Dal Butto a Le Crete. Il girone dantesco dei rifiuti che ha fatto la fortuna/sfortuna di Orvieto

discarica13

Si è cercato di ricostruire la storia delle nostre due discariche attraverso documenti ufficiali.

Gran parte di tali documenti ci sono stati forniti dal gruppo di Altra Città e in particolar modo da Maurizio Conticelli, che ringrazio fortemente per il grande contributo positivo che ha portato all’associazione e in piccola parte dal Comune di Orvieto  che ha sempre cercato di allungare i tempi per l’accesso agli atti conducendo in questi anni una politica di non trasparenza.

Buona lettura.

Il Presidente di AdT  –  Monica Tommasi

Conoscete la storia della nostra discarica?

Da quando è nata e di come negli anni è andata sempre di più ingrandendosi?

L’associazione Amici della Terra pensa sia un dovere informare i cittadini orvietani.

Forse non tutti sanno che il colosso de “Le Crete” sovrasta la valle del Paglia e allo sguardo di chi alza un attimo gli occhi verso i colli che circondano la Rupe, appare come un’enorme ferita nel costone argilloso.

Una ferita che però, nel corso degli anni, si è allargata sempre di più e l’immagine che ne deriva è quasi una sorta di girone dantesco dove, in ogni anello, invece di eretici e peccatori, ci sono cumuli e cumuli di immondizia uniti da intrecci politici ed interessi economici.

Agli albori la discarica non era ancora una vera e propria discarica, il suo nome di battesimo era “Il Butto”. Siamo intorno al 1980 e su quel costone “graffiato”  venivano smaltiti 45 tonnellate di rifiuti al giorno. Allora, Orvieto faceva parte dell’ottavo bacino insieme ad altri Comuni del comprensorio ma ai rifiuti che vi venivano riversati non veniva data alcuna “identità”; tutto finiva nel butto in maniera indifferenziata senza bolli né tanto meno formulari. Un sistema, che però, dopo 10 anni si pensò bene di rivedere.

E’ all’inizio degli anni Novanta che il vecchio butto diventa a tutti gli effetti una discarica “controllata” grazie all’accordo tra Comune e SAO, la società privata di proprietà del gruppo Agarini, alla quale viene affidato l’incarico dello smaltimento dei rifiuti per  160 tonnellate giornaliere.

In virtù di questa convenzione, il Comune di Orvieto riceverà un aggio ambientale, una sorta di risarcimento, pari a 700 milioni di lire annue.

Passano cinque anni, è il 26 Settembre 1995. Il comune, fiutato l’affare dei rifiuti, si prepara ad altri investimenti. Con D.P.G.R.( Decreto Presidente Giunta Regionale) n° 653 viene modificato il piano regionale dei rifiuti che unifica il bacino dell’orvietano (8) con quello del ternano (9).

Con la convenzione dell’ 8 febbraio 1996 si regolano i rapporti tra SAO e Comune: viene autorizzato l’ampliamento della discarica con l’aggiunta di un impianto di preselezione e compostaggio ed aumentato il quantitativo di rifiuti da smaltirvi che diviene pari a 240 tonnellate giornaliere.

Mentre, dunque, il quantitativo di mondezza nel giro di quasi un ventennio viene quadruplicato, l’aggio ambientale corrisposto al Comune rimane sempre 700 milioni di lire. Perchè? Forse il guadagno non è rappresentato dall’aggio ambientale ma dall’intreccio di interessi diversi ? E cosa ha guadagnato allora la città ?

Alla fine del ’96 si affaccia l’ipotesi di realizzare un termovalorizzatore per sfruttare il potere calorifero dei rifiuti e trasformare il calore sprigionato dalla loro combustione in energia elettrica.

Un’idea che però, come è nata, viene da subito abbandonata.

E’ nel 1997 che la Procura della Repubblica di Orvieto decide di indagare su tutto il materiale riversato in discarica accertando che, in quei calanchi tutti i liquami liberati dai rifiuti arrivano dritti nel fiume Paglia.

Alla fine dello stesso anno il sito viene chiuso ed il primo calanco è ormai pieno.

Ma l’affare rifiuti non si ferma e viene progettato il disegno di una nuova discarica per mano di due geologi e un ingegnere, Igino Federici Orsini, che si scoprirà poi essersi fregiato di tale titolo dopo aver sostenuto un solo esame.

E presto si arriva al Giugno 2000, altra data particolarmente significativa per il Comune di Orvieto, poiché il Consiglio Comunale approva l’accordo transattivo con Sao in merito ad una controversia inerente la convenzione del ’96.

L’accordo è di 3 miliardi e mezzo di lire di cui una parte, circa 2 miliardi e 700 mila, vengono iscritti in bilancio come residui attivi.

Fino ad all’ora, in discarica  si smaltivano rifiuti per 240 tonnellate annue. Ma con l’accordo transattivo, Sao ottiene l’incremento dei rifiuti da smaltire pari a 310 tonnellate al giorno, oltre al parere favorevole da parte del Comune di trasformare la discarica dalla tipologia 2A, atta allo smaltimento di Rsu (Rifiuti solidi urbani), a 2B per lo smaltimento di rifiuti speciali e di Rsu provenienti da altre province.

A dicembre dello stesso anno però, per far quadrare i conti in bilancio, il Comune è pronto ad una manovra “discutibile”. Autorizza l’ Amsa di Milano a smaltire rifiuti presso il sito de Le Crete. Arrivano anche rifiuti dalla Lombardia e il Comune incassa.

La “bontà d’animo” dell’amministrazione orvietana, gli fa anche tendere la mano ad un’altra regione in ginocchio: la Campania.

E si arriva al 2001. La Campania è sommersa dai rifiuti e “le Crete”, con l’apertura della nuova ferita sul calanco, rappresentano la boa di salvezza.  Il laccio viene lanciato di concerto dalla Regione Umbria alla Regione Campania: viene così siglato un accordo per consentire lo smaltimento in discarica di 20mila tonnellate di mondezza.

E’ allora che ha inizio il tran tran Napoli-Orvieto di tir colmi di rifiuti che al loro solo passaggio emanano un odore acre irrespirabile.  Nel 2003 una nuova “emergenza”. Orvieto e Napoli si tendono ancora una volta la mano per un accordo di programma. In teoria si sarebbe trattato di trasferire 20mila tonnellate di rifiuti ma, in pratica, ne vengono smaltiti 6 volte tanto (130mila tonnellate di mondezza campana). I conti non tornano.

Nella città partenopea a fare da tramite è un ex colonnello della Forestale, un certo Rino Martini che, per i primi trasporti dal napoletano in Umbria, si serve della Ecolog , società per lo smaltimento dei rifiuti appartenente al gruppo Fs. Dice di aver comprato delle volumetrie de “le Crete” per rifiuti extraregionali e fa un prezzo che la SAO conferma. Iniziano i trasporti. Ma presto è chiaro che c’è qualcosa di poco trasparente perché nei formulari che accompagnano i rifiuti in cui viene certificata la natura, la quantità, il punto di carico, il trasportatore, il trasformatore, il punto di scarico, figurano finiti in discarica anche rifiuti mai caricati, per tipo e per quantità. All’inizio si pensa ad un errore e si va avanti.

Ci penseranno poi gli organi di giurisdizione ad apporre chiarezza nello strano traffico di rifiuti campani. Siamo all’aprile 2004 e sulla discarica compaiono i sigilli della magistratura. Si apre, dunque, il procedimento penale a carico di 11 imputati, con l’accusa per reati come abuso d’ufficio, falso e violazione del decreto Ronchi, tra cui figurano nomi illustri: l’ex assessore regionale all’ambiente, Danilo Monelli, l’ex sindaco, Stefano Cimicchi, i dirigenti Sao, Sante Agarini, Giorgio Custodi, Francesco Ansuini, Antonio Fabrizi e Roberto Piermatti, l’ex dirigente delle politiche ambientali della Regione, Mario Valentini, l’ingegnere capo del Comune, Mario Angelo Mazzi, il presidente del consorzio napoletano dei rifiuti, Mimmo Pinto e l’ex commissario per la Campania, Giulio Facchi.

Negli atti del fascicolo, aperto e portato avanti dal procuratore Calogero Ferrotti, oltre alle intercettazioni telefoniche intercorse tra gli 11 imputati, è stata acquisita anche la dichiarazione di Roberto Cetera, amministratore delegato di Ecolog che, decide di sganciarsi dal traffico dei rifiuti e ricorre alle autorità dopo che all’Ecolog tornano indietro formulari di rifiuti mai caricati. Il calderone ormai è stato scoperchiato.

Il trasporto dei rifiuti Napoli-Orvieto, come poi accertato dalla magistratura, con la Ecolog ormai fuori dagli impicci del controverso affare umbro, risulta subappaltato da due società: la New Ecoservice srl e la Emambiente srl quest’ ultima con sede a Giuliano feudo dei Mallardo.

Il processo viene spostato da Orvieto a Perugia dopo che il Collegio dei Giudici stabilisce l’incompetenza del Tribunale di Orvieto e la competenza territoriale del Foro di Perugia.

Un vizio di notifica, su cui si è annodata la tesi di rinvio del collegio dei difensori degli undici imputati, fa  slittare il processo al 14 aprile 2009 e fa sì che vadano in prescrizione i reati ambientali.

Ritornando alla storia….

Siamo all’ottobre 2005: nuova bozza di accordo tra Comune e SAO.

Cosa è successo? Il Comune di Orvieto entra in crisi perché i rifiuti provenienti dalla Campania non vengono pagati. Conseguenza? Anche la Sao non può essere pagata. Presto fatto. Sao riconosce al Comune la somma di 574 milioni di euro a titolo di peso ambientale, sospensivamente condizionati alla presentazione entro il termine di 15gg. da parte del Comune alla Provincia di Terni, di una nuova formulazione del piano di adeguamento (presentato dalla Sao in data 26 settembre 2003) della discarica per il conferimento e smaltimento di rifiuti speciali. Già alla data del 30 giugno 2005  il Comune è debitore nei confronti di Sao per oltre 3milioni di euro.

A distanza di qualche mese (con la delibera 129 del 27 ottobre 2005) viene siglato l’accordo transattivo di definizione dei rapporti di “Dare e Avere” tra le parti e, alla fine del 2005, il Comune approva il piano di adeguamento della discarica “le Crete” presentato da Sao ai sensi del decreto legislativo 36 del 2003.

La partita è chiusa: Le Crete vengono riclassificate da discarica di Prima Categoria 2A per Rsu ( rifiuti solidi urbani) a discarica di tipo 2B per rifiuti speciali non pericolosi.

Nel giro di un solo anno, siamo a marzo 2006, si perfeziona l’adeguamento della discarica per rifiuti speciali.

A luglio 2006 Acea S.p.A. acquista, per quasi 150milioni di euro, di Enertad Ambiente di cui fa parte Sao. Acea acquista la discarica con il piano di adeguamento approvato e la possibilità di smaltire rifiuti speciali. (con un considerevole incremento di valore)

Arriviamo cosi’ al 2007 e ricomincia il business dei rifiuti. A maggio la provincia di Terni autorizza Sao ad accogliere in discarica rifiuti speciali per 130 mila tonnellate in 3 anni. L’identità è di “rifiuti speciali non pericolosi” come  residui di vernici, adesivi, collanti, esiti della lavorazione dei metalli, della plastica, rifiuti da incenerimento.

Il 13 Agosto 2007 si fa la nuova convenzione, questa volta tra i comuni dell’ Ato (ambito territoriale ottimale autorizzato dalla regione a gestire rifiuti) e Sao (Gruppo Acea) per la gestione del servizio pubblico di selezione, trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Particolarmente significativo è l’articolo 12 in cui si prevede: la libera conferibilità presso la discarica de Le Crete di rifiuti speciali, provenienti senza limitazioni territoriali, dall’intero territorio nazionale  per i seguenti quantitativi: 129.910 tonnellate entro l’anno 2010 in aggiunta ai rifiuti speciali diversi da quelli derivanti dal trattamento dei Rsu dell’Ato4 già autorizzati con delibera 437 del 20 dicembre 2004 pari a 7mila tonnellate annue per un totale di 150 mila tonnellate in tre anni. Mentre la politica tariffaria relativa ai rifiuti speciali è di esclusiva competenza di Sao Spa che ne assume il rischio d’impresa”.

Ma il comune quanto incassa? L’articolo 10 dell’accordo prevede che: “a titolo di ristoro ambientale per il comune di Orvieto devono essergli corrisposti 7 euro a tonnellata”.

C’è un ulteriore problema, il principio di prossimità.

A maggio 2007 la Provincia autorizza SAO a smaltire in discarica 130.000 tonnellate di rifiuti sulla base del Piano Regionale dei rifiuti  che prevede il principio di prossimità: i rifiuti speciali devono essere smaltiti in luoghi prossimi a quelli di produzione.

Ad agosto 2007 con la convenzione tra ATO e SAO si prevede la libera conferibilità presso la discarica “le Crete” di rifiuti speciali provenienti da tutto il territorio Nazionale.

Il 4 settembre 2007, con delibera n° 117 il Comune promuove ricorso al Capo dello Stato contro l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia a SAO sull’errata interpretazione del principio di prossimità da parte della Provincia. (vedi allegati “Ricorso capo stato”)

Perchè il Comune di Orvieto dovrebbe essere legittimato a promuovere il ricorso?

Perché non SAO ( autorizzata dalla Provincia ) o ATO firmataria della convenzione?

Che interessi può avere il Comune di Orvieto a far entrare rifiuti speciali  da fuori regione?

Forse prima di cedere definitivamente l’autorizzazione il Comune deve ottemperare ad accordi pregressi con la società di gestione?

Il polverone sui rifiuti, che sembrava si fosse momentaneamente acquietato, ritorna in superficie.

Siamo a novembre 2007, e Sao invia una lettera di intenti al Comune proponendo una nuova transazione: Sao verserà al comune 402 mila euro (70 mila per sponsorizzare “Umbria Jazz Winter”; 45 mila per “contributi a interventi di educazione ambientale; 287 mila per scordarsi il passato) e, oltre ad avere pieno sfruttamento della discarica, avrà via libera alla “realizzazione su tutto il territorio del Comune di Orvieto alla costruzione di impianti per le energie rinnovabili, impianti fotovoltaici, un impianto a bio-masse, e lo smaltimento di scorie dei termovalorizzatore”.

Interventi che, in realtà, si è prodigato nel replicare subito il sindaco Mocio, non sono altro che un elenco di “desiderata”.“E’ un errore  considerare come un accordo la lettera di Acea. Con l’azienda, al momento, non c’è alcun accordo ma una semplice nota in cui l’impresa riconosce al Comune delle somme pregresse e precisa che l’Amministrazione comunale deve alla SAO dei soldi che sono già accantonati, va soltanto definita la modalità di erogazione che ci siamo riservati di fare nel momento in cui si raggiungerà l’accordo definitivo.

Abbiamo in animo di fare insieme il piano industriale e l’unico modo è l’ingresso del Comune nell’assetto societario di Sao per contribuire alla realizzazione. “La discarica da decenni non è del Comune – ha puntualizzato il sindaco Mocio nell’intervento – Finora abbiamo mantenuto l’autorizzazione all’esercizio ma, come è noto, con quella autorizzazione non abbiamo più alcun potere contrattuale in quanto i quantitativi, le tipologie e le tariffe sono definiti dall’Ato Rifiuti ed entro il mese di marzo si andrà all’autorizzazione integrata di tipo europeo. L’unico modo per controllare l’impianto è partecipare attivamente stando all’ interno della società”.

L’accordo viene approvato in Consiglio Comunale il 20 marzo 2008 con delibera n° 33 avente per oggetto il Piano energetico comunale in forma di linee guida, documento di riorganizzazione della raccolta dei rifiuti urbani nel Comune di Orvieto e accordo tra Comune e SAO (Acea).

Le parole pronunciate dal Sindaco Mocio sono smentite dall’accordo che prevede, come da lettera di intenti, il trasferimento della titolarità dell’autorizzazione all’esercizio della discarica a favore di SAO, insieme al passaggio della titolarità di beni di proprietà comunale facenti parte dell’impianto, a fronte di una partecipazione non superiore al 3% del capitale di SAO e della corresponsione di un importo complessivo di 402 mila euro.

Con una quota definita non superiore al 3%, il nostro Sindaco pensava di controllare l’impianto e partecipare attivamente alle decisioni societarie.

Dal 2001 ad oggi il Comune ha siglato ben tre accordi transattivi con SAO.

Quali sono stati i vantaggi per i cittadini?

Siamo il secondo Comune in Umbria dopo Perugia con la tariffa di smaltimento più alta, una raccolta differenziata del 14%, una discarica chiusa ed una in fase di riempimento nei calanchi.

Il 23 maggio 2008 l’Associazione Amici della Terra di Orvieto, richiamandosi ai principi di trasparenza e di buona amministrazione ha  deciso di opporsi alla delibera comunale n°33 del 20 marzo facendo ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria per i seguenti motivi :

–        l’aver affidato un servizio pubblico direttamente alla SAO senza il ricorso ad

una procedura di gara, violando le condizioni di concorrenza effettiva;

–        la cessione di beni comunali alla stessa società al di fuori delle garanzie che una procedura ad evidenza pubblica avrebbe garantito;

–        l’irrisorietà della quota societaria di minoranza del capitale acquisita dal Comune ( non superiore al 3%) che di fatto esclude la partecipazione dell’Amministrazione Comunale alle scelte di politica ambientale,

facendo tre esposti all’Autorità di Vigilanza per gli Appalti, alla Corte dei Conti, al Tribunale di Orvieto. (vedi allegati “ricorso AdT”)

Riguardo alla vicenda del ricorso straordinario al Capo dello Stato l’associazione Amici della Terra il 21 luglio 2008 scrive una lettera alla Presidenza della Repubblica per chiedere informazioni sul procedimento avviato dal Comune.

Il 13 ottobre 2008 la Presidenza del Consiglio dei Ministri invia una lettera agli Amici della Terra per conoscenza, indirizzata al Ministero dell’Ambiente, nella quale prega il ministro di voler fornire notizie utili all’associazione circa lo stato del ricorso, mai pervenuto alla Presidenza del Consiglio.

Il 21 ottobre 2008 il Comune, con la delibera 163, revoca la delibera 117 in cui si promuoveva ricorso al Capo dello Stato.

Attualmente non abbiamo ricevuto risposte.

Il 6 ottobre 2008 la Giunta regionale, con D.G.R.n.1293 ha preadottato la proposta di Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. In tale piano è previsto che gli impianti della discarica possano essere ampliati.

Il 23 dicembre 2008 l’associazione Amici della Terra di Orvieto ha prodotto le osservazioni alla proposta di piano ribadendo che i calanchi non sono siti idonei agli impianti di discarica. (vedi osservazioni piano rifiuti).

Il 30 gennaio 2009 la direzione ambiente della regione, sezione VAS, pubblica le considerazioni alle nostre osservazioni e in merito alla localizzazione della discarica precisa che tra le aree instabili e a rischio idrogeologico individuate dall’Autorità di Bacino  non ci sono quelle dove si trova la discarica, cioè nel calanco.(vedi allegato osservazioni al piano)

Il 3 febbraio 2009 il Tar dell’Umbria, con la sentenza n 33 del 2009, ha respinto le eccezioni presentate dal Comune di Orvieto e dalla SAO SpA volte a dimostrare la pretesa insussistenza della legittimazione processuale e dell’interesse ad agire in capo all’associazione locale degli Amici della Terra.

Il TAR ha riconosciuto entrambi i diritti all’associazione ed in particolare la piena legittimità ad agire a difesa degli interessi di cui è portatrice.

Il TAR, inoltre, ha parzialmente accolto il ricorso, in particolare annullando la parte della delibera del marzo 2008 riguardante la cessione dei beni immobili di proprietà comunale, declinando parzialmente la propria giurisdizione per il resto delle questioni dedotte in giudizio.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: