). I corsi d’acqua in Italia sono insufficienti. Il Po infatti va in secca più volte l’anno mentre una centrale non può fermarsi. Sulle coste i siti sono ormai poco disponibili per occupazione da parte di insediamenti umani. In Francia in estate da qualche anno la scarsità di acqua rischia di far fermare vari impianti.
Alla luce di tutto questo il tema che forse per primo va toccato è il rovesciamento della decisione politica del 1987 che portò allora al blocco dei programmi nucleari in Italia a seguito di una controversia pubblica di dieci anni e di un voto popolare, largamente favorevole. Quella decisione viene oggi cancellata da una modesta iniziativa del governo e nella fattispecie da alcuni commi nel decreto legge 112/2008 che accompagna la finanziaria, con i quali il governo risolve questo problema che ha una grande portata politica. Una scelta censurabile nel metodo e nel merito. Il governo rinuncia alla vecchia dizione di “Piano energetico nazionale” e adotta la nuova definizione di “Strategia energetica nazionale”. Di fatto si tratta solo di un aggiustamento formale perché nella sostanza non ci sarà nessuna strategia: il governo ha già fatto la sua scelta industriale cioè la ripresa del nucleare che vuole realizzare con una serie di accordi tra stati, comprando all’estero tecnologie e competenze.
Quello che crea allarme è che il governo metta le mani sui controlli ambientali creando le condizioni per un azzeramento dell’autorità di controllo della sicurezza nucleare. Ci si riferisce alla inopinata riforma dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente stabilita da questo decreto legge e alla volontà di scorporare dall’Agenzia le attività di controllo della sicurezza inserendole in un ente nuovo. Senza la credibilità dei controlli, non ci sarà sicurezza né consenso. Entrando nel tema del nucleare bisogna mettere in evidenza un fatto: non si può continuare a pensare che siamo di fronte a una tecnologia come qualunque altra. Molti ritengono che le controindicazioni siano sulla questione delle scorie nucleari ma in realtà oggi esiste il modo di gestirle in sicurezza anche se non esiste la soluzione definitiva. Per quanto riguarda invece la sicurezza del reattore è evidente che, rispetto agli anni Settanta, ci sono stati dei progressi notevoli e un incidente importante è una probabilità oggi assai remota, mentre possibili danni sanitari sono comparabili con quelli di altre attività industriali ad alto rischio. Quello che invece appare inaccettabile è il rischio teorico che, a seguito di un incidente, comunque possibile, si arrivi alla compromissione di una parte del territorio nazionale. Tutto questo sempre in linea teorica perché se siamo in un paese in cui diventa una tragedia la semplice gestione dei rifiuti urbani in Campania, se dopo venti anni dalla chiusura del programma nucleare e a più di trenta dalle prime centrali il problema dello smantellamento degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi è ancora irrisolto, allora è evidente che anche sulle scorie è giusto avere dei dubbi.Il punto più negativo a sfavore del nucleare e il limite intrinseco di questa tecnologia è in ogni caso quello che riguarda la proliferazione. Quando si è proceduto a firmare il Trattato internazionale di Non Proliferazione, non si pensava che il nucleare civile sarebbe diventata la strada politicamente più semplice per costruirsi la bomba. Tanto è vero che il trattato è stato scritto sulla base del principio opposto ovvero il paese che rinuncia volontariamente alla bomba nucleare non solo ha il diritto ma deve essere sostenuto dalla comunità internazionale nel dotarsi del suo programma di nucleare civile.Dunque, per paradosso, Amadinejad ha dalla sua la ragione del diritto formale internazionale, mentre è la comunità internazionale che, opponendosi, sta violando il Trattato. Se, fino ad oggi, si è riusciti a mettere delle toppe in questa situazione mondiale, di fronte ad un rilancio massiccio del nucleare, la situazione non sarebbe più sostenibile perché non è ragionevole pensare di limitare ai paesi dell’Occidente la costruzione delle nuove centrali negandola ai regimi autoritari. La diga del Trattato di non proliferazione sta reggendo a fatica, non reggerebbe all’urto di uno sviluppo indiscriminato del nucleare nel mondo. Il nucleare non è mai stato alternativo al petrolio e oggi rischia di essere considerato alternativo ad una strategia energetica innovativa come quella delle rinnovabili. Bisogna infatti considerare con realismo che il nostro sistema nazionale non è in grado di portare avanti un grosso progetto strategico, meno che mai due. Inoltre, mentre l’IEA (International Energy Agency) presenta un quadro che richiede una rivoluzione tecnologica, noi stiamo parlando di una tecnologia vecchia di mezzo secolo, che ha già fatto la sua prova del mercato accompagnata da investimenti economici e tecnici giganteschi. Malgrado questi sostegni notevoli, essa si è fermata al 6% come contributo al fabbisogno energetico mondiale.
Per riproporla ci vogliono solidi argomenti che dimostrino che è giusto tornare indietro al secolo scorso, riportare le lancette dell’orologio al 1975, tornare indietro rispetto al mercato libero dell’energia, visto che il nucleare, in Italia e all’estero, è un affare di Stato e richiede una presenza pubblica imponente. Il nucleare di terza generazione non conviene e non risolve. Usando una frase di Lovins «il nucleare è stato ucciso da un attacco inguaribile di economia di libero mercato».Se oggi nel mondo ci sono soltanto tre centrali in costruzione in paesi avanzati come la Finlandia, la Francia e il Giappone non è perché c’è un’opposizione ideologica al nucleare in questi paesi ma semplicemente perché non conviene. Negli Stati Uniti l’amministrazione Bush l’ha voluto rilanciare ma le imprese non si sono mosse e ha così dovuto fare una legge in cui si danno vari incentivi (1,8 centesimi di dollaro per kilowattora prodotto) tuttavia la risposta del mercato è stata cauta. I costi del nucleare non sono competitivi quando si considerano tutti i costi: quelli iniziali dell’investimento, i costi di esercizio, i costi di messa in sicurezza delle scorie e i costi di smantellamento a fine vita. Alcune valutazioni parlano di 53 euro/megawattora per l’elettricità prodotta, altre sono molto diverse e parlano di 70 euro e perfino 100 euro/megawattora. Quindi il nucleare non conviene perché non è economico.Altro punto sono i tempi. L’Italia ha un problema di emergenza energetica per i prossimi venti anni. Si potranno costruire una, due, al massimo quattro centrali che cominceranno a produrre energia alla fine della prossima decade contribuendo molto poco nella decade tra il 2020 e il 2030, di più a partire dal 2030. Quindi il nucleare non risolve.E infine la disponibilità del combustibile. Quando queste centrali di terza generazione cominceranno a produrre l’uranio comincerà a scarseggiare e, prima che finisca il ciclo di vita di queste centrali, non ci sarà più uranio convenientemente sfruttabile in modo economico. L’energia è un nodo politico, una sfida di sistema. L’obiettivo di una strategia energetica innovativa e di lungo periodo, su scala sia mondiale che nazionale, deve essere l’eliminazione dei principali fattori di vulnerabilità, mediante la parziale sostituzione dei combustibili fossili. Questo, più una congrua diminuzione dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni di CO2, può essere l’obiettivo dei prossimi 50 anni.
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Una Risposta

  1. sono pienamente daccordo il nucleare non risolve niente…. penso che dietro a questa storia del rilancio del nucleare ci siano solo di mezzo come sempre interessi a fini economici…!! bisogna mettersi nella testa che l’energia del futuro se ci sarà un futuro è e resta quella rinnovabile…..

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